No all'accordo Mps «Ormai è superato» Scioperi e presidi

Una battaglia contro un accordo ritenuto «sbagliato e superato dai fatti», sul quale si chiede di riaprire la trattativa. E per sostenere la lotta, una mobilitazione che prevede assemblee, manifestazioni e scioperi. Si articola così la strategia della Fisac Cgil contro l'attuazione dell'intesa siglata - non da loro - il 19 dicembre scorso e che prevede l'esternalizzazione di centinaia di operatori del back office del Monte dei Paschi di Siena, 180 dei quali mantovani, e la disdetta del contratto integrativo. L'assemblea mantovana si è svolta ieri pomeriggio all'auditorium di via Luzio: con Cinzia Ongaro, affiancata da Amedeo Lui e Mauro Gerbelli, c'era il segretario nazionale della Fisac Cgil Mps, Antonio Damiani, uno dei protagonisti del dibattito che ha preceduto l'accordo di fine 2012. Una platea non affollatissima, nonostante la Fisac sia il sindacato più rappresentativo in Mps (il 30% degli iscritti ai sindacati in un istituto che vede l'85% di sindacalizzazione). Un fatto segnalato dalla stessa Ongaro e che potrebbe avere motivazioni diverse, dalle polemiche seguite all'intesa del 19 dicembre, alla scarsa compattezza del fronte sindacale bancario, fino al timore, che qualcuno ha esplicitato in sala, che i dipendenti più sindacalizzati possano subire future penalizzazioni. Damiani, quindi, continua a chiedere di revocare l'intesa, relativamente alla quale «non si hanno notizie» sull'andamento della trattativa esclusiva tra Mps e Bassilichi-Accenture sulla creazione del "contenitore" nel quale dovrebbero confluire i dipendenti esternalizzati. Passati dieci mesi, i timori non sono diminuiti, al contrario: Damiani teme che le garanzie vadano sempre più assottigliandosi, soprattutto dopo che l'Abi ha disdettato con 10 mesi di anticipo il contratto nazionale. E dopo che Mps, a seguito delle richieste del commissario europeo Almunia, ha annunciato per il 24 settembre un nuovo piano industriale. «L'esternalizzazione, oltre che a non assicurare risparmi certi, al contrario di quanto avrebbe fatto la nostra proposta alternativa, e a scardinare un pilastro dei contratti bancari, quello che prevede che chi fa lo stesso tipo di lavoro deve avere lo stesso trattamento economico, è l'attuazione di un piano che a giorni verrà superato dai fatti» spiega il sindacalista, che ricorda come le voci sui contenuti della nuova "ricetta" per Mps si rincorrono, ipotizzando, tra l'altro, la diminuzione da 7 a 5 dei poli operativi (due al Nord, una al Centro, una al Sud e una in Toscana). Nuovi tagli in vista? Di certo problemi per eventuali trasferimenti. Problemi che rischieranno di avere anche gli esternalizzati: «La nuova società, nella quale Mps pare non avrà quote - sottolinea Damiani - non sarà strutturata come la banca, quindi difficilmente potrà sostenere gli attuali 7 centri operativi». La Fisac continuerà a combattere l'accordo fino a quando non verrà attuato. E dopo? «Se le procedure dovessero partire - è la risposta - presteremo un'estrema attenzione a tutti gli aspetti legali, cercheremo di ottenere garanzie più forti, nonostante il momento complicato». Sì, perché la Fisac teme che, una volta aperta la porta delle esternalizzazioni, sarà un effetto domino non solo su Mps, bensì sull'intero mondo bancario, e non solo sul back office, ma anche sulla rete, visto l'annuncio choc dell'Abi e, soprattutto, il contenuto dello stesso. Ecco, allora, che la Fisac sarà sabato a Siena per una manifestazione nazionale, mentre per venerdì 27 settembre e venerdì 4 ottobre ha proclamato uno sciopero.