IL CANALE NAVIGABILE SECONDO DELLA LUNA

Porto di mare: potrebbe sembrare l'insegna di un ristorante mentre a Milano indica la fermata della metro, linea 3 gialla. Sarebbe interessante verificare quanti dei viaggiatori ne conoscano la storia e il significato rievocativo, anche perché ci si dovrebbe avventurare nel "c'era una volta", andando indietro di 114 anni. Giusto nel 1902 veniva presentato alla commissione per la navigazione interna il progetto del canale navigabile da Milano a Pizzighettone, progenitore del Milano-Cremona-Po. Tempi burocratici italici per arrivare nel 1918 al piano del porto di Milano ed ecco spiegata la fermata del Metro, ma dal 1991. Nel 1921 un piano regolatore interno per le grandi vie d'acqua considerava il tracciato Milano-Po, coinvolgendo anche Mantova tanto più che, a tappe temporali successive, tra il 1926 e il 1940, si insisteva sul progetto d'idrovia fino all'Adriatico. Neanche la seconda guerra mondiale frenava gli impulsi idroviari: le legge 1044 del 24 agosto 1941 istituiva il Consorzio del canale navigabile Milano-Cremona-Po. Al 38° anno della storia, doverosa una pausa per non perdersi tra lucidi, disegni, mappe o quant'altro ingegneristico e reagire alla comprensibile sorpresa: con l'apostolica benedizione di Bruxelles, in questo 2016 l'Aipo (Agenzia interregionale per il Po) riparte dallo studio di fattibilità del canale Milano-Cremona-Po, annunciato di prossima presentazione. Tracciato di 60 chilometri, che utilizzerebbe l'antico canale Muzza, sette conche con salti d'acqua idroelettrici, navigabilità per natanti di carico fino a 3 mila tonnellate. Costo previsto 1,7 miliardi di euro, già pensando di procedere per stralci. Sarà quel che sarà. Tornando alla nascita del Consorzio, da allora di concreto sono venuti, tra il 1960 e il 1984, soltanto i 15 chilometri di canale da Cremona a Pizzighettone, più il porto di Cremona. A seguire un altro paio di progetti, per andare avanti, nel 1994 e nel 1999, con benevolo occhio europeo nel '98. Nelle more, Consorzio bloccato nel 1994 dal ministero, rituale ricorso al Tar con sospensiva del decreto ma fino al nuovo stop del 14 giugno del 2000, quando il Consorzio aveva un miliardo in cassa e progetti avviati. Adesso, comunque, ci risiamo, benedicente il governatore della Lombardia Maroni, officiante l'assessore Beccalossi, delegata ad occuparsene. Il porto di mare meneghino rimarrà nella topografia metro dei pendolari: il nuovo porto è previsto nel Lodigiano, un po' sopra Truccazzano, collocazione strategica nel rapporto con la rete autostradale e con l'alta velocità ferroviaria. L'avventura del canale di personaggi ne avuti tanti, protagonista però un mantovano (di Ostiglia), l'ingegner Gabriele Della Luna, che merita di essere ricordato in questa occasione per il suo ruolo umano e professionale, anche da strenuo difensore della navigabilità del Po. Gabriele è mancato a Mantova il 30 maggio 2003 e a vivere quel momento doloroso, accanto ai familiari, erano gli amici, i colleghi, gli antichi compagni di partito. Ma il lutto colpiva la società civile per la perdita di una delle figure di maggior rilievo, non solo nazionale, nel grande dibattito intorno all'idraulica, ai porti, alle autostrade d'acqua. Schivo e modesto, non dava di sé un'immagine corrispondente alla sua effettiva dimensione professionale, valori che trovavano però giusto riconoscimento a Bruxelles, chiamato come rappresentante italiano nella commissione europea per i grandi sistemi idroviari. Altri incarichi per consulenze e progetti i nel mondo. Vinto il concorso, nel 1968 era diventato direttore del Consorzio per il canale Milano-Cremona-Po, impresa che l'impegnava per un ventennio. Era entrato poi nel consiglio dell'Azienda Porti Cremona-Mantova e, chiamato nel 1995 alla presidenza del Cosvim, dava un impulso decisivo all'insediamento portuale di Valdaro. Tra il 1997 e il '99 il ministro Burlando l'aveva scelto come esperto per il Sistema idroviario padano-veneto. Gabriele più giovane: dopo la laurea, per un decennio aveva lavorato all'ufficio tecnico della Provincia, progettando il viale della Favorita a Mantova e un tratto della Sabbionetana. La sua passione civile l'aveva portato in precedenza nel consiglio comunale per il Pci, a Ostiglia e a Mantova. E gli ostigliesi credo non abbiano dimenticato la sua appassionata difesa dell'oasi naturale del Busatello.