L'analisi costi-benefici boccia l'Alta velocità Ma non si torna indietro

Francesco RomaniCASTIGLIONE DELLE STIVIERE. L'analisi costi-benefici sulla Tav Brescia Verona dà, secondo lo studio affidato al pool del professor Marco Ponti (lo stesso della Tav Torino-Lione), un valore negativo di 2,4 miliardi. Ma se sono più i costi che i benefici a costruirla, recedere dal contratto costerebbe sino a 1,2 miliardi. A quel punto la scelta più corretta sarebbe cercare di minimizzare le spese «ottimizzando il progetto». Fra le soluzioni suggerite al ministero dei Trasporti, la riduzione del voltaggio sulla linea e della velocità massima in modo da renderla percorribile anche dai treni normali e modifiche al tunnel di Desenzano «senza però incidere sulle autorizzazioni già ottenute in modo da non generare ulteriori contenziosi».Messa a disposizione di tutti sul sito del Mit (Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti), l'analisi prende in esame i costi di costruzione che oggi ammontano a 3,5 miliardi dei quali 2,5 per il tratto principale di 45 chilometri. Mezzo miliardo servirà per il tronco in uscita da Brescia ed il resto per l'ingresso in Verona. Il progetto ha mosso i primi passi quasi 30 anni fa, nel 1991, ed è oggi in fase iniziale di realizzazione affidata al Consorzio Cepav 2. Le spese sinora sostenute ammontano a soli 72 milioni. Eventuali variazioni al progetto in questa fase determinerebbero la necessità di procedere ad una riprogettazione. L'analisi ha preso in esame due diverse ipotesi di utilizzo della intera tratta, compresa quella fra Verona e Padova oggi solo in progetto. La prima desunta dalla «situazione reale», la seconda dai dati forniti dalla società proponente dove la stima di crescita del traffico merci è notevolmente superiore. Nel primo caso i costi supererebbero i benefici di 2 miliardi e 384milioni, nel secondo di 588 milioni. In nessun caso si raggiunge la «soglia di fattibilità economica».Nel caso di un eventuale recesso, la stima dei costi del contenzioso ha una forbice che va da una minimo di 520 milioni ad un massimo di un miliardo e 200 milioni. L'analisi costi-benefici non si conclude con un suggerimento definitivo, ma si limita a dare dei suggerimenti per ottimizzare il progetto e per ridurre i costi. Il primo riguarda la possibilità di riconsiderare il passaggio in galleria a Desenzano, a nord di Castiglione, limitatamente a ciò che non comporta modifica progettuale. Il secondo è il rispetto delle oltre 300 osservazioni che fanno capo al recente Osservatorio ambientale. Infine si suggerisce di passare dall'alimentazione a 3 kiloVolt, dai 25 previsti oggi «in modo da rendere la linea a quattro binari più flessibile nel suo utilizzo e quindi più adatta pure per i pendolari». La diminuzione del voltaggio comporterà il limite a 250 orari «compatibile con un tratto dove le fermate sono ravvicinate». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI