Perché i Comitati no fusione fanno leva sulla paura

Credo siano molti i modi per esprimere una propria opinione, per supportare un proprio parere, per far conoscere la propria proposta politica: certamente il modo peggiore di tutti è quello di raccontare cose false, di far leva sulle paure anche immotivate della gente ipotizzando effetti negativi che, in una visione catastrofica del futuro, potrebbero apparire probabili anche se non lo sono. Si ha la sensazione che proprio quest'ultimo sia il modo di agire adottato dai rappresentanti del Comitato no fusione leggendo i loro ultimi interventi; mi riferisco in particolare al Comitato di San Giorgio/Bigarello, ma pare che anche quello di Pegognaga/Motteggiana segua la stessa linea e ultimamente persino da San Giovanni del Dosso sembra si voglia perseguire la stessa subdola strategia. Ma veniamo al punto sulle cose false raccontate e tra le tante ne citerò solo tre: 1) la chiusura degli uffici comunali nel comune minore = non è successo a Felonica, ne parlo per conoscenza diretta, né a Revere e Pieve di Coriano e non si ha notizia di cittadini in giro per le strade all'affannosa ricerca di uffici scomparsi; 2) i contributi dello stato per la fusione sono solo ipotetici = credo non ci sia niente di più concreto dei soldi e quei contributi non solo sono arrivati, ma sono aumentati, e di molto, ogni anno (chiedere conferma agli amministratori di Borgo Virgilio) e continueranno ad arrivare, per il semplice motivo che le fusioni "convengono" non solo ai cittadini dei comuni interessati ma anche allo Stato italiano; 3) non ci saranno minor spese sui servizi erogati = alcune regole dell'economia, piacciano o meno, sono difficili da contestare e che all'aumentare delle dimensioni si associ una riduzione di costi è un dato ampiamente sperimentato nel mondo delle banche, delle industrie, delle assicurazioni, dei servizi: perché non dovrebbe valere anche per gli enti? Forse perché ai dati reali e alla concretezza dei fatti effettivamente accaduti è meglio, per chi non ha altri argomenti, contrapporre ipotesi (più o meno fantasiose) e pareri (più o meno fondati), ossia ciò che non è contestabile in quanto soggettivo e, appunto, ipotetico. Credo che il peggior male della politica sia quello di dare troppo ascolto a chi sa dire soltanto dei no, a chi pensa solo in negativo senza formulare nuove proposte, a chi si limita a polemizzare su tutto, a chi usa la menzogna, il pressapochismo e il sospetto come metodo di contrapposizione agli avversari. Se esiste un progresso, se dall'età della pietra siamo arrivati all'era del computer è grazie a chi ha visto nel cambiamento non una minaccia ma una opportunità, nonostante i pareri negativi di chi, anche nelle caverne di migliaia di anni fa, diceva di no, che era meglio stare fermi, non cambiare niente, lasciare perdere le novità.Per fortuna c'è ancora, tra tanti amministratori locali, chi ha il coraggio di analizzare la realtà, di valutare le opportunità e di fare proposte che, guardando al futuro, vadano nell'interesse della comunità e del territorio di cui sono i primi rappresentanti.