Torna in cella Greganti, il Compagno G

di Luca De Vito wMILANO A volte ritornano. E non sono mai buone notizie. Quello di Primo Greganti, il "compagno G", è il nome che per primo richiama tangentopoli. Per lui, oggi, l'accusa è di essere ai vertici di un'organizzazione che condizionava diversi appalti relativi alla sanità lombarda - come la gara da circa 350 milioni di euro per la città della salute a Sesto San Giovanni - ma anche quelli dell'esposizione universale, come la realizzazione dell'area parcheggi e i padiglioni di alcuni paesi partecipanti. Nel 1993, quando l'inchiesta Mani Pulite cominciava a travolgere la prima Repubblica, Greganti era già al centro delle cronache. Finito in carcere per 115 giorni e accusato dalla procura di Milano di mazzette per 621 milioni di lire, fu uno degli uomini chiave che consentì agli inquirenti di aprire il filone di indagini sulle cosiddette "tangenti rosse". Operaio e poi funzionario politico del Pci, nel 1989 aprì una società di servizi industriali. Dopo l'arresto del 1993, il suo nome spuntò in varie indagini come quella sulla Eumit, società di import-export sospettata di finanziare occultamente il Pci. Greganti però non tirò mai in mezzo i vertici del partito tenendo sempre chiuse le porte agli inquirenti sulle tangenti "di sinistra". Il suo non è l'unico nome storico venuto fuori da questo giro di arresti. Anche Gianstefano Frigerio (che oggi ha 74 anni) è una vecchia conoscenza delle cronache giudiziarie milanesi, e oggi compare al fianco di Greganti nelle carte dell'inchiesta come capo dell'organizzazione. Potente esponente della Dc Lombarda, fu arrestato per la prima volta nel 1992 da Antonio Di Pietro nell'inchiesta Enimont e finì agli arresti in altre due occasioni. Condannato a sei anni e cinque mesi, riuscì a farsi rieleggere alla Camera con lo pseudonimo di Carlo Frigerio nelle liste di Forza Italia in Puglia. Fu arrestato quando le sentenza a suo carico divennero definitive, ma ottenne l'affidamento ai servizi sociali. Il terzo nome di spicco è quello di Luigi Grillo, ex parlamentare ligure del Pdl, il cui nome è legato alle vicende che riguardarono la scalata della Banca popolare italiana ad Antonveneta nel 2005, quella dei "furbetti del quartierino". Coinvolto nell'inchiesta, fu assolto poi in appello. Per lui e per Greganti, scrivono oggi i pm, l'accusa è di aver garantito «copertura» e «protezione» politica in favore sia degli imprenditori di riferimento sia dei pubblici ufficiali che avevano il potere di assegnare gli appalti in Lombardia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA