SE L'ITALIA RUBA LA SCENA

di VALERIO BERRUTI Finalmente un bel po' di Italia in un grande salone internazionale come quello di Ginevra. È un bel segnale per il paese ma che non coincide sempre con la nostra industria. Cominciamo dalla prima jeep: è prodotta a Melfi ma progettata negli Usa e i soldi dell'intera operazione come ha detto Marchione arriveranno proprio dalla Chrysler americana. È il segno della globalità per un gruppo che ora dobbiamo considerare non più solo italiano. Poi c'è la Lamborghini, sbarcata in Svizzera con la Huracan. Costruita a Sant'Agata Bolognese ma quanta Germania (Audi) c'è in questa supercar! D'altronde la gloriosa casa è da tempo nelle mani del gruppo Volkswagen. E sempre loro si sono presi l'Italdesign di Giorgetto Giugiaro (che a Ginevra ha portato il bellissimo concept Clipper) e la Ducati di Borgo Panigale. Italiane al cento per cento restano invece le radici, le idee e i prodotti della Maserati. Non si discute nemmeno l'italianità della Ferrari. Tutto nasce, si progetta e si costruisce a Maranello, sempre più fabbrica modello e vera, eccellenza produttiva rimasta sul territorio. La California T mostrata al salone è una supercar che vale doppio. Per la tecnologia turbo ma anche per il debutto del sistema Apple Air Play per l'integrazione con l'iPhone. Dai giochi, per ora, resta fuori l'Alfa Romeo. Non ci sarà più il suo marchio sulla spider che il gruppo Fiat sta per realizzare con Mazda e ancora si sa poco dei prossimi modelli e dello sbarco in Usa. Il 6 maggio Marchionne presenterà il piano prodotto. Non resta che aspettare. @valerio__berruti ©RIPRODUZIONE RISERVATA