Senza Titolo

Il ciclismo italiano si sta godendo il presente ma coltiva anche la sua grande storia, come hanno dimostrato le celebrazioni del centenario della nascita di Gino Bartali (nella foto), con fiction televisiva Rai del 2006 riproposta dal 18 luglio scorso e seguita da 2 milioni e 890 mila spettatori (16,21%). Il Tour de France ha fatto spettacolo in video, anche per valori ambientali e figurarsi se il cronista vostro non cedeva al recupero di uno scampolo della Grande Boucle per rendere omaggio ad un corridore che, con gli altri audaci routiers, affrontava per la prima volta nel 1910 i 326 chilometri delle scalate pirenaiche, con la differenza da oggi dei sentieri sterrati, delle biciclette senza cambio e della nessuna assistenza in corsa. Il nostro eroe si chiamava Ernesto Azzini ed era nato a Rodigo nel 1885 e nel mondo delle due ruote, alla milanese, lo chiamavano "El du mèter", per la statura imponente. Andava forte, la montagna non era certo per lui, ma si difendeva. Fa parte dell'epica ciclistica l'urlo "Assassini!" rivolto agli organizzatori da Octave Lapize, arrivato in cima al Tourmalet con la bicicletta a mano. Avrebbe poi vinto il Tour e in fondo ci arrivava anche Azzini, 13° dei 41 superstiti. Aveva però fiato e gamba sufficienti per l'ultima tappa, proprio quella dell'apoteosi finale, da Caen a Parigi: non era ancora tempo dei Champs Élysées come palcoscenico, ma il Parc des Princeps era pur sempre una delle cattedrali del ciclismo. Volatona imperiosa dell'Ernesto e primo italiano a vincere su quella pista: "Ernesto Azzini è portato in trionfo - pubblicava la Gazzetta di Mantova il 29 luglio 1910 - mentre le musiche suonano l'inno nazionale italiano fra le grida di viva l'Italia. Le signore sventolano fazzoletti, gettano fiori e fanno firmare cartoline al corridore". Accanto a lui il fratello maggiore Luigi, nato nel 1884 anche lui a Rodigo, che aveva chiuso al 17° posto. Due anni prima, a Parigi, il Due Metri si era imposto nel prestigioso Grand Prix Peugeot. Prima del Tour, i due fratelli avevano corso il Giro d'Italia ed Ernesto si era presentato vincendo la prima tappa Milano - Udine di 388 chilometri, ma entrambi concludevano lontani dalla fascia alta della classifica. Veniva il momento anche di un terzo Azzini, Giuseppe, nato nel 1981 ma a Gazzuolo, il più forte e la squadra dei fratelli partiva nel Giro d'Italia 1913. Giuseppe dominava le tappe Roma - Salerno e Salerno - Bari, la corsa sembrava sua, ma una crisi lo faceva concludere al terzo posto. Da solo, nel Giro del 1914, con la maglia della Bianchi: due strepitosi successi di tappa e primato in classifica (la maglia rosa non c'era ancora), ma nella Bari - L'Aquila di 428 km. l'avrebbero atteso invano al traguardo: trovato a 20 km. dalla fine, fradicio, con febbre altissima, nel granaio di un casolare. Guariva in tempo per un eccellente terzo posto nel Giro di Lombardia. Nel Giro d'Italia del 1909 (il primo), Luigi in corsa era stato proiettato dentro una fontana. Uniti nello stesso doloroso destino i tre fratelli, la morte prematura: Ernesto a 37 anni nel 1923, a Milano; Giuseppe a nel 1925, a 34 anni, ad Ospedaletti; Luigi a 53 anni, nel 1937 a Milano. Alla loro memoria si legava, a Milano, l'Unione Sportiva Azzini: a vestirne la maglia il mantovano Loris Campana, medaglia d'oro all'Olimpiade di Helsinki, nel 1952.