Piccola consolazione Il Comune è assicurato

di Gabriele De Stefani wPOGGIO RUSCO Cinque giorni dopo i due cazzotti che il terremoto ha piantato al ventre della Bassa martedì e prima di quello delle 21.20 di ieri, per Poggio Rusco la strada verso la normalità è accidentata. Non potrebbe essere altrimenti. In mezzo a cotanta forza della natura e alla paura che non molla nessuno, parlano le immagini e i numeri. Le immagini dei simboli del paese destinati a mesi se non anni di inagibilità: la chiesa del Santissimo Nome di Maria bucata nell'abside, il campanile forse da smontare, il municipio pieno di crepe, la torre falconiera piegata. I numeri delle conseguenze del sisma: 320 sfollati la prima notte di cui 200 ancora fuori casa, 60 abitazioni dichiarate inagibili di cui 34 per sempre, otto edifici pubblici sotto controllo, almeno due milioni di euro di danni che graveranno sul Comune. Ora la Bassa non sonnecchia più. L'hanno scaravoltata e reagisce. «In questi giorni celebriamo messe bellissime – prova a sorridere il parroco don Tonino Frigo – c'è una grande partecipazione e la gente si sta aiutando con una fratellanza che nonostante tutto riempie di ottimismo. Tutte le attività proseguono perché noi mica ci fermiamo per quel deficiente del terremoto». Fabio Zacchi, vicesindaco iperattivo nella gestione dell'emergenza, annuisce e concede l'encomio ai suoi volontari: «I campi di accoglienza li abbiamo montati e fatti funzionare da soli, con 40 giovani che premieremo». Prete e vicesindaco, autorità religiosa e civile. Tutti e due hanno i simboli feriti, tutti e due organizzano la risposta della Bassa. Zacchi è con il sindaco nella sede comunale di via Garibaldi che di solito ospita sportello alle imprese e anagrafe ma che il terremoto ha trasformato in un municipio volante. I 35 dipendenti si sono trasferiti qui e da oggi potranno piazzarsi anche in una manciata di tende regalate dalla Skf, l'azienda proprietaria della ex Glo. Turni rifatti per garantire una presenza 24 ore su 24. Il sindaco Sergio Rinaldoni ha appiccicato il suo numero di cellulare sulla porta. Al bando la privacy, chiamatelo quando volete. Chiesa e campanile. La chiesa del Santissimo Nome di Maria con il suo campanile è la grande malata del paese. A curarla penseranno i tecnici della diocesi, che stamattina torneranno sul posto. Nessuno ha più varcato la porta dopo la prima scossa di martedì scorso, quella delle 9. Riusciamo a passare. Fuori, in piazza Matteotti, è tutto sbarrato. Dentro ci sono pietre e calcinacci ovunque. Su pareti e coperture è uno stillicidio di crepe, fessure, pertugi. Il catino absidale è sventrato: il terremoto ha aperto un buco e regalato una ferita profonda alle spalle dell'altare. Gli archi di tutta la navata sono attraversati da crepe, che sopra all'ingresso sono lunghe metri e fanno penzolare cornicioni rimasti con il fiato sospeso. È il riflesso interno di quello che si vede da fuori: una chiesa con la facciata leggermente piegata in avanti, quasi staccata dal resto dell'edificio settecentesco. La piazza restituisce agli occhi anche la minaccia del campanile. Il pericolo imminente è lì: «Un'altra scosserella e sarebbe caduto» indica Zacchi. Fortunatamente la botta delle 21.20 dirà che la profezia è sbagliata. Resta il fatto che l'ipotesi più probabile, tra quelle al vaglio dei tecnici, prevede l'anastilosi, cioè lo smontaggio pezzo dopo pezzo in vista di una futura ricostruzione. Intanto i quadri della via Crucis sono stati tutti trasferiti in città, per dormire sonni un po' più tranquilli a Palazzo Ducale. Per le tele dell'altare bisogna fare i conti con la complessità del trasloco, ma l'ora di fare le valige potrebbe scoccare molto presto. La chiesa si svuota per resistere, mentre tutti pregano che l'incubo finisca. Assicurazione a sorpresa. Nella mini-unità di crisi volante allestita dal Comune in via Garibaldi pezzi di giunta fanno i primi conti: tra municipio, scuole elementari, torre e palazzetto dello sport (il meno grave) ci sono lavori per almeno due milioni di euro. Ma Rinaldoni cala l'asso tenuto inconsapevolmente nella manica. Se qualche politico illustre è diventato celebre per aver ricevuto una casa gratis senza accorgersene, il sindaco di Poggio a sua insaputa aveva ben altro: «Ce ne siamo accorti in questi giorni: tra le varie polizze assicurative ne abbiamo una contro eventi sismici. Ora dovremo vedere quale sarà la misura dell'indennizzo». Piccolo colpo di fortuna in un disastro grande. Il campo. La prima notte, martedì, in 320 avevano dormito tra la tensostruttura e le tende nel campo da calcio. Poi la lenta discesa fino alle duecento persone di sabato. Quasi tutti si presentano qui solo in serata, dopo il lavoro o un giro altrove, così ieri è stata una domenica pomeriggio per pochi tra tende e container. Oggi avrebbe dovuto essere il giorno in cui far rincasare le decine di famiglie che possono permetterselo perché la loro abitazione ha retto. A quasi una settimana dai cazzotti di martedì sembrava una scelta ragionevole. Ma alle 21.20 di ieri l'orologio è tornato indietro. Siamo ancora nell'immediato post-scossa e con gli occhi sbarrati.