Enzo Ferrari. La sua casa natale è dimenticata alla periferia della città Trasformatela in museo Vengono a visitarla appassionati da ogni parte del mondo ma i modenesi non sanno nemmeno che esista o dove sia


NEMMENO lui sapeva esattamente quando era venuto al mondo. Nella prima pagina della sua biografia, `Le mie gioie terribili', pubblicata in prima edizione nel novembre 1962, Enzo Ferrari scrive: `Il freddo, tanto freddo, è stato un po' il denominatore della mia vita, in alcuni momenti importanti. Già quando nacqui, il 20 febbraio 1898 a Modena. Arrivai il 18, ma quel mese la neve era tanto alta, mi raccontò mia madre, che soltanto due giorni dopo fu possibile andare a denunciarmi allo stato civile'. Originale anche nell'atto di nascita, scrisse alcuni anni dopo un giornalista amico del Drake come Gino Rancati. In realtà, e l'abbiamo testimoniato ieri pubblicando la riproduzione del documento anagrafico, Enzo Anselmo Giuseppe Maria venne al mondo il 20 febbraio, ma a causa della nevicata fu denunciato dall'ostetrica soltanto quattro giorni dopo. LA FAMIGLIA Era composta dal padre Alfredo, dalla madre Adalgisa Bisbini, dal piccolo Enzo e dal fratello maggiore di due anni, Alfredo anche lui. Viveva in una casa modesta, annessa a un'officina di carpenteria meccanica. Papà Alfredo (il cui nome Enzo darà allo sfortunato figlio, nato nel 1932 e morto ad appena 24 anni) era carpigiano di origine. Costruiva sotto casa ponti e tettoie per le ferrovie, cancellate e altri manufatti in ferro. Le mazzate dei carpentieri svegliavano già alle prime ore del mattino i due fratelli, che dormivano assieme, in una stanza al primo piano della casa, sopra l'officina. L'AZIENDA Contava dai 15 ai 30 operai a seconda degli impegni di lavoro. Alfredo Ferrari ne era direttore, progettista, amministratore e commercialista. Era stato lui, nel 1893, a scrivere un esposto al Comune perchè cancellasse la multa di 58 lire e 95 centesimi che gli aveva dato per la ritardata consegna dei cancelli commissionati per il nuovo Tribunale in piazza Grande. Enzo e Alfredo frequentavano la scuola elementare di via Camurri, come si chiamava allora via Paolo Ferrari. Il fratello maggiore, è il Drake a scriverlo, era più bravo. Lui non era portato per lo studio, ma il padre insisteva: `Devi fare l'ingegnere'. E il futuro costruttore delle Rosse più veloci del mondo replicava: `Voglio andare a lavorare'. LA CASA Enzo restò nella casa di via Paolo Ferrari sinchè due gravi lutti a breve distanza funestarono la sua vita. Morirono prima il padre, di polmonite, e poco dopo il fratello, per una malattia contratta durante il servizio militare. A 18 anni dovette abbandonare gli studi al primo anno dell'istituto tecnico. Era divenuto di colpo capofamiglia. I problemi, però, non erano finiti. I due torni dell'officina furono requisiti per creare una scuola tecnica presso la caserma dei vigili del fuoco. Poi arrivò anche il servizio militare. Un secolo dopo, la casa natale di Ferrari è ancora in piedi. Da via Paolo Ferrari non si vede. Per raggiungerla bisogna addentrarsi verso la ferrovia. A due piani, è appoggiata alla vecchia officina, sui cui fianchi si legge ancora il nome di Alfredo Ferrari. Nella stanza dove, il 20 febbraio 1898, vide la luce Enzo Ferrari, oggi ci gioca Melania, una bimba di 11 mesi, figlia di una pugliese e un sardo che lavora come tecnico all'università. A piano terra, vivono Erturk Izzet, un turco di 36 anni, e la moglie Adele. Pagano poco più di 400mila lire al mese a una società, la Bianchi srl, che sino a qualche anno fa commercializzava formaggi e salumi. L'ex carpenteria è affittata come garage (con tanto di cartello pubblicitario in via Paolo Ferrari) ai residenti della zona. Fino al 1995, in quella casa ha abitato col marito Severina Ansaloni, 71 anni. `L'ingegnere - ha raccontato anche di recente a Enzo Biagi - venne in due o tre occasioni a vedere la scala di marmo rosa che porta al piano superiore. La volta che lo invitai a entrare nella stanza dove era nato, si commosse visibilmente'. UN MUSEO Vien da chiedersi come mai la casa del modenese più famoso al mondo sia stata dimenticata da tutti, tranne che dagli appassionati che vengono da ogni parte del mondo. `Un giorno, - racconta Alfonsina - venne il presidente del Ferrari Club di Tokio. Gli feci vedere la stanza di Ferrari, diventammo subito amici e mi invitò in Giappone. Per riconoscenza, a Natale, mi mandò un fazzoletto di seta dipinto a mano'. I modenesi, invece, non sanno che esiste o dove si trova. A segnalarla alla vigilia del centenario, non ci sono un cartello stradale o una lapide. Sarebbe giusto trasformarla in un museo, come hanno fatto a Torre del lago per Puccini, a Busseto per Verdi, a Salisburgo per Mozart. PELLEGRINAGGIO La casa natale di Enzo Ferrari diventerebbe luogo di culto e pellegrinaggio, insieme con lo stabilimento di Maranello, la Galleria del vento e il vicino museo. In questo caso, non ci sarebbe da chiedersi dove collocare il monumento al costruttore delle automobili da corsa più amate dagli italiani, che in questi giorni, improvvisamente, è divenuto oggetto di una dura e tardiva polemica. Come è successo a suo tempo per i fornici del Foro Boario e le porte del Duomo. CAFFE NAZIONALE Non c'è da sorprendersi che di uno dei figli più illustri di Modena, certamente quello che ha portato più di tutti in giro per il mondo il nome della nostra città, ci si ricordi solo in ritardo. E il trattamento riservato spesso alle glorie di ieri e (senza anticipare niente sul prof. Di Bella) anche di oggi. E non parliamo delle memorie del passato. Questa città ha cancellato non solo la prima scuderia Ferrari in via Trento Trieste per farci un garage, ma anche lo storico Caffè Nazionale per aprirci la Standa.

Sandro Bellei