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Un grande tecnico alla prova


Con Giuliano Amato ha messo a punto la manovra del 1992, quella feroce, che seguì la svalutazione della lira. Massimo D’Alema lo mise alla presidenza del consiglio tra i suoi consiglieri. Con Tremonti collaborò già nel 1994 alla redazione del Libro Bianco sulla riforma tributaria. Ma certamente quella di Domenico Siniscalco, 50 anni compiuti l’altro ieri, il più giovane ministro del Tesoro che l’Italia ricordi, è la sfida più difficile: quella di riuscire a mantenere le caratteristiche di tecnico in un posto che di tecnico non ha più nulla essendo al centro del più difficile scontro politico che il governo Berlusconi ha vissuto.
 Di Tremonti, ex ministro dell’Economia, Siniscalco è stato l’amico, l’ombra, il consigliere, il realizzatore tecnico di quella politica di bilancio che ha avuto come guideline una filosofia oggi criticata: riuscire a pescare entrate dove possibile con tutti gli espedienti umanamente immaginabili per evitare di raddrizzare il bilancio con manovre a carico del reddito, pericolose in un momento di recessione, ed aspettare che l’agognata ripresa economica si incaricasse di mettere in parte a posto i conti. Così Tremonti il «fiscalista» con la sua competenza in tema di tasse, e Siniscalco l’«economista» con quella in tema di finanza e di bilancio hanno modellato i tre anni e mezzo di politica economica del governo Berlusconi. Cartolarizzazioni, vendite di immobili, riordino dei beni patrimoniali, una tantum, condoni: tutto è stato inventato, messo a punto, organizzato, da quella che fino a l’altro ieri è stata la vera ombra dell’ex ministro. Che, alle doti di tecnico, ha unito la capacità di governare quel centro di potere che è diventato il ministero dell’Economia da un punto di vista industriale con tutte le partecipazioni, da Alitalia a Finmeccanica, che controlla e tutte le crisi che gli sono passante in mezzo: da Parmalat alla Fiat.
 Già, perchè dei quattro Reviglio Boys (oltre a lui e a Tremonti l’ex ministro delle Finanze socialista chiamò con sè a Roma da Torino Franco Bernabè e da Milano Alberto Meomartini, portandoli poi ai vertici dell’Eni), Siniscalco è quello che più ha assommato competenze tecniche ed anche una lunga frequentazione di ambienti industriali e bancari che ne hanno sempre stimato le doti di economista vivace e intelligente.
 Privatizzazioni, liberalizzazioni, governance delle imprese, riforme strutturali: in via teorica i suoi scritti e le sue prese di posizione, che affondano le radici negli studi torinesi al Mit e a Cambridge, sono quelle di liberale di formazione. Non è un caso che Mario Draghi, uno dei migliori direttori del Tesoro che l’Italia ha avuto, e che con lui condivise parte dell’esperienza di studi all’estero, alla notizia della sua nomina disse senza ipocrisia: «E’ una scelta eccellente».
 Ma adesso quella scelta e quella lunga storia di tecnico bipartisan all’ombra dei molti governi viene messa alla prova della politica, quella di primo piano che fa uscire dall’oscurità i consiglieri e richiede scelte difficili. Forse sul taglio delle tasse non sarà così tenace come Tremonti, conoscendo bene richieste e pretese degli ambienti internazionali. Ma la cultura dell’interventismo e dell’assistenzialismo in economia, che impregna parte della maggioranza, non è certo nelle sue corde. Finora l’ombra di Tremonti ha coperto questo Faust economista che è riuscito a salvarsi l’anima di tecnico. Da oggi non sarà più così e la prova sarà bella da vedere. Dalla sua ha un atout di cui forse l’intelligenza di Tremonti difettava: la simpatia. Ma tutto il resto è da conquistare.
- Alessandra Carini