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di Andrea Di Stefano wMILANO La bomba è arrivata pochi minuti dopo le 15.30 sotto forma di un take dell'agenzia Reuters che annunciava che il capo economista della Bce Juergen Stark era sul punto di consegnare al presidente Jean Claude Trichet le sue dimissioni. Dopo pochi minuti la conferma in un comunicato dell'Eurotower: «Juergen Stark, membro del Comitato esecutivo e del consiglio direttivo della Banca centrale europea, ha informato il presidente Jean Claude Trichet che per ragioni personali lascerà l'incarico prima della scadenza del 31 maggio 2014». Uno tsunami si è così abbattuto sui mercati che hanno cominciato ad essere invasi dalle vendite sia sulle piazze borsistiche (da Madrid a New York passando ovviamente per Milano che alla fine ha lasciato sul terreno quasi il 4,93%) sia sul segmento obbligazionario, dove lo spread è schizzato oltre i 370 punti per ripiegare a 340, senza risparmiare il mercato dei cambi dove l'euro ha subito una pesante flessione a 1,36 toccando i minimi degli ultimi sei mesi nei confronti del dollaro. La commissione bilancio della Camera ha addirittura sospeso i lavori per analizzare le dimensioni del terremoto scatenato dalle dimissioni del capo economista della Bce. «Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann è impegnato a garantire la stabilità dell'euro», ha assicurato il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti si è limitato ad una delle sue solite battute: «Vengo dalla Germania, dove ho parlato con un autorevole filosofo tedesco...». Il ministro è a Marsiglia, dove la notizia delle dimissioni di Stark è piombata mentre è in corso il G7 finanziario. Nella trojka economica nessuno commenta e parla solo il vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani che invita «a mantenere i nervi sadi», perchè sull'economia «la politica europea c'è», come dimostra il prossimo voto dell'Europarlamento sulla governance economica. Il comunicato ufficiale parla di dimissioni per "motivi personali» ma lo scontro tra Trichet e il rappresentante tedesco era noto da tempo e ha avuto un epilogo proprio giovedì durante la conferenza stampa del presidente dell'Eurotower che aveva reagito, come mai prima d'ora, criticando proprio le posizioni della Germania. Al centro dello scontro il programma di acquisti di titoli di Stato da parte della Bce mirato a sostenere Spagna e Italia. Il consigliere uscente pubblicherà lunedì un commento sul quotidiano Handelsblatt nel quale ribadisce che serve una «riforma di ampia portata» per garantire la governance fiscale ed economica nella moneta unica, con un «indispensabile» trasferimento dei poteri di bilancio verso istituzioni europee di livello più alto. I bilanci fuori controllo hanno pesantemente minato la stabilità finanziaria dell'eurozona, ha proseguito Stark, che ha evidenziato la necessità di un «salto di qualità» nella cornice istituzionale dell'euro. Stark ha fatto tutta la sua carriera tra banca centrale e ministero delle finanze, ha partecipato in prima persona alla stesura del Trattato di Maastricht ed è considerato un delfino dei due banchieri centrali tedeschi di spessore, Hans Tietmeyer e Otmar Issing. In una nota ufficiale il presidente della Bce Jean Claude Trichet ha ringraziato Stark per il suo contributo all'unità europea per molti anni e ha espresso la sua «personale gratitudine» al banchiere centrale tedesco ricordando il lavoro comune per quasi 20 anni. Nessun commento, invece, dal futuro presidente Mario Draghi mentre la cancelliera Angela Merkel ha diffuso un comunicato significativo dove, dopo aver ringraziato Stark, ha sottolineato che rappresenta quella «cultura della stabilità che serve i cittadini dell'eurozona e a cui il governo tedesco aderisce da sempre». Non è la prima volta che un rappresentante tedesco si dimette dal board della Bce in polemica con la gestione dell'istituto: era già accaduto con un altro esponente dell'ala rigorista, l'ex presidente della Bundesbank Alex Weber. Le indiscrezioni sul possibile successore puntano su Joerg Asmussen, attuale sottosegretario federale alle finanze, che non si discosterà per nulla dalla posizione attuale di Berlino contraria agli aiuti ai paesi dell'Eurozona in difficoltà. ©RIPRODUZIONE RISERVATA