Sassolino, quel liquore dal gusto antico

Cancello della distilleria Sassolino Stampa Sassuolo. Tre S dal 1804. Siamo alla ricerca di un gusto antico, il Sassolino, uno dei liquori modenesi più caratteristici che una volta faceva bella mostra di sé vestito di un'etichetta gialla dietro i banconi dei bar - come digestivo o correttivo del caffè - e che oggi, spodestato dai liquori secchi, si trova nei supermercati o tra le mani di chi ama impastare, girare, infornare bensoni, gustare zuppe inglesi e affini ghiottonerie.
Ci accoglie con una ferma stretta di mano e un sorriso Roberta, colei che insieme al fratello ha preso - dopo la morte del padre e rinunciando alla carriera di avvocato - le redini dell'azienda di famiglia. Tradizione firmata famiglia Stampa da più di due secoli.
«Siamo i depositari della ricetta originaria - spiega la titolare dell'azienda - e il bollo è sempre lo stesso», ovvero rosso con le tre S. Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte, Lombardia e alcune zone del Lazio: tradotto, il mercato del Sassolino.
«Sto pensando all'estero voglio dire... sono stata a Zanzibar e ho trovato l'aceto balsamico, davvero buono per giunta...».
E se trovi il balsamico a Zanzibar perché non incontrare l'etichetta gialla magari in Grecia, dove ingurgitano Ouzo o in Turchia dove l'anice è compagna fedele di pasti e cene.
Già, perché l'ingrediente principale del distillato di Sassuolo è l'anice stellato originario della Cina meridionale. «Lo importiamo direttamente da li».
Cuore cinese, cervello svizzero trapiantato a Sassuolo. Il Sassolino è infatti il risultato dell'idea alcolica ma tanto dolce di un tale Bazzingher, svizzero del Canton Grigioni che nel 1804 si trasferi nell'attuale regno della ceramica e si mise a distillare gli anici stellati cinesi.
La sua ditta passò alla famiglia Stampa che marchiò per sempre il nettare prelibato con il nome con cui chi lo conosce ancora oggi l'ha sempre conosciuto.
L'aneddotica vuole che siano stati i cadetti dell'Accademia Militare di Modena - che nella seconda metà dell'Ottocento solevano recarsi a Sassuolo per il campo estivo - a inventarsi l'appellativo per questo liquore.
Le mani impegnate a giocherellare con i baccelli di anice stellato, i sensi inebriati dal forte profumo, il corpo presente nel 2004 ma i pensieri persi diversi anni prima, ci fermiamo di fronte ad un grosso alambicco in rame degli anni quaranta del secolo scorso.
Qui si ottiene l'alcolato immergendo l'anice essiccato in soluzione idroalcolica per un minimo di otto ore sino ad un massimo di quarantotto. L'alcolato deve poi percolare dall'alambicco alla cisterna goccia a goccia, cosi da ottenere un distillato con una maggiore concentrazione di oli essenziali.
Viene cosi unito all'acqua, all'alcool e allo zucchero e lasciato miscelare per poi essere filtrato da apposite carte filtranti al fine di eliminare ogni impurità. La gradazione ottimale è di 40º, il distillato è incolore e brillante, la bottiglia preferita non eccede il litro ed ha la caratteristica forma tronco conica, anche se ad oggi si preferisce una sagoma più lineare e stabile.
Ecco il ritratto di un fu 'liquore per signora" d'alta società, da scoprire per chi non l'ha mai incontrato, da riscoprire per chi l'ha scordato.