Mantovani migranti: è fuga all'estero In undici anni cresciuti da 10mila a 26mila

Igor CipollinaIl secondo comune più abitato della provincia di Mantova? È altrove e diffuso, in crescita costante: per individuarlo non servono mappe o cartine, occorre pesare il carico di sogni e frustrazioni che appesantiscono le valigie dei (quasi) 26mila mantovani residenti all'estero. Gente che ha deciso di mettere una distanza tra il proprio scontento e l'Italia avara di occasioni. Magari a malincuore, magari con la voglia di andare, la fame di mondo a guidare i passi. Aggiornato al gennaio 2018, il dato dei 26mila non è nuovo, ma messo in prospettiva inquieta e spaventa: nel 2006 i mantovani in fuga erano 10.647.Anno dopo anno il "comune del malcontento" si è allargato fino alle proporzioni attuali. Fino a superare Suzzara e Castiglione delle Stiviere per numero di abitanti. A richiedere la serie dei dati alla Fondazione Migrantes per metterli in fila e organizzare un'analisi è stato il segretario generale della Cgil di Mantova, Daniele Soffiati.Il flusso dalla provincia verso il mondo non ha mai conosciuto ripensamenti o flessioni. Al contrario, la stima è per difetto perché l'iscrizione all'Aire (l'Anagrafe italiana residenti all'estero) è obbligatoria solo per chi trasferisce la residenza per più di dodici mesi, ed è richiesto un contratto di lavoro regolare. Sono quindi tagliati fuori i mantovani partiti all'avventura, senza un piano preciso se non l'idea di costruirsi un'alternativa lontano da casa. Giovani e meno giovani.Presi singolarmente, i dati risultano freddi e piatti, quasi respingono, ma messi in sequenza restituiscono profondità al fenomeno. Sollecitano l'esercizio della memoria. Eccoli, quindi, i numeri degli emigrati mantovani anno per anno, a partire dal 2006 e fino al gennaio 2018: 10.647; 11.734; 12.388; 13.317; 13.921; 14.596; 15.535; 16.785; 18.262; 19.673; 21.630; 23.929; 25.867. La progressione è tale da collocare Mantova davanti alle altre province con un aumento del 150% in undici anni.Col passare degli anni è cambiata anche la scansione delle classi di età, usate dalla Fondazione Migrantes per interpretare i dati, ma la fascia maggiormente rappresentata resta sempre quella dai 18 ai 49 anni, l'età da lavoro. In mezzo ci sono anche quelli che un'etichetta comoda individua come "cervelli in fuga".A conferma di una dinamica già segnalata dall'Osservatorio del mercato del lavoro di Palazzo di Bagno e, all'epoca, denunciata dallo stesso Soffiati per il vuoto che scavava e sta ancora scavando: dei "dottori" la nostra provincia sembra non sapere che farsene, la proporzione è di un solo laureato ogni dieci assunti. La beffa è che all'estero i laureati italiani trovano lavoro più facilmente degli altri, sono richiesti dal mercato. Segno che l'università italiana è considerata di qualità e questo amplifica la frustrazione: il Belpaese dalle brutte rughe forma i suoi talenti per poi vederli scappare. E ogni anno va sempre peggio. Certifica l'Istat che tra il 2012 e il 2017 sono andati a vivere all'estero più di 244mila italiani sopra i 25 anni, il 64% dei quali con in tasca la laurea o il diploma. Non è decisamente un paese per giovani laureati. --