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Poste ItalianeTroppi silenzi e non soper la raccomandataRicorro a lei e alla sua rubrica "Lettere al direttore" in quanto stupefatta dal disservizio che Poste Italiane compie in questo momento. Abito nel piccolo Comune di Borgofranco sul Po, dove l'ufficio postale è attivo tre giorni a settimana. Avendo ricevuto l'avviso di tentata consegna di una raccomandata Inps al domicilio dell'anziano padre, recandomi nell'ufficio postale, per il ritiro, mi scontro con una burocrazia rigida, astrusa e a mio modesto avviso assurda. Viene quasi eseguita una pseudo perizia calligrafica per appurare l'autenticità della firma per delega, (ricordo era un foglio di carta non un lingotto d'oro) in palese contrasto con quanto avviene durante la consegna al domicilio, dove, non importa chi firma, ma "si presume che il portalettere conosca il destinatario", parole dell'impiegata, dimenticando che a volte i portalettere non sanno nemmeno orientarsi nel paese e consegnano a tizio la posta di caio. Anche il tentativo di contatto con il numero verde, lo ritengo scandaloso. Se effettuato da cellulare, si invita il malcapitato a chiamare un numero 199... a pagamento naturalmente. Rintracciare direttore o altri addetti, attraverso l'elenco telefonico, dove ho reperito parecchi numeri è inutile. Nessuno risponde, segretari e/o responsabili. Si deve spedire un fax il più delle volte. Richiedere ove trovare in deposito la malcapitata raccomandata, per poterla ritirare in autonomia, sembra diventare la famosa caccia all'ago nel classico pagliaio. Nessuno sa. Il deposito è a Sermide? Mah? Chi chiamare? Non si sa! Con chi parlare? Boh! Se si trova un impiegato compassionevole, che si interessa del proprio lavoro e fa tesoro dell'esperienza, si può ottenere di straforo un numero della responsabile dei portalettere che chissà perché non compare in elenco telefonico. Concludendo , la tanto agognata raccomandata dopo otto giorni e due tentativi con lunghe perdite di tempo è arrivata nelle mani della sottoscritta. La conversazione con una impiegata (anche questo numero coperto da segreto) dell'ufficio relazioni con il pubblico, mi ha informato molto educatamente che attivando un servizio a pagamento avrei potuto ricevere la posta in altro domicilio. Sono esterrefatta, amareggiata e molto delusa da questo atteggiamento che non rende certamente onore ad una istituzione antica come le Poste Italiane.Elena PoltronieriMadonnariSul piazzale di Grazieè mancata l'animaMi ero ripromesso di non occuparmi più dei problemi del Comune di Curtatone e di Grazie in particolare, ma mi permetto di fare un'eccezione per i Madonnari, essendo una manifestazione che esula dai confini comunali. Quest'anno, ma si tratta di una tendenza che viene avanti da tempo, girando per il piazzale del Santuario, ho constatato che la piazza era piena di colori e di opere, ma non c'era traccia del soffio della vita: era scomparsa l'anima.Qualche tentativo, qua e là faceva capolino, ma, purtroppo, veniva soffocato da una miriade di opere manieriste, banali e ripetitive. Questo è da ascrivere alla quasi totale scomparsa dei Madonnari che hanno fatto la storia della manifestazione di Grazie, ma anche al fatto che le ultime giurie tendono a premiare sempre le Madonne e i santini ruffiani e sembrano non amare le crocifissioni (anche in senso metaforico), forse perché fanno pensare. In questo modo, si tende a trasformare il piazzale in una pinacoteca all'aperto, snaturandone la sua peculiarità, che è quella di rappresentare la vita, stabilendo una relazione con lo spettatore. Infatti, il Madonnaro, quello vero (a prescindere che lo faccia di professione), con i suoi gessetti, non fa solo facce, ma racconta storie e la storia, non recita una parte, ma rappresenta se stesso, rifugge dai luoghi comuni e dalla logica della lacrima in primo piano, chiede il riconoscimento di quello che è, a prescindere che sia angelo o semplice viandante. Purtroppo, nella piazza di Grazie sta trionfando la logica del "do ut des", non ci si differenzia dal paese Italia e ci si affida alle solite e vecchie metodologie che non danno mai onore al merito, ma premiano solamente l'appartenenza. Un'ultima nota, Peter Assmann, sarà sicuramente molto bravo a dirigere Palazzo Ducale, ma mi sembra ancora acerbo come presidente della giuria dei Madonnari se si ignora l'opera di Tiberio Mazzocchi e si fa l'apoteosi della famiglia Pillan-Bogoni... Giuseppe CallegariRivalta sul MincioLa comunità unitadi fronte ai colpi bassiAncora una volta rincresce dover assistere ad episodi dannosi ed inutili che colpiscono la comunità di Rivalta sul Mincio. Attaccare senza pudore le persone della tradizionale Festa dell'Unità del paese per impedirne lo svolgimento appena prima del suo inizio è stata solo una meschinità, con l'evidente intenzione