Il premier: «Non fermeranno l'Expo»

di Fiammetta Cupellaro wROMA L'Expo, non si ferma, nonostante l'inchiesta sulle tangenti e gli appalti truccati. Non ha dubbi il premier Matteo Renzi oggi a Milano per rilanciare la più importante «vetrina» internazionale per l'Italia. Ad accoglierlo una città che, nel giro di pochi giorni, è ripiombata nel clima plumbeo di Tangentopoli. Ma il premier ha intenzione di «metterci la faccia» sull'immagine dell'Expo danneggiata dallo scandalo. Con lui il presidente dell'autorità anti-corruzione, Raffaele Cantone. «I sondaggi mi dicono che non mi conviene entrare nella dinamica dell'Expo, mischiare la mia faccia pulita con quei problemi. Ma io preferisco perdere qualche punto nei sondaggi piuttosto che fermare questa occasione di investimenti per l'Italia. Non si devono fermare i lavori, si devono fermare i delinquenti» ha detto chiaro e tondo il premier che oggi incontrerà nella sede di Expo i vertici dell'ente. Punto fermo di Renzi: la piena fiducia al commissario dell'Expo, Giuseppe Sala. E mentre si cerca di rilanciare l'Expo è difficile dividere le sorti dell'Esposizione universale dallo scandalo dalle vicende giudiziarie. Ieri sono iniziati gli interrogatori di garanzia dei sette arrestati e arrivano le prime ammissioni. È Sergio Cattozzo ad aver spiegato al gip Fabio Antezza la "contabilità" delle tangenti. L'ex esponente dell'Udc, che all'interno dell'organizzazione svolgeva un ruolo di coordinamento tra il «capo» Gianstefano Frigerio, gli imprenditori con Luigi Grillo ex senatore Pdl e Primo Greganti, uomo legato al Pd, ha ammesso: «I biglietti che ho cercato di nascondere erano quelli su cui ho annotato la contabilità delle tangenti», riferendosi ai foglietti che giovedì scorso aveva tentato di nascondere ma che poi ha consegnato alla Finanza arrivata per arrestarlo. Non ha quantificato la cifra esatta, ma ha detto chiaramente: «In quei biglietti ho segnato la contabilità dei soldi ricevuti dall'imprenditore Enrico Maltauro». «Con Cattozzo avevo un rapporto professionale» ha ammesso Maltauro, anche lui coinvolto pesantemente nella prima Tangentopoli. L'imprenditore che era stato ripreso dagli investigatori mentre consegnava le mazzette, ha comunque negato di aver fatto parte dell'organizzazione a delinquere che pilotava gli appalti. Per lui nuovo interrogatorio nei prossimi giorni davanti ai pm per «chiarire la sua posizione». Come ai tempi di Mani Pulite, nessuna ammissione invece da parte del «compagno G», Primo Greganti l'ex funzionario del Pci e Gianstefano Frigerio ex parlamentare Pdl, l'uomo che mandava messaggi a Berlusconi per raccomandare alcuni personaggi dell'organizzazione che volevano fare carriera. Entrambi protagonisti della prima stagione di Mani Pulite, i due ex esponenti politici hanno negato gli episodi contestati e hanno respinto le accuse dei pm che li ritengono invece di avere avuto «un ruolo centrale nella spartizione degli appalti». Inchiodato da decine di intercettazioni telefoniche e ambientali Angelo Paris, manager dell'Expo finito in manette, non ha negato di aver fornito informazioni riservate sulle gare d'appalto. «Ho fatto errori» ha ammesso negando però di avere fatto parte della "cupola", respingendo l'accusa di associazione per delinquere. E proprio sulla nomina di Paris a direttore generale, ieri Giuseppe Sala, commissario unico dell'Expo ha dovuto rispondere davanti alla commisione Antimafia. «Mi fidavo di Paris non ho mai assunto raccomandati» ha detto Sala. Anche lui però ha dovuto fare qualche ammissione. Per alcune attività considerate «non sensibili» sono stati allentati i controlli antimafia, lamentandosi: «Non sono mai riuscito ad assegnare una gara al prezzo più economicamente vantaggioso senza aver un ricorso». ©RIPRODUZIONE RISERVATA