Renzi fa la voce grossa con l'Europa

di Gabriele Rizzardi wROMA «Smaltita la vertigine del 40,8%, oggi ci rimettiamo in cammino per riuscire a dare un messaggio forte di cambiamento all'Italia e all'Europa». Matteo Renzi apre i lavori della direzione del Pd dopo il trionfo di domenica scorsa e subito mette in chiaro che le riflessioni si possono fare con il «sorriso»ma non c'è spazio per le autocelebrazioni o per fare una «festa». «Il risultato ci carica di gioia e entusiasmo ma anche di straordinaria responsabilità» puntualizza il segretario del 41%, che candida l'Italia ad avere un ruolo di primo piano in Europa e mette in discussione la politica economica dell'Ue. «Abbiamo il dovere di dire che la risposta che l'Europa ha dato alla crisi non è stata sufficiente alle attese dei cittadini». Renzi intende procedere rapidamente non solo sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale ma anche e soprattutto sulle principali misure economiche, a cominciare dal lavoro che è «la madre di tutte le battaglie». Parole che portano all'annullamento dell'opposizione interna e consentono a Renzi di incassare anche da Pier Luigi Bersani un sostanziale via libera alla gestione unitaria del partito. Ragion per cui, il segretario invita tutti a partecipare alla nuova fase. Chi entra, però, dovrà condividere il percorso. «La gestione unitaria, se ci sarà, non è il tentativo di tornare a schemi vecchi o a spartizioni correntizie ma è corresponsabilità, una volta chiariti gli obiettivi». Gli assetti del nuovo Pd verranno definiti nell'assemblea nazionale che si terrà sabato 14 giugno e il risultato al quale Renzi vuole arrivare è uno stop al partito delle divisioni post-congressuali per dare il via a una nuova fase. «Propongo che l'assemblea nazionale non sia solo l'occasione per eleggere il presidente e, formalmente, i vice segretari o approvare i bilanci ma per una ripartenza e un nuovo inizio insieme». Nell'attesa dell'assemblea, per la carica di presidente resta in pole position Paola De Micheli mentre per la segreteria sono previsti gli ingressi dei "giovani turchi" e di "Area riformista". Pippo Civati, invece, non ci sarà: «Le conversioni sono all'ordine del giorno ma io rimango sulle mie posizioni» dice alludendo alla "conversione" dell'ex viceministro Stefano Fassina: «Onore a Renzi, uomo giusto al posto giusto». Partendo dal presupposto che l'assemblea non può essere la «sommatoria delle correnti» perché «non interessa a nessuno», il premier-segretario lancia una freccia avvelenata contro Grillo («In streaming si fanno i dibattiti mentre a trovare i leader populisti inglesi si va di nascosto») e insiste sul nuovo corso del Pd. Ma Renzi ribatte anche alle critiche sulla foto di gruppo della sera delle elezioni. «Ho trovato allucinanti le polemiche per la foto di gruppo, una delle cose più belle. Nessuno è salito sul carro. C'è un partito convinto e consapevole di poter discutere al suo interno con serenità». Un gruppo dirigente che, dopo il risultato delle europee, viene invitato a non sedersi sugli allori e a lavorare con maggiore impegno per non deludere chi ha votato Pd e adesso vuole vedere i risultati. «Nel 40,8% del Pd non c'è solo il voto della volontaria dei tortellini di Modena. Se siamo arrivati al 40% è perché ci ha votato anche l'artigiano del Nordest». E bisogna decidere come rispondere a questo artigiano. «Il 40% è un accidente della storia, un colpo di fortuna o è un voto stabile? Noi dobbiamo decidere se mettere residenza al 40% o vivere la soddisfazione di un istante. Se vogliamo metterci la residenza, dobbiamo essere il partito del lavoro che coniuga le modifiche delle regole del gioco con una prospettiva per il Paese». ©RIPRODUZIONE RISERVATA