Altro cemento nel bosco del Bucamante

SERRAMAZZONI. E mentre le polemiche sul Bucamante ferito infuriavano, sono arrivate le autobotti col cemento. Centinaia di metri del percorso che conduce al Mulino d'Adano e alle cascate, instradando i visitatori di questo piccolo paradiso, sono stati aggrediti con 30, 40 centimetri di calcestruzzo armato. Fin dentro una proprietà privata. Per far passare i fuoristrada, per ‘americanizzare' un territorio incontaminato. E ormai teatro di 'invasioni" che qualcuno definisce 'barbariche".
Siamo sotto al borgo di Monfestino, in un bosco che - dopo l''espulsione" della pista da motocross - è rimasto preda di fauna e flora tipica. E dei visitatori, quelli con gli scarponi e quelli con la mountain bike. E' un bosco magico, quello percorso dal rio Bucamante, dove in primavera la pioggia rinvigorisce le cascate, e stimola la curiosità degli amanti della natura. Ma dove c'è natura c'è chi di quella natura vuol godere (berlusconianamente, dicono qui con mezza ironia), con i fuoristrada che sgommano e la villa in mezzo al verde.
E cosi ecco una prima ristrutturazione. Quella di Serola di Sotto: scomparsi i fienili, rifatta un pezzo alla volta la casa padronale, chiusa la strada che passava in mezzo all'antico borgo. Risalente al 1500, ma forse 'svecchiato" di 300 anni quando sono servite le autorizzazioni per demolirlo. E cosi sono svanite le carattersitiche colonne di epoca post-medievali che connotavano uno degli edifici. Tutto - casa, stalle, pertinenze - è diventato un villaggio per turisti realizzato dalla società 'Malaga" che in una zona protetta ha ottenuto tutto: timbri, permessi, autorizzazioni, varianti al Prg. E consentendo ora all'agenzia immobiliare di annunciare interessanti vendite nei cartelli che affiancano la borgata distrutta e ricostruita.
Percorrendo la strada (quella rifatta dopo avere chiuso quella storica del borgo) ecco casa Sarnesi: tre proprietà magicamente diventate una, grazie ad una 'usucapione" a dir poco contestata. Ma valorizzata, visto che le case, anche quelle degli altri proprietari, sono sparite sotto i colpi delle ruspe che hanno spianato il bosco, aprendo ferite nella natura che la prima pioggia ha trasformato in evidenti crepe nel terreno, destinate a chiamare nuovi interventi, nuovo cemento. Deviata anche l'antica fonte e inglobata nel cantiere la piccola casetta del vecchio acquedotto. In nome dell'amore della natura, ovviamente. Anche qui polemiche, anche qui perplessità. Ma con i timbri, le autorizzazioni, per carità. Forse - proprio come a Serola di Sotto - con qualche impalpabile multa per minime irregolarità. Ed ecco il cemento: una colata spaventosa, accompagnata da profondi scavi nella strada, nella roccia, nel bosco. Propedeutica - c'è da scommettere - a qualche nuova 'ristrutturazione". Della serie: 'L'hai potuto fare tu, lo faccio anch'io». Adieu.