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il premio Il Nonino a Dell'Acqua è strameritato nChi non si aspetta l'inaspettato non troverà la verità (Eraclito). E la verità è che il premio Nonino assegnato a Peppe Dell'Acqua è strameritato. Pensate soltanto al giro d'Italia che Marco Cavallo, condotto da Peppe, ha fatto nelle scorse settimane per promuovere la liberazione degli internati negli ospedali psichiatrici giudiziari. E a come Peppe abbia saputo trasformare una sosta al bar dell'Opg di Castiglione delle Stiviere in una assemblea con i ricoverati, ricca di scambi, discorsi ed emozioni. Può darsi che il premio sia giunto inaspettato. Ma ciò non sorprenderà chi conosce il lavoro di Peppe dell'Acqua, il suo metterci testa e cuore. Del resto inaspettato era l'internato in manicomio, quando mostrava di saper parlare, solo che gli fosse consentito nelle assemblee e ci fosse qualcuno disposto ad ascoltarlo. Ed inaspettato era che sapesse discorrere, avere un opinione, sapesse assumersi degli impegni. Chi se lo sarebbe aspettato che uno psichiatra conducesse un colloquio con una persona in crisi in mezzo al traffico, nel bel mezzo di un incrocio, trasformandolo in setting terapeutico? C'è un video di parecchi anni fa che ci mostra Peppe "inseguire" tra le macchine l'altra persona che sta male e fare esattamente quello. Per tanti anni psichiatri erano coloro che costruivano l'aspettato e giustificavano la menzogna. Custodivano persone definite pericolose e/o croniche perché l'opinione sociale condividesse l'idea che i pazienti psichiatrici erano pericolosi e/o cronici. Poi, inaspettatamente, Franco Basaglia ruppe lo specchio in cui lo psichiatra si guardava e comparvero loro, i diversi, i senza voce, quelli della sragione. Oggi Dell'Acqua insegna a vedere con ottimismo, ci dice che guarire si può. E' una possibilità che compete alle persone che hanno problemi di salute mentale, a chi vive con loro, agli operatori che hanno scelto questo mestiere per curare, non per custodire e "regnare". La discriminante è data da quello che si fa. Andare dentro le istituzioni, andare dentro le contraddizioni per stare al fianco, per conoscere e sostenere progetti di vita. La psichiatria democratica è stata ed è pensiero critico. E' stata ed è pensiero pratico. Il premio Nonino fu istituito nel 1975, mentre Franco Basaglia ed il suo gruppo, compreso Peppe, stava chiudendo/aprendo il grande ospedale di San Giovanni. Due anni prima Marco Cavallo era uscito dalle mura del manicomio ed il corteo aveva "invaso" la città. Per comprendere il valore del premio si legga la lista dei giurati che l'hanno assegnato sotto la presidenza del premio Nobel V.S. Naipaul. Gente del calibro di Peter Brook, Antonio R.Damasio, James Lovelock, Claudio Magris, Morando Morandini, Edgar Morin, Ermanno Olmi. Oppure si legga l'elenco dei premiati in questi 39 anni. Dalla a di Abbado alla z di Zanzotto. Chi si riconosce nel lavoro di Dell'Acqua non può che essere felice per questo premio. Nè può fargli ombra il fatto che il premio sia stato istituito da una famosa marca di grappe. La questione dell'alcolismo non può essere posta con il fondamentalismo proibizionista, che ben volentieri lasciamo ai Giovanardi di turno. Tanti anni fa con Hrayr Terzian, grande neurologo e primo rettore dell'Università di Verona abbracciammo l'idea di condurre una grande inchiesta sulla cultura veneta della vite e del vino. Era nostra opinione che la perdita del legame con la terra e con la cultura che nei millenni aveva legato l'uomo alla vite fosse alla base del cattivo bere e delle patologie da alcol. Ci sono persone che riescono a fare al massimo livello tanto il lavoro di cura che quello culturale. Basaglia era uno così. E con lui i suoi collaboratori migliori, Peppe Dell'Acqua in primis. Per questo ai vecchi e nuovi proibizionisti non possiamo che ricordare che la libertà è terapeutica. La parola di oggi è premio. Fatevi sentire. Giovanni Rossi Direttore scientifico Quasm (Associazione Italiana Qualità e Accreditamento in Salute Mentale Fondatore Rete 180 la voce di chi sente le voci www.rete180.it SONDAGGIO SUI SINDACI I tagli si sentono ma Sodano regge bene nEgr. Direttore, leggo sulla Gazzetta online che il gradimento del sindaco Sodano, secondo un sondaggio del Sole24Ore, cala del 9,19% rispetto al 2012. Si tratta evidentemente di un refuso: chi non si limita alle prime righe dell'articolo (13 gennaio 2014), trova infatti successivamente il dato corretto: ovvero un -3% che, in tempo di sanguinose spending review, non è poi un dato così negativo. Nel periodo 2012-2013, soltanto 37 sindaci hanno fatto meglio del sindaco di Mantova: non male, visto anche che i sondaggisti (come la Gazzetta altrettanto correttamente riporta in coda) vedono, nel 43% rilevato, lo "zoccolo duro" del consenso. Considerando l'arco intero del mandato, la classifica del Sole24Ore legittimamente ragiona in termini assoluti. Con questo criterio, tuttavia, chi ha vinto le elezioni con percentuali elevate rimane sempre in testa, anche se perde consenso. Per essere chiari: essendo stato eletto con il 74,42%, il sindaco di Salerno resta sul podio pur calando, nel gradimento, in misura maggiore del sindaco di Mantova. Se si guarda invece il dato in termini relativi, Sodano risale la classifica lasciandosi alle spalle una ventina di colleghi, anche illustri: Orlando (-13,43% a Palermo), Pizzarotti (- 11,23% a Parma), De Magistris (-14,38% a Napoli)... Il contesto di crisi fa perdere consensi alla maggior parte degli amministratori: con i drastici tagli di risorse fatti sulla pelle degli enti locali, lasciare ogni anno sul campo un 2-3% è quasi fisiologico. Il sindaco di Milano Pisapia, per dire, in un anno ha perso tre volte tanto. In ogni caso i dati sono questi e ne prendiamo atto, anche se non sempre sono significativi: il sindaco Renzi per esempio, crollato del 14% nel gradimento tra 2010 e 2011, è stato comunque riconfermato dai fiorentini. Soprattutto, sarebbe interessante rifare il sondaggio adesso, intervistando qualcuno dei tanti Italiani in coda agli sportelli per pagare la "mini-Imu" sulla prima casa. E' lecito infatti pensare che oggi verrebbero premiati soprattutto i sindaci, come quello di Mantova, le cui amministrazioni con grande sacrificio (è dell'ordine di un milione e cinquecentomila euro, nel nostro caso, il valore della rinuncia) si sono ben guardati dal mettere le mani nelle tasche dei propri cittadini. Alessandro Colombo Capo di Gabinetto