Derubata dalle false assistenti sociali

È arrivata anche a Mantova la penna-spia per i poliziotti. Un oggetto da James Bond: una penna da taschino in grado di fare registrazioni audio e video. A distribuirla non è il ministero dell'Interno, ma il Sap, il Sindacato autonomo di polizia. «Si tratta di garantire la sicurezza degli agenti e quella dei cittadini: servirà a fare chiarezza sull'operato degli agenti durante interventi di polizia sia di prevenzione che di ordine pubblico» spiega il segretario provinciale del sindacato, Elvio Tacconi (nella foto). Con una capacità di registrazione fino a quattro ore, consente di scaricare immagini e sonoro dalla scheda di memoria direttamente sul computer. Anche il ministero dell'Interno sta andando nella stessa direzione e sta sperimentando altri tipi di telecamere da apporre sulle divise degli agenti. «Siamo appena state dalla signora Paola, una brava signora... la conosce, vero?...». Anche il nome di una vicina preso dal campanello sotto casa è una buona arma. Nelle mani di una truffatrice è in grado di ammantare di familiarità la diffidenza suscitata da due volti estranei. Sarebbero due professioniste della truffa porta a porta le due donne che giovedì mattina hanno sfoderato il loro copione a casa di una donna di 87 anni che abita in viale Fiume. Assistenti sociali inviate dal Comune per valutare eventuali aiuti economici agli anziani, più o meno così si sono espresse. Un copione che ha funzionato: la signora anziana si è fidata, le ha fatte entrare e dieci minuti dopo non aveva più gli ori di casa. All'appello, stando a quanto ha lei stessa riferito agli agenti della volante intervenuti per un sopralluogo, mancano un orologio da uomo in oro, uno da donna, quattro anelli e un bracciale. In pratica tutti gli ori che la donna aveva in casa. È stato attorno alle dieci del mattino che le ladre si sono presentate alla porta della donna, una vedova che abita sola. «Erano giovani, sui trenta, trentacinque anni, erano eleganti e molto gentili. Non avevano accenti particolari nella parlata, sembravano di qui...». Di più la pensionata di viale Fiume non è riuscita a dire. Non è molto per mettere sulòla strada gli investigatori di polizia. La prima mossa delle truffatrici è stata di catturare la fiducia della vittima. Lo hanno fatto facendole capire di avere conoscenze comuni, a partire da una vicina, «una donna così gentile». A quel punto è stata la stessa padrona di casa a portare le due ladre in giro per l'appartamento, mostrando tutti gli ambienti. E mentre una la intratteneva con il pretesto di un questionario da compilare per conto del Comune, l'altra ha rovistato nelle stanze. La pensionata s'è accorta del furto solo dopo che le false assistenti sociali avevano lasciato l'abitazione. A quel punto, sotto shock, ha chiamato la polizia.