ARCHIVIO la Gazzetta di Modena dal 2003

dal nostro inviato Piero Di Antonio

 SHANGHAI. Tre piccole tigri sono nate allo zoo. I giornali più diffusi segnalano l’evento con enfasi. I cuccioli stanno bene e vivranno a lungo. La Cina, anche questa mattina, si sveglia riflettendosi in immagini che rimandano all’aggressività e all’immutata determinazione a essere potente e immortale. Le icone, ovunque, illustrano felini, dragoni, guerrieri. Simboli del potere e della sua forza, in grado di sconfiggere i nemici e la malasorte. E di toccare il cielo. Per ora, a toccare il cielo sono le torri che a centinaia sorvegliano le sterminate strade e sopraelevate della megalopoli. Ne spuntano ovunque. In ogni posto dove un caterpillar sta demolendo baracche o piccole case, nascerà un grattacielo. Vetro e acciaio, sempre illuminato. Architettura avveniristica, di sicuro il più grande laboratorio urbanistico del mondo. Ne hanno programmato altri duemila, secondo un piano della municipalità che non ammette correzioni o, peggio, ritardi. Si costruisce a pieno ritmo, di giorno e di notte, anche di domenica. Gli operai dormono nei cantieri. La selva di grattacieli, di notte, trasforma la sky-line di Shanghai in una grande lampada di Aladino, in grado di illuminare di continuo il nuovo sogno cinese e di soddisfare piccoli e grandi bisogni di un Paese sterminato, affamato di modernità. E se Pechino avrà l’Olimpiade nel 2008, Shanghai ospiterà nel 2010 l’Esposizione Universale, per la quale spenderà tre miliardi di euro: altre sopraelevate, nuove linee della metropolitana, lunghissime road a otto, dieci, dodici corsie. Business per tutti. Non c’è limite alla parola sviluppo, anche se il tutto pone la città, come il resto della Cina, davanti a due grandi questioni: la nuova motorizzazione e l’inquinamento, già sopra il livello di guardia. Nove milioni di biciclette non bastano a garantire aria pulita.
 Ma nessuno per ora si ferma. Tra Shangai e l’isola di Chongming - un paradiso naturalistico - saranno costruiti un ponte di 19 chilometri e un tunnel sottomarino. Una decisione presa ad agosto. Sorprende la data entro cui saranno pronti e percorribili: il 2007. Nulla di simile al mondo. Diciannove milioni di frenetici abitanti, con una natalità prevista di 160mila unità all’anno, corrono verso il primato economico, e non solo in Asia, a forte velocità. Come il treno navetta, a lievitazione, il Maglev, che parte verso l’aeroporto e in 7 minuti divora 32 chilometri. Tocca i 430 chilometri all’ora. Una meraviglia, simbolo dell’ansia e degli sforzi per recuperare il terreno perso nelle varie fasi rivoluzionarie.
 FERRARI-MANIA. Non è un caso che Shangai e la Cina siano impazzite per la Formula Uno. Hanno costruito un autodromo in pochi mesi spendendo 700 milioni di euro, per dare ai giovani cinesi - affascinati dal mito della Ferrari come solo in Italia e a Maranello è dato di vedere - ciò che da anni chiedevano (la tv ha sempre trasmesso le gare dai vari circuiti del mondo) e ai grandi sponsor della F1 un mercato immenso per promuovere marchi e nuovi consumi. E a gran premio finito, gli organizzatori si sono affrettati a dire che «non ha vinto solo Barrichello, ma anche Shanghai». Un contagio che non deve sorprendere. Che altro è la Ferrari se non il dragone della velocità, del coraggio e della tecnologia? Quel rosso che ha trionfato con Barrichello, e che Schumacher ha reso imbattibile, è il fuoco che divora qualsiasi uomo d’affari, manager o amministratore, o i giovani.
 NAZIONALISMO E JOINT VENTURE. Il mercato - l’immensa prateria degli affari - è una somma di dettagli e grandi progetti. Ma con una filosofia sullo sfondo che è bene considerare: pragmatismo e massicce dosi di nazionalismo. In Cina governa il partito comunista che ha cooptato al suo interno i nuovi ricchi, ma lo sviluppo, che a Shanghai sembra ispirato al puro liberismo, resta in mano ai tecnocrati. Non aspettatevi però il burocrate che tutto controlla e frena. Sono preparati - con studi nelle università americane, al prezzo di enormi sacrifici delle famiglie, il grande collante tra vecchie e nuove generazioni - determinati a far compiere il salto di qualità a un’economia che ha imboccato con decisione la strada del libero mercato e delle joint-venture e la percorre senza apparenti sbandamenti. Lungo il grande fiume Wang Pu, c’è l’interminabile Bund con gli edifici vittoriani delle rappresentanze diplomatiche, delle banche e delle assicurazioni, delle società di import-export; a destra, sulla Bin Jian Da Dao, si stagliano i grattacieli, con l’inconfondibile Torre delle telecomunicazioni. Così in un raggio di otto chilometri è riassunta la storia di Shanghai e indicata la direzione della nuova Cina. Con una consapevolezza che trova tutti d’accordo: questa corsa è inarrestabile. Semmai, a preoccupare gli osservatori, sono i possibili conflitti sociali città-campagna, che i formidabili ritmi di crescita potranno far esplodere in una società dove il divario tra ricchi e poveri si acuisce giorno dopo giorno. Il reddito medio pro-capite è di mille euro all’anno, distribuito però in modo ineguale. Un Paese quindi che rischia la frattura tra due modelli - città vorticose e scintillanti, zone rurali ancora arretrate - che viaggiano a velocità troppo diverse.
