Con un elogio della musica vince ancora Mariano Bottoli

Antichi strumenti musicali, un'ambientazione cinquecentesca e ben 27 figure, che hanno riempito due piazzole. Un'opera d'arte che ha conquistato la giuria presieduta da Philippe Daverio e che ha permesso al maestro madonnaro Andrea Mariano Bottoli, di Monza, di portare a casa la medaglia d'oro del 42° concorso dedicato agli artisti del gessetto della Fiera delle Grazie. Sul podio sono poi salite per il secondo posto Simona Lanfredi Sofia, di Bozzolo, e per il terzo Michela Bogoni di Monteforte d'Alpone (Verona), entrambe con dipinti ispirati alla simbologia della preghiera per la pace, un tema ripreso da diversi madonnari che sul sagrato del Santuario hanno ricordato i tanti conflitti presenti nel mondo. Tra le 140 opere realizzate dai 162 madonnari (alcuni hanno lavorato in gruppo) giunti a Grazie da tutto il mondo, a conquistare la giuria è stato il lavoro di Bottoli, sessantenne che partecipa al concorso dal 1977. E' alla sua terza vittoria, ma la gioia è la stessa della prima volta. «Qui a Grazie ho capito che si poteva imparare tutto ciò che in accademia non si può più - racconta -, ho imparato l'arte madonnara, prima riproducendo i capolavori di Tiepolo e Tintoretto e poi cominciando ad elaborare soggetti originali, seguendo l'esempio di Kurt Wenner». Dalle copie alla creatività. «Quando ho trovato degli americani che realizzavano immagini di loro invenzione, ho capito che poteva essere possibile anche per me, così è dal 1987 che disegno i miei soggetti. Arrivo sulla piazzola e non so cosa farò, guardo l'asfalto e cerco di usarlo al meglio per la composizione che immagino. Proprio per questo non presento mai il bozzetto». L'opera è collegata con la musica e la madonna, una preghiera mariana fatta di strumenti musicali. «Sono veramente contento di aver vinto e tornerò anche il prossimo anno, sempre per impegnarmi, ma senza per forza dover vincere. Consiglio ai nuovi madonnari di disegnare come pazzi, perché c'è un momento in cui arriva la saturazione della copia e cominci ad inventare. Io ho disegnato un casino per strada ed auguro a loro di poter fare come me». A Mariano Bottoli spetterà il compito di realizzare il manifesto dell'edizione edizione 2015 del concorso. Una curiosità: anche Bottoli è originario di Bozzolo che si segnala come patria di madonnari. Ecco i vincitori delle altre categorie. Madonnari qualificati: prima la messicana Garcia Hernan Adriana Del Rocio, seconda Valentina Sforzini e terza Narcisa Pachera. Tutte e tre passano a maestre. Madonnari semplici: 1) Mino Di Summa, 2) Andrea Grespi, 3) Isnardo Cardoso. Tutti e tre diventano qualificati. Il premio speciale Santuario delle Grazie, che dà diritto al passaggio di categoria va alla giapponese Chihirico Taki; il premio giuria popolare a Lucia Legati; il premio creatività, che dà diritto al passaggio alla categoria superiore, a Fabio Fedele Maria; il premio speciale Parco del Mincio a Liliana Confortini; infine il premio Rotary Andes, dedicato a Toto De Angelis in arte Straccetto, è andato a Francesca Arsì. I madonnari semplici segnalati dalla giuria per qualità e bravura nei dipinti: Michela Vicini, Lucas Ezequiele Tesoriero, Christian Truca, Flavio Coppola, Lucia Legati, Violeta Coteanu (Premio in memoria di Giancarlo Balzani), Enrica Placchi, Ruben Martinez, Ignacio Matzeu, Alessandra Bellini, Ornella Zaffanelli, Marco Bignami, Marco Soana, Renato Giunò, Stefano Brigo, Josè Fernando Cardenas, Ilaria Corno, Patrizia Di Pietro e Manuel Caruso. Philippe Daverio si è congratulato con ciascuno, elogiando l'arte effimera. «Esiste una cosa che è stabile, si chiama liturgia ed è ciò che stiamo celebrando oggi. Le immagini non ci saranno più, ma la tradizione del madonnaro potrà durare all'infinito - ha detto - il loro lavoro non è effimero perché non è effimero il loro modo di fare. L'altra cosa formidabile è che i madonnari fanno opere che non hanno mai bisogno del dialogo con il mercato. Sono l'antidoto umanitario alla Biennale di Venezia». Infine una battuta sul sindaco di Curtatone Antonio Badolato. «Anche lui è un'opera d'arte transitoria – ha scherzato -. Era dagli anni di Don Camillo e Peppone che non trovavo un sindaco così». Elena Caracciolo