Carrozzeria Autodromo, è fallimento


Questa volta è davvero l'ultima fermata. Inutili i tentativi di salvataggio, anche se appena un mese fa la stretta di mano con un gruppo industriale tedesco era ad un passo. Questa volta per la Cam, ovvero la storica Carrozzeria Autodromo, è l'ultima fermata. Il passo d'addio che avverrà nei prossimi giorni con la consegna dei libri contabili in tribunale per avviare la procedura del fallimento.
Aziende che cambiano padrone e escono dal controllo di famiglie modenesi. Aziende storiche che chiudono i battenti o altre che vanno bene, benissimo, ma che scelgono di investire altrove perchè la globalizzazione è anche questo: ‘Niente infrastrutture adeguate e costi elevati? Meglio fare le valige'. Distretti industriali in difficoltà e grandi e piccoli crac.
Modena assiste quasi impotente a questo film che va in onda da tempo e oggi lo rifà con la Cam, la storica Carrozzeria Autodromo, marchio che dal dopoguerra ha scritto pagini importanti del settore trasporti pubblici della nostra penisola. A ottobre il primo tempo del film «Cam al capolinea», con la decisione della società cooperativa di procedere con la liquidazione volontaria. Era esattamente il 28 ottobre e dalla sede a ridosso della tangenziale dell'azienda che aveva lanciato sul mercato i miniautobus da città come ‘Pollicino' e che in questo segmento era leader assoluta, si era alzata bandiera bianca. Non per demeriti del management o strategie sballate. Tutt'altro. Il fatto è che dall'inizio del 2000 il mercato dei mezzi per trasporti pubblici in Italia è letteralmente crollato. Il parco autobus di molte, moltissime piccole grandi città non viene rinnovato e tutto si ferma. L'effetto è stato che le aziende del settore hanno iniziato a barcollare, ad avere perdite nei bilanci e chi - come la Carrozzeria Autodromo - non aveva grandi gruppi industriali alle spalle a ripianare perdite e capitale, è stato costretto al capolinea. Per Cam l'esposizione è di circa 6 milioni di €. In otto mesi, dopo l'annunciata liquidazione e la nomina del dott. Riccardo Pasini (uno dei più affermati commercialisti di Reggio) a liquidatore, tante le trattative per vendere i progetti industriali per una nuova gamma di bus e minibus, ma stringi-stringi nulla di concreto.
Appena un mese fa - a quanto risulta alla Gazzetta - sembrava potesse esserci la svolta per arrivare a un concordato extragiudiziale. Sul tavolo la trattativa con i tedeschi della Goeppel, un gruppo che produce e assembla autobus e che vanta una alleanza anche col gigante Man. I tedeschi volevano entrare sul mercato italiano e Cam poteva essere la chiave giusta. Poi la retromarcia e anche per i soci e il vecchio vertice dell'azienda (che ha continuato a lottare per il salvataggio del brand) pare non sia rimasto altro che prendere atto della impraticabilità di una soluzione stragiudiziale. E dare, dunque, il via libera al liquidatore Riccardo Pasini di chiedere, nei prossimi giorni, al Tribunale di Modena il fallimento della cooperativa. L'iniziativa è stata ritenuta necessaria nonostante dal 2002 (anno in cui i segnali di crisi senza ritorno hanno iniziato ad essere evidenti) ad oggi nessun creditore abbia chiesto il fallimento o abbia instaurato procedure esecutive contro Autodromo, confidando evidentemente nel suo risanamento. Ma purtroppo, i progetti, il know how della Cam non sono bastati (capannoni e palazzina direzionale dell'azienda erano già stati venduti un paio di anni fa per cercare quella liquidità necessaria per proseguire l'attività, confidando in quella ripresa del mercato che non è mai arrivata). E adesso per quella che è stata una delle più note imprese italiane per la produzione di mezzi per il trasporto pubblico è arrivato anche il secondo tempo di un film che scrive la parola fine. L'ultima fermata di Autodromo ha però almeno una nota positiva: a ottobre erano 103 i dipendenti a spasso. Otto mesi dopo 75 di loro sono stati reinseriti nel sistema produttivo e 25 sono ancora in regime di cassa integrazione o di mobilità. Ma di questi ultimi una decina andranno automaticamente in pensione.

Gianluca Pedrazzi