IL SACRIFICIO DEL MARCHESE BENZONI

DI RENZO DALL'ARA Le strade della città di Mantova raccontano tante storie, anche avventurose e con finali tragici. Così l'antica Set Porte, da quando diventava via Gaetano Benzoni, per commemorare il marchese mantovano che nel 1908, a 53 anni, lasciava l'Italia per l'Eritrea, arruolato nei reparti coloniali. Prima di allora aveva percorso la carriera militare: accantonato il desiderio di entrare in marina, era sottotenente d'artiglieria, per poi passare al Savoia Cavalleria, reggimento di stanza a Verona nel quale militava anche il tenente Giovanni Agnelli, futuro fondatore della Fiat. Raggiungeva il grado di tenente colonnello, ma doveva lasciare spalline ed alamari per un vizio cardiaco che gli era stato diagnosticato. Come reazione, la scelta africana, non casuale: Benzoni era esperto di cavalli, partecipava ai concorsi equestri e aveva diretto la Regia Stazione di Allevamento di Pisa. Per l'incarico ricevuto dal Regio Esercito di importare stalloni pregiati, aveva fatto più d'un viaggio nei Paesi arabi. Breve la permanenza in Eritrea, nell'attesa di ottenere dal governo italiano l'incarico di agente consolare a Moca, città dello Yemen, riconosciuto centro del commercio del caffè. Aveva modo di partecipare ad una spedizione organizzata per recuperare le salme degli esploratori Gian Pietro Porro di Como e Carlo Cocastelli di Montiglio, mantovano, uccisi vicino ad Harar nel 1886. Arrivato nello Yemen, trovava un clima interno instabile, dopo una sollevazione contro i dominatori turchi. L'impero ottomano, politicamente, si collocava nell'orbita prussiana, situazione avversata dalle minoranze nazionali, come la yemenita. Nel giro delle conoscenze di Benzoni entrava un prussiano, il berlinese Otto Hermann Burckardt, che aveva esperienza dei luoghi per precedenti, lunghi soggiorni d'affari. Aveva programmato un spedizione nell'interno dello Yemen, ufficialmente con obiettivi scientifici che non escludevano eventuali altre opportunità commerciali. Per poter seguire Burckardt, Benzoni doveva dimettersi dall'incarico consolare, ad evitare equivoci di rappresentare ufficialmente l'Italia. Con la scorta di quattro soldati turchi, la carovana partiva il 9 dicembre 1909, diretta a San'a, la capitale. Dieci giorni di cammino e il 19 dicembre 1909 raggiungeva lo sceiccato di Ibb. Nel villaggio di Udein, l'agguato: assalto di una quarantina d'uomini armati, che non dava scampo. Il marchese Benzoni cadeva, fulminato da tre proiettili mentre Burckardt, colpito quattro volte, gli sopravviveva di poco. Feriti due dei soldati turchi della scorta, mentre: gli altri due e un servo potevano fuggire, con un mulo carico. Gli assalitori si portavano via tutto, spogliando le stesse vittime. Il governo italiano reclamava un'inchiesta dal governo turco, dopo che Benzoni era stato commemorato al Parlamento. Il console italiano ad Hodeida, avvisato in ritardo, si incaricava del recupero della salma di Benzoni, esumata e rimpatriata, senza poter dissipare i dubbi intorno al reale svolgimento dei fatti. Normale episodio di brigantaggio o azione di diretta contro Burckardt, ritenuto emissario del suo governo? O addirittura ammutinamento dei soldati turchi, due dei quali feriti da Benzoni e dal prussiano, che si erano difesi? A Mantova i funerali di Gaetano Benzoni, celebrati il 10 aprile 1910, risultavano particolarmente solenni e con grande partecipazione popolare.