Il treno fantasma arriva il giorno dopo

di Igor Cipollina «Come nei viaggi aerei intercontinentali: ora d'arrivo del giorno seguente» commenta un pendolare su facebook. Buttandola un po' in ridere, ché altrimenti la rabbia deraglierebbe sul binario della furia. Stretti tra i guasti della rete e gli acciacchi dei treni (pure quelli nuovi), i forzati della Mantova-Milano non sanno più a chi votarsi. E accolgono tiepidamente l'annuncio di Roberto Maroni di un piano straordinario per la puntualità («basta con i proclami dalla scrivania»), denunciando un trattamento da bestie. «Persino ai black bloc che sabato hanno sfasciato Cremona è stato garantito un treno, i pendolari invece non meritano nulla» si sfoga un veterano dei binari. Il ritardo intercontinentale è quello accumulato l'altro ieri dal regionale 2665 in partenza da Milano alle 20.20, arrivato a Mantova all'una di notte (era atteso alle 22.10). Il giorno seguente. Un convoglio vuoto, fantasma, un miraggio alla rovescia nella stazione addormentata di piazza Don Leoni. Questa volta Trenord non c'entra, ma il risultato non cambia. Questa volta la responsabilità è di Rfi, che lunedì pomeriggio ha dovuto tamponare un guasto agli impianti tecnologici di gestione e controllo del traffico ferroviario alla stazione di Milano Centrale. Morale, per un'ora e mezza il traffico è stato gestito manualmente dagli operatori di Rfi (che hanno garantito gli standard di sicurezza per i passeggeri). Come se non bastasse, qualche ora più tardi a dare un'altra botta alla circolazione si è aggiunto un problema tecnico alla stazione di Milano Greco Pirelli. Quando si dice un lunedì nero. Cosa è successo al regionale per Mantova delle 20.20? È successo che il treno in questione non è di quelli che fanno la spola, avanti e indietro: per raggiungere il suo binario in Centrale si è messo in marcia dal deposito di Milano Fiorenza (tra Rho e Pero). E siccome era vuoto, senza passeggeri, ha dovuto sacrificarsi e dare la precedenza agli altri convogli. Quelli carichi di viaggiatori snervati dal lunedì nero. E così al binario ci è arrivato già in affanno, macinando tre ore di ritardo ancora prima di partire. Avviliti dal moltiplicarsi dei minuti sul tabellone, alla fine molti pendolari (praticamente tutti) hanno rinunciato ripiegando su altre soluzioni. Anche perché il 2665 è l'ultimo regionale di giornata per Mantova. C'è chi è salito sul treno per Parma delle 21.15, cambiando a Codogno per Cremona. E mobilitando quindi amici e parenti per rimediare un passaggio in macchina. E poi c'è Ilaria, che è salita sul treno delle 22.15 per Bologna, e racconta: «Posso dire di avere aspettato più di due ore al freddo senza uno straccio di informazione, ho provato a chiedere ma non ho avuto risposte e il tabellone continuava ad aumentare i minuti di ritardo». Come un gioco impazzito, al quale si perde sempre.