Gli 80 anni dello stadio Martelli tra gioie e dolori dei biancorossi

Con il Mantova (squadra) che va come va, il popolo biancorosso ha ben altro da pensare che alla storia. Questo però non cambia il calendario: il 2017 ci porta, infatti, gli 80 anni dello stadio Danilo Martelli. Scarsa emozione, ma curioso resta il particolare di un'origine più lontana d'un decennio e di tutt'altra natura: nel 1927 il fascismo aveva lanciato il programma nazionale dei Boschi del Littorio, che però non trovava successo, molto freddi i Comuni a piantar alberi. Gli stanziamenti ex boschivi però c'erano e perché non dirottarli verso i Campi sportivi del Littorio?A Mantova ci pensavano un po' su, fino al 1930, quando l'avvocato Ennio Avanzini era presidente, poi con il successore Sergio Pinotti, con il segretario federale del Partito nazionale fascista Francesco Vergani e con il sindaco ingegner Giulio Schiavi. Nel frattempo, l'Acm perdeva la sua autonomia, diventando sezione calcistica della Mantova sportiva, presieduta dal trentenne avvocato Emilio Fario, che sbloccava la situazione. Si arrivava così al progetto esecutivo, affidato all'ingegner Aldo Badalotti, capo dell'ufficio tecnico comunale e al finanziamento. Preventivo di lire 467.000, coperto per 140.000 dagli enti pubblici, per 60.000 da privati e per 45.000 nel bilancio dell'Acm. Bisognava trovare le 281.000 lire residue, obiettivo poi raggiunto con il passaggio di proprietà al Comune. La gestione (canone simbolico di lire 1) passava alla Mantova sportiva.Si andava avanti per gradi: con la nuova tribuna, la gradinata e la curva Cisa la capienza saliva a 10 mila spettatori.Benito Mussolini nel 1924 era stato proclamato cittadino onorario di Mantova ma al Duce veniva intitolato anche lo stadio, che comprendeva la pista ciclistica in cemento, inaugurata nel 1936, la pista di atletica, pedane per salti e lanci, campi di tennis e di pallacanestro. Nello stesso anno 1936, il titolo dello stadio cambiava: da Benito Mussolini a Settimo Leoni, fascista di 18 anni, ucciso nel 1921 in uno scontro a Mantova, in via Magistrello, pure diventata Settimo Leoni.Nel 1937, lo stadio si poteva dire completato e aperto ai grandi eventi, però soltanto ciclistici, il calcio rimaneva così così. Tante cose magari le ho già raccontate per strada o le sapete, qualcuno forse no e allora...come Settimo Leoni resisteva fino alla caduta del fascismo, nel 1945. Se l'era cavata con poco durante la seconda guerra mondiale: un camion della Wehrmacht aveva sfondato un muro di cinta, imitato nell'aprile 1945 da un Dodge degli alleati americani, che però andavano oltre. Il 28 luglio 1945 il comandante del 37th General Hospital, tenente Alvin Pratt, chiedeva al sindaco Carlo Camerlenghi di dedicare lo stadio a John. R. Nation "soldato americano di grande spirito e valore, caduto a Mantova per la patria e la libertà d'Italia". Difficile dire di no, quindi nuovo nome e gran festa inaugurale in stile Usa, con la prima partita di baseball vista a Mantova. Ignorato dai tifosi quel nome foresto, ma quattro anni dopo, nel 1949, la tragica fine del Torino calcio nella sciagura aerea di Superga rendeva doveroso ricordare Danilo Martelli, calciatore mantovano tra le vittime e da allora lo stadio si chiama così, il Martelli nella gioia (poca) e nella tristezza (di più).