La Mantova libera guidata da Chesi prima del salto in Rai

Vittorio Emanuele Chesi, ovvero la protostoria del giornalismo mantovano nel secondo dopoguerra. Nato a Mantova nel 1916, si laureava nel 1940 in Scienze economiche a Bologna: all'Alma Mater aveva condiviso, da condirettore, l'avventura di Architrave, mensile del Guf (Giovani universitari fascisti), tanto trasgressivo e critico da procurargli, nel 1942, la proposta del confino di polizia. Tornato a Mantova, nel 1945 veniva chiamato dal Comitato di liberazione nazionale a dirigere il quotidiano Mantova libera, che cessava le pubblicazioni il 19 luglio 1946, con la fine del Cln. Due giorni dopo, il 21 luglio, dopo 26 anni, riappariva nelle edicole la Gazzetta di Mantova: direttore Chesi, democristiano, in delicato equilibrio politico con i vice Piero Dallamano, comunista ed Alceo Negri, socialista. Lo stesso Chesi era tra i fondatori della Citem (Cooperativa industriale tipografico editrice mantovana), nata l'11 aprile 1946 per gestire giornale e tipografia. Nell'ottobre 1947 lasciava la Gazzetta e Mantova per dirigere il quotidiano Sicilia del popolo e a Palermo rimaneva fino al marzo 1950. Lo troviamo successivamente a Milano, sempre direttore, ma dell'edizione lombarda del Popolo, quotidiano della Democrazia cristiana, questo fino al marzo 1954. Nel novembre successivo, una svolta decisiva nel percorso professionale, con l'entrata in Radio Rai, destinazione Londra, come corrispondente. «Qui Londra, vi parla Vittorio Chesi», una voce diventata familiare agli ascoltatori. Nel giugno 1961, richiamato a Roma, l'attendeva la vicedirezione del Giornale radio unificato e, dal settembre 1966 la direzione, mantenuta per altri dieci anni. Il 10 novembre 1968 la Gazzetta celebrava il tricentenario con una grande manifestazione, durante la quale Chesi riceveva, dal giornalista e ministro Guido Gonella, la medaglia d'oro riservata ai benemeriti, come fondatore della Citem. «Si deve a Chesi - ricordo di Marco Conti, direttore del Gr2 - un'innovazione storica per la radio italiana: i primi giornali radio condotti da giornalisti, non più dagli speaker professionisti. Sono stato uno fra i primi conduttori, bisognava seguire regole ferree e Chesi si arrabbiò molto quando usai la parola sciopero invece di astensione dal lavoro e divorzio per scioglimento del matrimonio. Ma seppe gestire anni difficilissimi, come il Sessantotto, i primi scioperi, gli inizi degli anni di piombo, il referendum sul divorzio. Contribuì a formare generazioni di giornalisti radiotelevisivi». Voce prima e anche volto televisivo poi Italo Moretti, che era in Radio Rai nel 1976 e l'11 settembre. «Mi chiamò il direttore Chesi - ricorda - galantuomo dai modi austeri e mi disse, hai pronto il passaporto? Così, via Madrid, arrivai a Buenos Aires con il giovane fonico Francesco Durante e poi, il 14, ero il primo giornalista italiano a sbarcare a Santiago del Cile dopo il golpe». Nel novembre 1988, per il Chesi mantovano, la soddisfazione di essere nominato socio corrispondente dell'Accademia Nazionale Virgiliana, nella classe di Scienze morali, cronista per la Gazzetta Luciano Ghelfi. Chesi moriva a Roma, nel 1991.(r.d.a.)