Il futuro dei monumenti con Palazzo Te allo specchio

di M.Antonietta Filippini Palazzo Te allo specchio: un nome suggestivo - il pensiero corre alle Pescherie - per una mostra (13 gennaio-10 febbraio) e un convegno (7 febbraio) su "Quale futuro per i beni architettonici? Progettare tra fotografia digitale e rilievo per la valorizzazione del patrimonio". L'obiettivo è molto alto: aprire il dibattito su che fare di beni architettonici che richiedono continui e costosi restauri anche alla luce della mancanza di fondi. A organizzare mostra e convegno sono insieme le Regge dei Gonzaga, il Centro Internazionale di Arte e Cultura di Palazzo Te e il Politecnico di Milano-Mantova. Il curatore è Alessandro Bianchi, docente del Politecnico che per anni ha tenuto un laboratorio di rilievi e progetti ad Architettura in via Scarsellini. Cosa si vedrà nella mostra alle Fruttiere di Palazzo Te? «Ci saranno 10 grandi pannelli, circa due metri per cinque con i rilievi che abbiamo eseguito a Palazzo Te, in due anni di lavoro degli studenti». La tecnica che avete usato, il fotoraddrizzamento, è abbastanza nuova. «Associa la precisione della proiezione ortogonale del prospetto, ben misurabile, alla precisione della fotografia che fa vedere i materiali ma è di sua natura prospettica, quindi imprecisa nelle misure». Insomma, vedremo nei dettagli le facciate di Palazzo Te con tutte le crepe, i piccoli distacchi di materiale, le tracce di umidità. «Prospetti su larga scala con i colori e la corposità che appaiono nella fotografia. Nel nostro lavoro di rilievi fotografici e disegni abbiamo tenuto presente anche la lezione di Luigi Ghirri, abbiamo preso ispirazione dalla sua opera fotografica e in particolare dal suo lavoro sui paesaggi italiani in modo che la rappresentazione di questa architettura non avesse solo carattere di oggettività, ma anche una valenza romantico sentimentale. Alla mostra, inoltre, ci saranno disegni di come è cambiato nei secoli il palazzo, grazie a confronti fatti con rilievi precedenti documentati. In origine ad esempio c'era un basamento sparito secoli fa». Come laboratorio di rilievi, professor Bianchi, vi siete occupati non solo di Palazzo Te. «Abbiamo fatto il rilievo completo di piazza Sordello, cui seguì l'anno scorso una mostra alla madonna della Vittoria . Nel corso di otto anni, poi, ho guidato rilievi anche in provincia, municipi, chiese. Di questo lavoro, saranno proiettati dei video». Rilievi sempre più precisi e utilizzabili per i restauri sono sicuramente importanti e sarà interessante vedere i pannelli, visto anche che tramite le Regge dei Gonzaga e il Comune, Palazzo Te vedrà iniziare i lavori di restauro della facciata principale, ma il convegno va oltre, si interroga sul futuro. «Si parlerà di Giulio Romano e di Palazzo Te, ma si guarderà oltre. E' importante la presenza del sindaco Sodano, di Crespi presidente del Centro Te, del pro-rettore Bucci e di Elena Aiello delle Regge dei Gonzaga oltre a Pasqui (direttore Dastu del Politecnico). Bucci parlerà di "Un progetto per la storia" e quindi ci saranno i relatori, due della Columbia University: Francesco Benelli (Giulio Romano fra canone ed invenzione) e Mark Rakatansky (Come Palazzo Te ci guarda nel guardarlo) e uno di Yale, Mario Carpo (Pictura quasi fictura. Tecnologia dell'immagine di architettura da Alberti a Photoshop). Inoltre Sergio Crotti, del Politecnico (Architettura, memoria, progetto) e Marco Gaiani di Bologna (Sistemi informativi e comunicativi per l'architettura: il caso Palladiolibrary). C'è poi Andrea Bruno del Politecnico di Torino con un esempio di riutilizzo di monumenti in età contemporanea». Qui appare più evidente il nodo "quale futuro per i monumenti". Di cosa parlerà Bruno? «Specchio e raddoppio, il restauro della Cappella delle Brigittine a Bruxelles. Bruno ha lavorato moltissimo sul patrimonio storico, anche sul medievale, con i castelli. Ha realizzato il museo di archeologia a Màa a Cipro, il recupero dell'Anfiteatro di Tarragona in Spagna, il museo della Corsica a Corte e il centro culturale nel Castello di Lichtenberg , in Alsazia, per citare alcuni esempi». Ma se i soldi per i restauri non ci sono, cosa si può fare? «Il punto è questo, bisogna accettare di ragionare in termini di mercato, cercare finanziatori anche all'estero che abbiano un tornaconto. Non tutto può diventare un museo. Penso a decine di ville del Palladio che hanno il tetto sfondato». Davanti a questi discorsi scatta il terrore-Disneyland, negozi e vetrine negli archi del Colosseo. Del resto i continui crolli a Pompei... Elisabetta Nervi ha posto il problema del futuro della cartiera Burgo di Mantova, che ha solo mezzo secolo ed è in attività, ma prima o poi potrebbe dover cambiare destinazione. E ha suggerito di contattare Docomomo. «Certo è impensabile trasformare la cartiera di Pierluigi Nervi in un museo. Docomomo fa un buon lavoro sull'architettura del Novecento, ma il riutilizzo riguarda anche periodi più antichi. Non parlo dei monumenti più insigni, ma tanti altri vanno comunque salvati dal degrado e utilizzati. A Firenze, la badia di Fiesole è stata restaurata e oggi ospita un'università americana. A Roma, Diego Della Valle che finanzia il restauro del Colosseo. All'estero, specie in Germania e Inghilterra sono molti gli esempi di nuovo costruito accanto all'antico, ma il loro passato da salvare non è paragonabile con il patrimonio italiano, o mantovano. C'è anche tutto il discorso dell'archeologia, un capitolo delicatissimo, che in Spagna tendono a risolvere lasciando visibili i resti, ma costruendovi sopra altri edifici. Di fronte all'architettura del Rinascimento bisogna cercare fonti di finanziamento, che non possono più essere lo Stato, valutare utilizzi redditizi ma rispettosi e cercare un dialogo nuovo con le Sovrintendenze. Di sicuro, il modo di tutelare una statua (che può essere coperta da una pellicola protettiva o portata in un interno) non è lo stesso dell'architettura, che se non vive muore. Bisogna avere più fiducia in noi stessi, altrimenti avanza solo il degrado».