DA 60 ANNI TRASPORTATI DALL'APAM

Non è elegante dire l'età delle signore ma è un fatto che l'Apam in questo 2013 è arrivata ai 60 anni: era il 26 maggio 1953 quando la Provincia dava vita all'Azienda provinciale autoservizi Mantova, addossandosi un onere di 46 milioni di lire. Di servizio urbano si era parlato, però, fin dal 1949: in pieno clima natalizio: alle 11.05 del 23 dicembre il primo autobus partiva da piazza Martiri di Belfiore. Il Comune di Mantova si era rivolto alla Sasa di Bolzano, che aveva mandato 8 autobus Alfa Romeo 430 carrozzati Menarini, di seconda mano, tanto da aver conservato sulle fiancate lo stemma municipale bolzanino e, sulle porte a soffietto, la scritta bilingue entrata-eingang e uscita-ausgang. Importato da Bolzano anche il tecnico dirigente Giuliano Cavalieri, ferrarese. Partenza molto stentata e infatti la Sasa dopo pochi mesi rinunciava ma il sindaco Giuseppe Rea non si arrendeva, anche se nel bilancio comunale non potevano essere iscritte le spese di trasporto pubblico. Infatti riusciva ad acquistare gli 8 autobus e resisteva fino al 1953, quando poteva passare il servizio alla Provincia. L'area di servizio si allargava all'interurbano e poi all'intero territorio, subentrando alle imprese private. Aperto al traffico, il nuovo corso della Libertà accoglieva nel 1960 gli autobus Apam, che liberavano così lo storico capolinea di via Mazzini. Altri spazi di capolinea anche in corso Vittorio Emanuele, davanti al Palazzo del Diavolo. Nel 1964 veniva cancellata la figura storica del bigliettaio, sostituito dalla macchinetta a moneta. Anni dopo, altre macchinette e i mantovani dovevano fare i conti con un astruso termine come "obliterare". Tornava a vivere la Mantova-Peschiera, dal 1967, ma su gomma: gli autobus seguivano la stessa linea, mentre si smantellavano i binari e le storiche littorine andavano in pensione. Nel 1969 il ministero dei Trasporti decideva che, da verdi, gli autobus urbani dovevano diventare gialli e gli extraurbani azzurri. L'era del trasporto su gomma si era aperta molti anni prima: nel 1932, il Comune di Mantova aveva affidato all'Impresa autoservizi fratelli Lazzi di Pistoia la rete di autobus su 4 linee urbane che, dalla stazione ferroviaria, si allungavano fino a Cerese, Bancole, Borgo Chiesanuova, Frassine. Con la seconda guerra mondiale, riuscirà ad andare avanti fino al 1942. Negli anni successivi entravano in scena la Sitarl, la Siamic e altre aziende minori. La gomma aveva cancellato per sempre i tram elettrici, che la Società elettrica bresciana aveva avviato addirittura nel 1908, prima linea dalla stazione ferroviaria a Porta Mulina, aggiungendone altre due nel 1914. Altro passo nel 1925, fino agli Angeli, al Dosso del Corso, a Montanara, alle Grazie e poi, nel 1928, il collegamento con il nuovo ospedale del Pompilio. Nel 1932, tramontata subito l'idea dei filobus, fine del trasporto tranviario urbano, mentre continuava l'extra-urbano. Passo d'addio definitivo dei tram la mattina del 30 maggio 1953: la carrozza 7 imbarcava in piazza Cavallotti 30 scolari dell'Ardigò, con il maestro Tonino Miglioli per l'ultima corsa, fino a Ognissanti.