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QUINGENTOLE La massima equità nella ripartizione dei fondi, il recupero totale dei centri storici, l'urgente chiarezza sulla contribuzione pubblica ai privati per la ricostruzione. Sono queste le tre maggiori preoccupazioni del sindaco Alberto Manicardi ad un mese dal sisma del 29 maggio che ha devastato il cuore antico di Quingentole. Chiusa al transito dalle transenne attorno alla chiesa gravemente lesionata, l'odierna piazza Italia, sorta su un impianto quattrocentesco, si presenta con quasi tutti gli edifici transennati, di cui quattro palazzi da recuperare, così come da recuperare è una porzione della villa vescovile che ospita il municipio, incluso il teatro in parte crollato. Ad oggi sono stati presentati progetti di messa in sicurezza e di recupero per un totale di un milione e 300.000 euro. Resta fuori il recupero degli edifici privati storici. «La mia maggiore preoccupazione è che ci sia equità nella ripartizione dei fondi tra le regioni colpite e tra i paesi colpiti dal sisma. Entro fine luglio occorre concludere la stima dei danni e mi aspetto che i fondi siano ripartiti sulla base di questi danni accertati e non di altri criteri. Poi mi aspetto – prosegue il sindaco – che arrivino presto risposte certe ai cittadini che devono recuperare la propria abitazione, i quali devono sapere in che misura potranno contare sui contributi dello Stato e su altri aiuti. La gente ha bisogno di sapere se sarà in grado oppure no di recuperare la propria casa. Quasi tutti gli sfollati qui a Quingentole, tranne una famiglia, hanno trovato una sistemazione e si apprestano a fare i lavori di ripristino. Purtroppo non c'è ancora un quadro complessivo dei danni all'edilizia privata, e sarà quello che darà la misura del danno subito dal territorio. Un altro dei gravi problemi per la nostra comunità è la chiusura di piazza Italia, che ha sofferto pesantemente del terremoto e si presenta con quasi tutti gli edifici transennati». «Pesante – prosegue il primo cittadino – è il danno alla chiesa parrocchiale, attorno alla quale è delimitata la zona rossa che di fatto taglia in due il paese. La volta settecentesca è completamente lesionata ed il timpano è a rischio di crollo, perciò occorre procedere con urgenza alla messa in sicurezza. Abbiamo presentato un progetto per 150mila euro di spesa. Solo questo intervento permetterà di riaprire la piazza. La chiusura, ormai da un mese, penalizza molto l'attività dei negozi. La tabaccheria e la parrucchiera sono anche stati costrette a chiudere per alcuni giorni essendo vicini alla zona rossa, e anche i due bar hanno avuto problemi, specie il bar Sport che ha ripreso a lavorare dopo un mese. L'autobus dell'Apam non potendo passare – continua Manicardi – ha spostato la fermata nel piazzale della palestra. Stiamo preparando un progetto per la messa in sicurezza di 4 palazzi privati in piazza Italia più altri 5 edifici, sempre privati, perché vogliamo salvaguardare il nostro centro storico, che è punto di aggregazione fondamentale in un paese come il nostro ed ha un valore che vorrei fosse compreso dalle istituzioni che sono lontane da realtà come le nostre. Vorrei che il terremoto fosse foriero di questa riflessione da parte di chi ha avuto atteggiamenti lassisti fino ad oggi, e penso all'Agemnzia interregionale per il Po, l'Aipo oppure alla Regione». «Non vogliamo fare la fine del Belice, se il centro storico non fosse mantenuto rischieremmo la disgregazione, torneremmo al Medioevo quando vi erano solo nuclei sparsi. Sulla forza del centro storico come luogo di aggregazione si gioca anche la prospettiva di carattere economico di paesi come il nostro. E' ovvio - conclude il sindaco Manicardi - che questo recupero del cuore storico del nostro territorio va ripensato in chiave antisismica, quindi io dico che bisognerebbe intervenire con un piano generale di rilancio di tutto il territorio». Roberta Bassoli