QUELLE CONTRADE CHE CAMBIAVANO A UMOR DI POPOLO

DI RENZO DALL'ARA Non c'è pace per le targhe stradali di Mantova, tema che è tornato ad agitare le Lettere apparse sulla Gazzetta tra il 18 e il 20 ottobre: l'idea dei nomi in dialetto è stata fermamente smentita dal Comune, che invece intende riportare alla memoria le antiche contrade. A proposito delle quali, riandando a memorie familiari, il cronista vostro sentiva parlare in casa e fuori di Ros per via Tito Speri e annessi Rosét, via Bernardo de Canal; o, ancora, Tôr Mosa era via Anselmo Guerrieri Gonzaga; al Ghìs, Gilberto Govi; le Büre, Attilio Mori; Saponaia, Lorenzo Gandolfo; Set Porte, Gaetano Benzoni; Tübo, Giuseppe Bertani. Anche se già diventate vie Montanara Curtatone e (dopo il 1929) della Conciliazione, avrebbero resistito molto a lungo Breda d'mès e Breda dl'acqua. Si potrebbe seguitare ben oltre perché, nel linguaggio quotidiano, ricorrevano le versioni dialettali: improbabile sentir dire Rozzi, Rozzetti, Torre Mozza, Ghisio o Borre. Giocando, come sempre, alla storia, il cronista vostro è andato a vedere il censimento del 1901, che ritengo possa essere considerato abbastanza antico. L'uragano celebrativo risorgimentale si era già abbattuto sulla città, cancellando, a ondate, almeno una cinquantina delle intitolazioni esistenti, la più massiccia revisione toponomastica di sempre. Oltre a quelle più sopra ricordate, se n'erano già andate le vie delle Concole (Giovanni Arrivabene); Magnani (Pietro Fortunato Calvi); Agnèl (Bartolomeo Grazioli); San Giacomo (Giovanni Marangoni); piazza San Silvestro (Garibaldi poi Martiri di Belfiore); Pradella (Vittorio Emanuele II); Due Catene (Dario Tassoni). Resistevano ancora nel 1901, ma non sarebbero durate, per altre e più diverse motivazioni: Borgofreddo (oggi Giosuè Carducci); piazza della Legna (Sordello); Trentossi (Oberdan); San Carlo (Cesare Battisti); vicolo Paglia (Bruno Buozzi); Croce Bianca (Giuseppe Franchetti); piazza Purgo (Guglielmo Marconi); vicolo Regresso (Umberto Norsa); della Posta (Cesare Battisti); Cantarana (Valsesia); Magazzeni (Mario Cardone); Bacchio (Maurizio Sacchi, quindi Isabella d'Este). Rapidissimi in via Roma ad accogliere nello stradario re Umberto I, assassinato nel 1900 e Giuseppe Verdi, morto nel 1901, sacrificando così le contrade della Croce verde, nel primo tratto e dei Sogliari nel secondo, mentre l'omaggio al Cigno di Busseto faceva chiudere le ali alla Sigogna, la contrada della Cicogna. Targhe ufficiali vicolo Sant'Anna e via della Mainolda, che però potevano diventare, a umor di popolo, la prima Gatamàrsa, l'altra Pisimpè. Non vi dico poi quel che è accaduto tra il 25 luglio 1943 e il 25 aprile 1945 con le targhe monarchiche e fasciste, c'è da perdersi. Ma almeno a un caso-limite toponomastico non rinuncio, la piazza del Sociale, tanto per capirci, che è riuscita ad essere nei secoli: delle Quattro Porte, di Porta Leona, Felice Cavallotti dal 1900 e nel 1936 ancora Leona. Quindi dell'Impero, Italo Balbo e, dal 1951, il ritorno a Cavallotti. Auguri alla commissione toponomastica con le antiche contrade, se avverrà.