03 settembre 2003 —
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Cronaca
Il «Borso dEste» ha chiuso. Uno dei più importanti e lussuosi ristoranti cittadini ha cessato lattività dopo venti anni. E stato a lungo ai vertici della gastronomia modenese per cucina cantina, servizio e, diciamolo, conto. Al suo posto tra pochi giorni in piazza Roma aprirà «Il Morsichino», una bruschetteria con degustazione di vini. Lo gestiranno lex patron del «Borso» e lex direttore di sala.
Il «Borso dEste», chi non lo conosce a Modena? Da venti anni era il ristorante lussuoso e discreto dove pranzavano e cenavano personalità di passaggio e uomini daffari. Quel locale posto nellangolo di piazza Roma accanto alla Fonte dAbisso che di fatto è una delle «cerniere» tra centro e parcheggi, era un luogo un po misterioso.
Chi lo ha frequentato ha potuto mangiare piatti sopraffini della nostra cucina tradizionali rivisitati secondo il gusto dei tempi, ma senza cedere alle mode del momento. Oltre al petto danatra, specialità per eccellenza, si ricordano il pasticcio di fegato doca coi tartufi, i risotti e i crostacei alla catalana.
Per chi si limitava a passarci a davanti - con la sua aria appartata e austera di vetri scuri, specchi e porte pesanti - suscitava ricordi di racconti. Lì hanno mangiato rockstar, attori, politici e il «venerabile» Licio Gelli. In quel locale dallaspetto ovattato ma solido si sono conclusi affari e corteggiamenti a bassa voce durante serate discrete.
Non cè più. Oggi il «Borso» è uno scatolone vuoto, un contenitore che sta cambiando radicalmente. Colpo di scena: diventerà una bruschetteria.
Il suo nome sarà «Il Morsichino» e aprirà a un pubblico nuovo di zecca sabato 13 settembre. Sarà un giorno a suo modo storico per il centro e per la ristorazione cittadina.
Un cambiamento di rotta così improvviso arriva inatteso. Lo hanno deciso il patron del «Borso» Giulio Alvisi, un decano della ristorazione modenese, e il suo direttore di sala e oggi nuovo socio Enrico Casale.
Il motivo: loro stessi ripetono che erano stanchi del «Borso» e dei suoi rituali, per quanto raffinati. Volevano una ventata di novità e soprattutto aprirsi ad un pubblico nuovo, più giovane.
Di qui, la decisione di svuotare lo storico ristorante (storico per fama, anche se aveva aperto solo nel 1983) e di arredarlo da capo con uno stile completamente diverso e legato al modernariato.
La bruschetteria si presenta come un posto «pop» per giovani ma anche bello e curato. Non sarà unaltra birreria in città. Si propone piuttosto come luogo di incontro e degustazione di vini. A Modena ci sono già due locali di questo genere, ma più costosi, stando a quanto possiamo capire del progetto «Morsichino».
Tra la novità, saranno proposti fino a quaranta tipi di bruschette e, soprattutto, le bruschette saranno preparate al metro. «Abbiamo un fornaio che ci preparerà il pane adatto», garantisce Casale.
A mezzogiorno poi rientrerà nella fascia delle tavole calde e fredde per impiegati e commercianti, un fenomeno che spopola negli ultimi anni soprattutto in centro: tanti insalatoni e piatti pronti sempre con attenzione alla qualità e allaspetto.
Addio moscardini in guazzetto e pasticcio di fegato doca. Ora aspettiamoci bruschette da primato.