 LA MOTORIZZAZIONE. La Cina sembra una moda, ma è in realtà un fiume carsico affiorato all’improvviso per mostrarsi al mondo. Riflette anche una grande distrazione dell’Italia. Nel traffico caotico non si incrociano che Volkswagen di vecchia generazione, le Santana. Che cosa avverrà quando il numero delle auto private, oggi all’incirca una per ogni 1.200 abitanti, si moltiplicherà? La Pricewaterhouse Coopers ha stimato un incremento del 20% all’anno del mercato delle auto, con la Cina destinata a diventare il terzo mercato mondiale, dopo Usa e Giappone. Chi saprà approfittarne? La General Motors o le case tedesche e giapponesi? Oppure la Fiat, presente da anni a Nanchino? Il mercato è ancora dominato dalle utilitarie: la parte del leone la fa la Volkswagen, insidiata da GM, Ford e Toyota. La Bmw ha aperto una modernissima fabbrica a Shenyang. La Fiat, che nel 2003 ha venduto poco meno di 40mila vetture, con uno spettacolare aumento del 60% sull’anno precedente, ha una presenza più esigua, ma ha ancora carte da giocare. Questo scontro tra multinazionali per far andare i cinesi sulle quattro ruote, apre all’industria della componentistica ottime opportunità.
 La Sogefi di Mantova, che ha già due siti produttivi in Cina, sta pensando di attivarne un terzo per la produzione di filtri. «I nostri investimenti - conferma l’amministratore delegato Emanuele Bosio - dopo un periodo di rodaggio di due-tre anni, stanno dando un buon ritorno». L’investimento dovrebbe concretizzarsi nell’area di Shanghai nei prossimi mesi. Come al solito, la scelta del partner cinese è quella più delicata. Ma l’esperienza della società mantovana e le antenne piazzate da anni in Cina dovrebbero agevolare il compito. Ma di Italia come sistema industriale, purtroppo, c’è ancora poco, come dice Luca di Montezemolo, qui acclamato come una star: l’essere il numero uno della Ferrari ne fa un personaggio ascoltato e rispettato. Per il presidente di Confindustria, la conquista del mercato cinese non può avvenire con iniziative episodiche e limitate. È il sistema Italia a doversi imporre. E come sistema intende industria, finanza, università e turismo. Per ora Montezemolo incassa lo straordinario successo della Ferrari e le stime di vendite boom nei prossimi anni.
 LA SFIDA DI COLANINNO. L’imprenditore mantovano, con la Piaggio, ha scommesso su questo immenso Paese, che presto dovrà spostarsi anche sulle due ruote. I pianificatori cinesi prevedono una crescita del 65% del mercato delle due ruote. Per l’azienda di Pontedera il futuro non potrebbe essere più roseo. E se Colaninno scommette insieme con Zuo Zongshen, della Zingshen, sull’inevitabile rinnovamento del parco delle due ruote, altri imprenditori cominciano a farlo ora. Si calcola che circa un migliaio di aziende italiane abbiano avviato joint-venture con i cinesi.
 TESSILE TECNOLOGICO. Se la sfida delle multinazionali è già cominciata, un settore sembra già in buona posizione. È il tessile innovativo. Sempre più cinesi sono attenti al tempo libero, allo sport. Così, nel Museo della Scienza e della Tecnologia che ospita la mostra su Mito e Velocità, una sfilata di aziende impegnate nella realizzazione di tessuti che proteggono dalle alte temperature o che diano comfort, riscuote un grande successo. La Pompea di Medole ha presentato alcuni capi ad alto contenuto tecnologico per il fitness ricevendo apprezzamenti. Quindi, esiste un settore che oltre a beneficiare della presenza in Italia dell’intera filiera del tessile e della meccanica, ha compiuto la scelta di orientarsi verso prodotti innovativi. «Un riposizionamento nella scala dei valori dei nuovi consumatori - sostiene Cinzia Di Dio, curatrice della sfilata - che dovrebbe confermare una leadership su tutti i mercati». Cina compresa.