Vedovo, fuori dal cimitero

SAN FELICE. E' stato rimesso in libertà, affidato ai servizi sociali. Ma incredibilmente gli impediscono di recarsi al cimitero, a visitare la moglie deceduta. E' quanto accade a Giuliano Morselli, 45enne residente a Pavignane. Fratello di Giuseppe ed Emidio Morselli, da poco assolti dalle accuse di aver sequestrato e violentato la nipote. Giuliano, a sua volta condannato per la vicenda dei pedofili della Bassa, ora vive solo. La Panaria gli ha conservato il lavoro.
Evidentemente nella nota ceramica non hanno mai creduto davvero che Giuliano fosse il delinquente dipinto in una inchiesta che ha lasciato troppi dubbi, e che altre magistrature (Reggio, Mantova) non hanno assecondato. Anzi. Cosi Morselli ha trascorso anni tra carcere e detenzione cautelare. E ora ha potuto tornare a casa. Ma con una serie di prescrizioni: deve risiedere nel Comune di San Felice, può recarsi a Finale solo per andare al lavoro, e poche altre necessità. Vietato tra l'altro recarsi al cimitero, sulla tomba della moglie Monica Roda. Anche lei come lui travolta dall'inchiesta pedofili, anche lei in carcerata con l'accusa di orrendi abusi ai loro due bambini. E per di più deceduta in carcere, perchè nonostante le richieste e la malattia nessuno ha fatto in tempo a prendere in esame la sua situazione. Giuliano era e resterà infatti convinto che la moglie non riuscisse più a tollerare quella che ritenevano una immane ingiustizia, fino al punto di morire. La vicenda che Morselli ha vissuto (cosi come i fratelli incarcerato e la sorella Lorena, fuggita in Francia) non gli ha solo strappato la moglie. Ma ha completato la cancellazione della famiglia con l'affido dei due figli ad altre famiglie. Figli che non ha mai più visto. Bambini che erano seguiti dall'Ausl per problemi di salute e di comportanmento: dettati forse dal fatto che questi due genitori, persone semplici, affrontavano con qualche difficoltà il loro compito. Finendo per trovarsi addosso la colpa di essere dei mostri.