Antimafia: Bindi presidente, Gaetti vice

di Maria Berlinguer wROMA Antimafia, saltano le larghe intese tra Pd e Pdl con l'elezione a presidente di Rosy Bindi e ora i berluscones minacciano di disertare la commissione finchè la neo presidente non darà le dimissioni. L'elezione di Bindi, avvenuta ieri con i voti di Pd, Sel e due di Scelta civica, fa saltare i nervi a falchi e colombe del Popolo della libertà che dopo aver disertato l'elezione non presentandosi a San Macuto ora avvertono: o la Bindi se ne va o noi non parteciperemo più ai lavori della commissione. Anche nel Pd però è forte il maldipancia per la scelta della Bindi. Davide Faraone, fedelissimo del sindaco di Firenze Matteo Renzi, auspica un ripensamento e parla di «un'occasione persa». Nervi tesissimi tra Pd e Pdl. Dopo otto mesi di stallo e dopo il tentativo della scorsa settimana di far convergere la maggioranza sul nome di Lorenzo Dellai (Sc) come presidente, i democratici tornano sulla candidatura di Bindi che riesce a passare solo alla seconda votazione con 26 voti. Il Pdl si ricompatta sulla scelta dell'Aventino. E questa volta non sono solo i falchi a chiedere la testa dell'ex presidente dell'Assemblea Pd. «E' l'ennesima ferita al governo delle larghe intese, cosa dobbiamo ancora sopportare?», s'interroga la senatrice Alberti Casellati mentre Daniela Santanchè dichiara che quanto è accaduto dimostra che il governo è un monocolore Pd. La rabbia del Pdl è resa ancora più intensa dallo strappo dell'alleato leghista che partecipa al voto e incassa un posto di segretario per il deputato Angelo Attaguile. E si materializza poco dopo con i comunicati dei due capogruppo Brunetta e Schifani. «L'atto di forza compiuto dal Pd si può sanare solo con le dimissioni dell'onorevole Rosy Bindi, un organismo così importante e delicato non può avere un presidente eletto a colpi di maggioranza e ignorando l'alleanza che sostiene il governo: noi come annunciato non prenderemo parte ai lavori fino a quando il Pd non porrà rimedio a questa situazione», avverte il capogruppo al Senato, Renato Schifani. «Se avesse un minimo di senso delle istituzioni Rosy Bindi si dimetterebbe immediatamente: un ruolo così delicato non può essere appannaggio solo di una parte politica», rincara Renato Brunetta. Per il capogruppo a Montecitorio «dopo l'incidente di oggi causato dall'irresponsabilità del Pd la collega Bindi non rappresenta tutta la commissione che dovrebbe presiedere». ll caos dell'Antimafia è segnato anche dalle presunta spaccatura dei 5 Stelle, un mini giallo chiarito in serata dall'unico candidato votato dai grillini: Luigi Gaetti, deputato mantovano, anatomopatologo dell'ospedale Poma. All'appello mancano due voti degli 8 previsti. Gaetti eletto poi con Claudio Fava di Sel vicepresidente smentisce divisioni tra i pentastellati e avverte: io non mi sono votato e Molinari è all'estero. Rosy Bindi promette che lavorerà per ricucire gli strappi ma conferma che non darà le dimissioni. «Devo rispettare l'indicazione dei 26 che mi hanno votata, sono più loro di quanti mi chiedono le dimissioni», spiega. Da New York interviene Pietro Grasso e ricorda che da luglio i lavori della commissione non sono potuti cominciare proprio per la mancanza di un accordo sul nome del presidente. «Gli approfondimenti sul tema dei rapporti tra criminalità organizzata e politica non potevano più essere rinviati», dice il presidente del Senato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA