Ragazzoni, l'inossidabile: «Anche a Soave respiro l'atmosfera dei primi calci»

Alberto FortunatiMARMIROLO. Fra i tecnici in attività Gianni Ragazzoni con i suoi 67 anni compiuti a settembre è probabilmente il più avanti con l'età a fare ancora l'allenatore e a Soave (Terza A) sono ben felici di rivivere l'atmosfera che riempiva le partite che quel gruppo di ragazzi giocava in paese e che più di mezzo secolo dopo assapora come quei giorni.Con Gianni Ragazzoni l'anagrafe si è presa cura di aggiornare solo pochi dettagli: il grigio dei capelli e qualche acciacco, per di più; il tempo gli ha lasciato quell'espressione un po' trasognata, massì anche malinconica ma non assente. No, lui non vive le tristezze dell'"uomo in frac" di Modugno. Gianni Ragazzoni è soddisfatto di quanto ha dato al calcio, anche se il calcio non ha ripagato i suoi sacrifici, accomunandolo nel destino ai tanti personaggi che hanno portato Mantova alla ribalta senza ricevere in cambio quanto meritavano. Ragazzoni, centrocampista, arriva alle giovanili del Mantova e cresce con maestri degni di quel nome: «Ho imparato da Giagnoni, Golinelli, Giavara. Grandi personaggi e grandi uomini, loro come Dante Micheli. Nel 1972 con mister Uzzecchini debuttai in Coppa a Genova, al posto di Caremi (giunto da Monza per un cambio sanguinoso: lui, più "cartavelina" di Sindelar e spacciato per fenomeno, venne al posto di Lucio Dell'Angelo e Ugo Tomeazzi, fra gli altri ndr). Giocai poi a Caserta, a Crema, Ravenna, Riccione, Osimana, Fermana e a 34 anni tornai a San Benedetto, infine chiusi da giocatore a San Giacomo. Per me il calcio giocato è sempre stato anche divertimento, ancora oggi ho l'entusiasmo che avevo al primo allenamento».Anche in panchina Ragazzoni ha vinto, e parecchio: la D con Freddi presidente, suggellando il lavoro avviato da Frutti, dalle giovanili passò alla squadra di D il sabato prima di Mantova-Portogruaro. «Ricordo con piacere anche le salvezze conquistate in seguito a Storo, al Marmirolo dove sono stato più di una volta, le esperienze a Volta e al Bagnolo. Ora sono a Soave, cerco di dare ai ragazzi le mie esperienze e di aiutarli a esprimersi al meglio. Quest'anno, in effetti, poteva andare meglio ma oggi il calcio è questo e se una volta c'era solamente il pallone per un calciatore ora ci sono tonnellate di altre amenità a guastare ogni cosa, dalla concentrazione in giù». Il ricordo più vivo riguarda la seconda parte dell'esperienza da allenatore al Mantova, in C2: «Col Novara perdemmo 1-0, peccato perchè potevamo raggiungere gli spareggi...». Ne ha visti molti di piedi buoni, Ragazzoni: «Da Altinier, ad Avanzi ad Arioli, il più grande. Mi fa piacere perché a distanza di anni mi salutano volentieri, qualcosa devo aver lasciato di buono anche a loro...». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI