Cassazione, il Pg: processo Stasi da rifare

ROMA L'omicida di Chiara Poggi «doveva conoscere bene non solo la vittima ma anche la sua abitazione, e se questo non conduce necessariamente ad Alberto Stasi, è anche vero che dagli atti non risulta ci fossero molte altre persone sotto Ferragosto a Garlasco e soprattutto che avessero un movente». È uno dei passaggi fondamentali della requisitoria del sostituto procuratore generale Roberto Aniello pronunciata in Cassazione nel processo apertosi ieri sul caso di Garlasco. Un passaggio che, secondo l'accusa, rappresenta «un indizio grave e preciso di cui i giudici di merito hanno fatto una illogica svalutazione». E anche su questa base che poggia la richiesta avanzata in aula di annullare la sentenza di assoluzione emessa in secondo grado e di disporre un nuovo processo. Alberto Stasi era in aula, accanto ai suoi difensori, ed ha preso spesso appunti durante l'intervento del rappresentante dell' accusa. «Non parlo», si è limitato a dire ai giornalisti quando lo hanno avvicinato. Ora saranno i giudici della Suprema Corte - il dispositivo della sentenza sarà reso noto oggi alle ore 10 - a stabilire se l'impianto delle assoluzioni disposte su Alberto Stasi in primo grado e in appello sono valide o meno. Ma intanto ieri in aula il sostituto procuratore generale ha calcato la mano ripercorrendo le tappe fondamentali della vicenda e ripetendo più volte il termine «illogicità». «Se c'è un caso - ha detto - in cui le sentenze di merito palesano illogicità, lacune e incongruenze è proprio questo. Per l'avvocato del ragazzo, Angelo Giarda, «nessun giudice ha identificato gravi indizi di colpevolezza contro Stasi nei sei anni di procedimento». Secondo il legale «se qualcosa non ha funzionato è lo sforzo investigativo disposto dall'ufficio dei pubblici ministeri che si sono ostinati solo su Stasi».