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Raptus di gelosia, uccide l’amico

 Doveva essere una serata divertente tra amici. E’ finita con due vite spezzate. Quella di Stefano Malagoli, 31 anni, ferito mortalmente in una lite. Quella di Christian Orlandi, 26 anni, l’omicida, ora rinchiuso in una cella del carcere di Verona. E’ stato lui a colpire con 5-6 fendenti Stefano, con una rabbia inspiegabile, frutto di un raptus di gelosia originato dalle avances, pare insistenti, che la vittima aveva fatto per tutta la sera nei confronti della sua ragazza. Una furia che i tre amici che erano con loro, oltre ad Alice, anche Luca e Silvia non sono riusciti a fermare in tempo.
 Il dramma si è consumato alle 5,30 di ieri notte a Ponte Fior di Rosa frazione alle porte di Legnago, il più grosso incrocio della cittadina della Bassa Veronese, dove il gruppo di 5 ragazzi modenesi era finito, sbagliando la strada per il rientro a Modena, dopo una serata trascorsa allo Stargate, discoteca di Castagnaro (Vr).
 Mistero dei «migranti del sabato notte»: dalla regione con la più alta concentrazione di locali da ballo il gruppo di modenesi aveva scelto di spingersi fino alla Bassa Veronese. Secondo il racconto dei giovani, la serata era trascorsa come tante. C’era stata soltanto un po’ di tensione verso la fine, perché Stefano, era di quelli abituati a «chiudere i locali», e quindi ad andarsene soltanto nel momento in cui il dj metteva sul piatto l’ultimo brano della sera.
 Il gruppo si è così rimesso in auto verso le 4.30 di ieri mattina. Piovigginava e c’era ancora buio. Al volante della Ford Focus, Silvia, al posto del passeggero Luca, il suo ragazzo. Dietro Stefano, residente a Modena in via Barchetta, Alice e l’ultimo arrivato del gruppo, Christian, residente in città in viale Gramsci che aveva una storia con Alice da circa tre mesi.
 Il battibecco tra Stefano e Christian comincia subito. Christian gli addebita il fatto di aver dovuto far tardi per la sua volontà di veder chiudere la disco. Stefano, diranno più tardi gli amici ai carabinieri del nucleo operativo di Legnago, era uno che con le battute andava giù pesante. Dopo aver più volte tentato approcci all’interno del locale, in auto, inizia a farne su Alice, la ragazza di Christian. Vuole andare a casa sua il pomeriggio stesso per vedere la diretta su Sky di Modena-Sampdoria. Fa qualche battuta di troppo e lui e Christian iniziano a picchiarsi.
 Si sbattono la testa contro la carrozzeria dell’auto, al punto che Silvia, che sta al volante, arrivata a Legnago, a Ponte Fior di Rosa, ferma l’auto, urlando che così facendo gliela avrebbero distrutta. Christian e Stefano rotolano giù dall’auto, davanti al negozio di un gommista.
 Anche gli altri ragazzi scendono dall’auto, nel tentativo di dividere gli amici, ma quando riescono ad arrivare dietro l’auto, tre secondi dopo, vedono Stefano alzarsi in piedi, con i vestiti zuppi di sangue. Poi il ragazzo crolla a terra.
 Silvia, con il cellulare chiama il 118. Sul posto si ferma anche un’auto della «Ronda» condotta da una guardia giurata in servizio. Arriva l’ambulanza. Il ragazzo viene portato all’ospedale, morirà alle 6,28 probabilmente dissanguato. Cinque i colpi inferti sul suo corpo: all’inguine, un altro, molto profondo, alla spalla destra, altri al torace. Il fendente che ha raggiunto la spalla gli ha probabilmente reciso l’arteria succlavia, sotto la clavicola.
 Il personale medico chiama i carabinieri della compagnia di Legnago. I militari arrivano in ospedale e chiedono ai ragazzi di seguirli in caserma e si portano in auto con loro Christian. Il giovane viene sentito subito, ma è pallido e pochi attimi dopo collassa e sviene. I carabinieri chiamano l’ambulanza, riaccompagnano il giovane in ospedale. Un primo esame avrebbe evidenziato una sua positività al narcotest (ma gli esiti ufficiali si avranno solo nei prossimi giorni).
 I carabinieri del capitano Alessandro Manfredini, cercano di ricostruire quanto accaduto, ma il giovane parlando, costella la sua deposizione di «Non ricordo, non so». Ammette di aver presente soltanto di essere rotolato giù dall’auto assieme all’altro. Ricorda l’asfalto bagnato dalla pioggia e dalla nebbia resa pesante. Non sa dire con cosa ha colpito l’altro uomo.
 I militari hanno recuperato soltanto un cavatappi di quelli da sommelier che si aprono a «T», con l’elica che si avvita nel tappo. Sarà l’autopsia, già disposta nella mattinata di ieri, da Maria Cristina Motta, il pubblico ministero di turno, a stabilire se quell’oggetto sia compatibile con le ferite. Probabile che Stefano sia morto per la rescissione dell’arteria. Ma anche sul cadavere verrà eseguito l’esame tossicologico per appurare se la vittima non avesse assunto sostanze stupefacenti. La salma di Malagoli è stata portata all’istituto di medicina legale dell’ospedale di Borgo Roma. Martedì mattina verrà conferito l’incarico al medico che farà l’autopsia. Orlandi, in stato di fermo è stato portato nella tarda mattinata di ieri, in carcere a Montorio, dove verrà sentito dal magistrato per la convalida dell’arresto e la disposizione di custodia. (a.v.)