31 maggio 2012 —
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sezione: Nazionale
la chiesa e gli scandali Santo Padre, nemmeno la roccia resiste nNel corso di un recente dibattito televisivo, il mantovano-bolognese don Giovanni Nicolini è intervenuto sulle tristi vicende che stanno imperversando intorno e dentro il Vaticano. A suo parere, tali episodi si collocano in una fase di acuta ma provvidenziale transizione, che scuote e percorre l'intera Chiesa cattolica. Si tratta , infatti, di una crisi che rompe e insieme costruisce, nel corso del cammino verso una speranza nuova, verso un nuovo volto della Chiesa. Così come avvenne sotto la spinta di san Francesco d'Assisi. Circa l'ipotesi di dimissioni da parte di un addolorato e stanco pontefice, don Nicolini ha ricordato che già durante il periodo più invalidante di Giovanni Paolo II era emersa una simile eventualità, che però fu opportunamente fatta decadere, perché, proprio in tale circostanza , il capo della Chiesa ebbe modo di manifestarsi nella sua umanità e nella sua fragilità: con il medesimo volto sofferente di Gesù. Ora anche Benedetto XVI patisce il dramma del "servo sofferente ", cantato dal profeta Isaia ( 53 ), che lo stesso Ratzinger ha presentato come la figura che circonda e compenetra il sacrificio di " Gesù di Nazaret " ( cfr. capitolo 7 della seconda parte dell'opera omonima ). Don Nicolini ha osservato che esistono sciagure ben più gravi che dovrebbero preoccupare la Chiesa, a partire dal continuo allontanarsene delle persone. Poi stava per parlare della famiglia "naturale" , ma la breve discussione fu interrotta per esigenze di programmazione. Mi permetto di continuare il discorso, in merito. Benedetto XVI si recherà negli ultimi tre giorni della settimana a Milano, per partecipare all'incontro mondiale delle famiglie. Nella vicina Gallarate si trova il cardinale Martini, un altro personaggio della Chiesa, fisicamente molto sofferente, ma dotato di grande spirito profetico. Certamente Ratzinger conosce alcune sue recenti provocazioni. Farebbe bene a tenerne conto, senza ripiegamenti, ma anche senza chiusure aprioristiche di fronte ai cambiamenti della società. " Io ritengo che la famiglia vada difesa perché è veramente quella che sostiene la società in maniera stabile e permanente per il ruolo che esercita nell'educazione dei figli. Però non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili. Se alcune persone, di sesso diverso oppure dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia, perché vogliamo assolutamente che non sia? La Chiesa cattolica promuove le unioni che sono favorevoli al proseguimento della specie umana e alla sua stabilità , e tuttavia non è giusto esprimere alcuna discriminazione per altri tipi di unioni " ( cfr. pp. 50 - 51 in " Credere e conoscere", 2012 ). Perché continuare la guerra , e non fare invece pace con tutte le altre famiglie ? Se non si rispetta la libertà umana e il primato della coscienza, nemmeno la roccia resiste. Egidio Lucchini anticipo scuola Noi, parte integrante del sistema scuola nSosteniamo con forza le posizioni chiare e determinate delle colleghe dell'istituto comprensivo di Virgilio, contro l'anticipo del calendario scolastico al 5 settembre per le scuole dell'infanzia statali, solamente Lombardia. Non ci pesa certo la settimana in più di lavoro (quanto lavoro svolto in tanti anni con passione e… gratuità proprio dai docenti-infanzia!) ma il 5 settembre offre un'idea di mero servizio piu' che di vera scuola! Qual è il senso della nostra appartenenza agli istituti "comprensivi" se viene cambiata anche la consueta omologazione temporale (almeno di inizio-anno) con gli altri ordini scolastici? Siamo dunque solo assistenza? se proprio dobbiamo iniziare anticipatamente, per andare incontro alle esigenze delle famiglie,lo si faccia tutti insieme: scuole dell'infanzia, scuole primarie e scuole medie. Ci sentiremmo davvero parte integrante del sistema-scuola. Le docenti delle scuole dell'infanzia "Rodari" e "Collodi" I.C. San Giorgio canottieri in assemblea Quell’aumento sa di presa in giro nCanottieri Mincio specchio dell'Italia. Basta ricordare come si è comportato il dottor Manerba nel suo ultimo mandato e come ha ridotto la sede che avrebbe dovuto tutelare. Successivamente, consiglio dopo consiglio, siamo arrivati all'attuale cda che presenta molte analogie con gli attuali partiti. Di destra, di sinistra, di centro e di combinazioni varie. Tutti uguali quando si tratta di trasparenza, stipendi assurdi, quote clientelari, assunzioni strane e, infine, come da prassi, aumento delle quote per sanare i debiti. Al tal riguardo ricordiamo la quota imposta a chi pratica sport, con mezzi propri. Una quota fantasiosa che nessun consiglio si era mai inventato perché, ancor prima di danneggiare le persone, danneggia lo sport. Ci sarebbero altre perle da segnalare, ma ci soffermiamo solo sull'assemblea convocata presso la sala del MAMO sabato mattina 9 giugno. Una novità assoluta. Non era mai successo. Fra l'altro, due assemblee convocate in una sala a pagamento quando si dispone di una sede che non costerebbe nulla e, in orari diversi, garantirebbe una maggiore partecipazione. D'istinto viene da pensare che questo consiglio non sia interessato né al risparmio, né alla partecipazione. Se chi vuole ottenere l'aumento delle quote, non si preoccupa di spendere soldi che potrebbero servire all'acquisto di attrezzature necessarie alla sede e, al contrario, dilapida il denaro per indire assemblee in sale a pagamento, scade nell'incoerenza e lascia aperta la porta a ogni dubbio. Pertanto, invitiamo tutti i soci che amano la Canottieri Mincio a partecipare numerosi all'assemblea di sabato mattina 9 giugno nella sala del MAMO, per rifiutare un aumento che sa di presa in giro. In pratica, è giunto il momento che i soci partecipino più attivamente alle decisioni della sede. Soprattutto i giovani. Il futuro gli appartiene e sono loro che devono impegnarsi a traghettare la sede verso un domani migliore. Siamo diecimila soci. Una città. Una città da rispettare e gestire con partecipazione e trasparenza. Senza furbate Comitato "L'altra Canottieri" malattie e invecchiamento E se mettessimo al bando il fumo? nGentilissimo Direttore, il fumo di sigaretta, com’è stato definitivamente accertato, facilita l’insorgenza di tutte le forme tumorali maligne, non solo di quella polmonare a tutti nota, oltre a essere il principale responsabile di tutti gli accidenti cardiovascolari. E’ ora noto anche che chi fuma invecchia più rapidamente. Il fumo è anche la causa, diretta o indiretta –e a una stima per difetto- di oltre un terzo dei ricoveri ospedalieri, con costi enormi a carico della collettività non coperti dai Monopoli di Stato. Sarebbe giusto che tali costi gravassero su chi li genera, cioè sui fumatori. Nessun Governo ha la forza necessaria per mettere al bando il fumo, ma per tassarlo in modo adeguato in modo da far fronte ai costi da esso provocati forse sì. Almeno questo sì abbia il coraggio di farlo. Dobbiamo voltare pagina: anche la televisione dovrebbe a mio avviso svolgere opera di informazione e di educazione. Omar Valentini