di creare sfiducia e danno. È inutile discutere dei cavilli burocratici: le responsabilità di molti e i metodi intimidatori dietro a questa vicenda non sono passati inosservati da nessuno, indipendentemente dal colore politico. Avrei una lunga serie di domande da rivolgere a certi presunti amministratori, siano essi di minoranza o di maggioranza. Vi sentite immuni vista la fresca investitura elettorale? Sperate nell'oblio dei vostri elettori? Davvero non provate nessuna vergogna? Almeno il rispetto umano non dovrebbe mai mancare, nemmeno nella frenesia della vostra discussione politica scorretta e sgangherata. Invece non vi siete fermati di fronte alla dignità e al sudore dei tanti volontari che da decenni si dedicano attivamente alla comunità, gratuitamente e col riconoscimento di tutti, ai quali va la solidarietà per questo colpo basso. Da tempo si cerca di creare il deserto nel paese e di distruggere le sue tradizioni, sperando nel sonno del senso critico dei cittadini. Ma cattiverie, ricatti, utilizzo arbitrario del potere a seconda delle convenienze, sono tutte cose che il nostro territorio non merita e che non verranno dimenticate. E questa triste vicenda può solo dare forza ad un rinnovato significato apolitico della parola "unità": l'unità della nostra comunità che non si deve arrendere alla prepotenza e all'ingiustizia.Simone DonadelloCaporalatoNon si può dire"io non lo sapevo"È curioso come ciò che accade ed è per di più regolato da precise leggi sia però visto e giudicato in altri mille modi. Trovano in mezzo ai campi un nugolo di poveracci che si fanno sfruttare per pochi euro e dai loro stessi paesani, senza nessuna tutela ed in condizioni bestiali ed il giorno dopo i responsabili sono tutti a casa, incredibile!!!A parte la constatazione che non serve una grande indagine giudiziaria per scoprire questa piaga che sta distruggendo il nostro welfare e che fa dire che gli italiani non vogliono più fare determinati lavori, e che fa dire a Boeri che servono gli immigrati per pagare le nostre future pensioni, dicevo non serve una grande indagine basta percorrere per esempio la strada che da Guidizzolo va a Medole e sono li da vedere! E sarebbe con tre euro all'ora che verserebbero i contributi per le nostre future pensioni?Questi poveracci sono tutti richiedenti asilo mantenuti dalle coop che li ospitano, la maggior partte in regola con il permesso di soggiorno ottenuto grazie al prodigarsi delle stesse coop accusate di tutto e di più,per cui tutto ciò che guadagnano per poco che sia è al netto delle spese e per loro è oro colato. In più sanno che il lavoro è stagionale per cui per 2/3 mesi possono resistere altrimenti, statene certi, nemmeno loro lo farebbero, mica sono stupidi in più non hanno nessuna cultura del lavoro, non conoscono diritti e doveri. Ma ciò che mi fa più sorridere indignato è che abbiamo passato un ventennio ad accusare il povero Silvio che "non poteva non sapere" mentre i proprietari dei terreni, che immagino abbastanza benestanti e non totalmente ignoranti per il solo fatto che siano "proprietari", affittano il loro capitale a dei poveri stranieri provenienti da uno, se non il più povero paese al mondo senza porsi nemmeno una domanda o chiedere informazioni su di loro, almeno per qualche garanzia sul contratto stipulato con loro, se la cavano con un ridicolo " ma io non lo sapevo".Una meretrice la riconosci subito e se chiede la mia casa in affitto immagino subito per cosa le possa servire e se sono scoperto vengo accusato di sfruttamento, lo stesso dovrebbero fare con i proprietari. È sempre e solo una questione di denaro. Mario AlbertiSpeciale AlbumTanti personaggie volti di MantovaLo Speciale Album dei ricordi mantovani del Novecento, pubblicato mercoledì 15 agosto, è arricchito dalle immagini (anni 1956 - 58) di personaggi meritevoli di identificazione e che non sono sfuggiti al vecchio cronista, allora della Gazzetta. Alla pagina 5, sempre impeccabili e danzanti, Giuseppe Amadei, direttore della Gazzetta dal 1949 al '68, con la signora Iris.Alla pagina 6 il dottor Giuseppe "Peppe" Nuvolari, presidente del Mantova (calcio) dal 1958 al '65, come dire della trionfale scalata dalla serie C alla A e del Club la Rovere, nato nel 1954. Alle spalle si intravvede il questore, dottor Ottorino Palumbo Vargas.Alla pagina 7, (sullo sfondo, a sinistra), il caro, indimenticabile Paolo Ruberti, una vita alla Gazzetta.Alla pagina 15, prima a sinistra in piedi, la prof. Negri, animatrice nel primo dopoguerra, con il tecnico prof. Arvati, del basket femminile a Mantova e della Fari, portata a livello nazionale. Non ho certo la pretesa di riconoscerle, ma nel gruppo in discesa dal treno, potevano esserci Gasparini, Bassi, Travaini, Luppi, Carnevali, Rigoni, Ferroni, De Mark, Faccio. Grato sempre di integrazioni o di eventuali rettifiche.Renzo Dall'Ara