Ganz, il destino nel... cognome

Due gol tanto belli quanto importanti per il Modena. Dopo la rete della vittoria sul Piacenza, Maurizio Ganz ha firmato anche quella del pareggio con l'Arezzo. Il'cobra' dell'area di rigore non ha perso il senso del gol che lo ha già reso uno dei più prolifici tra gli attaccanti ancora in attività tra A e B. In maglia gialloblù sembra volersi specializzare in gol pesanti, oltre che pezzi di bravura tecnica e atletica. Nei quali la coordinazione si sposa al tempismo, per cui è sempre al posto giusto nel momento giusto.
Fa onore al suo cognome, nell'una o nell'altra etimologia. Maurizio Ganz è nato a Tolmezzo, in Friuli, a due passi dall'Austria, in una terra di confine come il cognome appunto conferma.
In tedesco ganz è un aggettivo che significa: intero, completo, tutto. Il Nostro infatti è un attaccante completo, che segna in tutti i modi, di sinistro, preferibilmente, ma anche di destro, di testa, in mischia, al volo. Basti pensare alla rete con il Piacenza, frutto di tempismo perfetto nell'evitare il fuorigioco degli avversari, di morbido controllo di petto e di tocco sotto misura per anticipare il portiere. Contro l'Arezzo, di nuovo tempo perfetto in sintonia con il passaggio di Pasino e gesto tecnico da mettere in videocassetta per gli allievi delle scuole calcio.
Nella lingua italiana non esiste la parola ganz, ma c'è'ganzo'. Avrà qualche attinenza con l'origine del cognome della punta gialloblù? Francamente non lo sappiamo, ma ci piace pensarlo, perchè nell'italiano corrente ganzo significa: scaltro, furbo. Non è forse il ritratto sintetico di questo attaccante? E se il legame etimologico non esisteva, vorrà dire allora che l'ha creato proprio lui, il Maurizio Ganz da Tolmezzo. Un vero cobra dall'area di rigore, con occhi rapidi, furbi (appunto!), che devono essere stati, e sono ancora, un incubo per i difensori avversari. E quei suoi movimenti rapidi che gli consentono di farsi beffe di difensori che forse andavano ancora all'asilo quando lui, 18 anni fa, esordiva in serie A.
Dopo un anno nella Primavera della Sampdoria, fu quello zingaro dallo sguardo calcisticamente lungo che si chiama Vuijadin Boskov a farlo esordire in serie A ancora minorenne. Dopo 13 presenze in due stagioni, dovette ripertire dalla serie B: 33 presenze e 9 gol nel Monza, 32 e 5 reti nel Parma, 70 partite e 29 gol in due campionati con il Brescia. Era pronto per tornare in serie A: 56 presenze e 23 gol in due annate all'Atalanta, prima di retrocedere in B con i bergamaschi, con cui totalizzò 20 presenze e altri 14 gol. Che lo lanciarono verso Milano: 62 presenze e 24 reti in due anni con l'Inter, poi, dopo altre 6 partite e 2 gol in nerazzurro l, il passaggio al Milan. In rossonero 40 gettoni e 9 reti, prima di andare al Venezia (8 gol in sole 19 gare di A). Quindi, il ritorno all'Atalanta in A (24 e 5 reti), poi alla Fiorentina in A (15, 2), la discesa in B all'Ancona, riportata in A con 29 presenze e 11 gol. Infine, l'annata balorda del club marchigiano: per Ganz 3 reti di bottino personale. Numeri importanti, che però non sono cosi eloquenti come il famoso strisicone dei tempi milanesi: «El segna sempre lu». Per fortuna, è ancora cosi. (claudio romiti)