Cibo ai poveri, il Cuore ha smesso di battere

BORGO VIRGILIO «Per ora è tutto fermo e ripartiremo con settembre. Purtroppo al momento non c'è alcuna associazione disponibile a farsi carico del progetto». A distanza di un mese e mezzo dall'ultimo tavolo di confronto tra i rappresentanti delle realtà di volontariato del territorio, l'assessore ai Servizi sociali, Teresa Amatruda, nei giorni scorsi ha annunciato che Il cuore di Borgo Virgilio, già in stand by da mesi, rimarrà in pausa anche per il resto dell'estate. Il progetto era nato tre anni fa dalla volontà dell'amministrazione di riuscire ad avere una riserva costante di generi alimentari e prodotti per la casa con cui riempire borsine della spesa solidali da donare ai cittadini in difficoltà e per la prima volta da quando è partito, il Comune si trova senza più alcuna scorta. «Bisogna riprogrammare l'insieme delle cose e le iniziative da portare avanti – spiega l'assessore – e nel frattempo sarà solo la Caritas ad occuparsi di distribuire eventuali borsine». Il nodo della questione è sempre lo stesso: trovare un'associazione capofila. «Purtroppo durante l'ultimo tavolo di giugno non ho visto molto entusiasmo e fino a qualche tempo fa erano i volontari di Sirio ad occuparsene, ma ora non sono più disponibili a causa di loro problemi interni». Il Cuore è il progetto di solidarietà più conosciuto dai cittadini, come indicano i dati 2013. Da gennaio a luglio erano stati registrati 979 accessi al servizio (nell'intero anno 2011 erano stati 1.001 e nel 2012 1.656) di cui 296 da parte di stranieri. La fascia d'età maggiormente rappresentata è quella compresa tra i 31 e i 60 anni. Quanto ai dati economici, da gennaio a luglio erano stati erogati contributi a 57 nuclei per un totale di 20mila euro. Altri 7.500 euro erano invece stati raccolti da varie iniziative solidali e usati per aiuti alimentari con 362 borsine della spesa distribuite. Il gruppo di opposizione guidato da Francesco Dugoni aveva rivolto un appello al Comune in merito la vicenda. «I dati di accesso ai servizi sociali evidenziano ferite sul territorio – avevano scritto in una nota - che necessitano di un progetto di cura con una precisa presa in carico delle problematiche per individuare strategie risolutive con una consona tempistica. Pur riconoscendo al progetto un ruolo di coesione sociale, sottolineiamo come non sia compito dell'associazionismo reperire fondi per far fronte a situazioni di disagio, facendosi carico di un mandato che è definito nell'ambito di intervento delle istituzioni». Elena Caracciolo