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SUZZARA
Siicurezza, il Pd non fa
che negare l’evidenza

 Ho assistito alla seduta del consiglio comunale di Suzzara del 28/1 curiosa di sentire che argomenti aveva l’Amministrazione comunale in risposta alla mozione sulla sicurezza urbana presentata dal gruppo Pdl. Ho ascoltato con attenzione le dichiarazioni e le proposte di tutti i consiglieri della minoranza, che mi sono sembrate reali e concrete ma sono rimasta allibita e delusa da ciò che hanno espresso i consiglieri del Pd. Le loro dichiarazioni non facevano che negare l’evidenza!
 Il Pd, come sempre, ha accusato i gruppi Pdl e Lega Nord di utilizzare la paura dei cittadini come strumento per ottenere voti: non è così. La paura dei furti esiste ed è concreta proprio come i furti stessi, poco importa che questi reati siano in aumento in tutta la provincia, come ha dichiarato il vice sindaco Africani, ai suzzaresi interessa che chi amministra la città si preoccupi dei propri concittadini. Il consigliere Carra del Pd ha dichiarato che in merito alla sicurezza il sindaco può fare ben poco.
 Come mai, allora, sulla Gazzetta del 29/1 leggo che a Curtatone il sindaco Badolato ha sottoscritto un accordo che rende accessibile a tutti i cittadini un servizio di sicurezza privata a prezzi calmierati?
 Senza parlare del fatto che sarà potenziato il sistema di videosorveglianza sul territorio, sempre per volontà del primo cittadino! Allora mi chiedo: è il sindaco di Curtatone ad essere dotato di super-poteri o è quello di Suzzara che non vuole impegnarsi ad esercitare i poteri che la legge gli consente di avere?
Patrizia Forini

ANCORA CRAXI 1)
Il politico va giudicato
come qualsiasi cittadino

 Penso che l’inquisizione, e come tale cieca e poco documentata, sia lei che la stia facendo, signor Francesco Negrini. Lei vola alto. Non le interessa la cronaca dell’Italia di questi giorni. Non è affatto gossip, purtroppo, quello che sta succedendo al nostro presidente del Consiglio, colui che dovrebbe rappresentare al meglio tutti gli italiani e che invece rende il nostro paese ridicolo. Ma l’apice della sua lettera è: perchè tanto astio verso Bettino Craxi? Perchè negare una piazza a Craxi? Perchè si è reso colpevole di condanne in via definitiva per corruzione e non per le sue idee politiche. Perchè rubava per sè e per la sua famiglia.
 C’è traccia di tutto ciò: non sono invenzioni, ci sono sentenze.
 Almeno 150 miliardi di lire. Aveva almeno quattro conti personali in Svizzera. «La gestione di tali conti, recita la sentenza,... non confluiva in quella ordinaria del Psi, ma veniva trattata separatamente dall’imputato tramite suoi fiduciari... Significatamente Craxi non mise a disposizione del partito questi conti». Ma lei è di un altro partito, quello dei delegittimatori: tutti sono uguali, tutti sono sporchi, è così per lei, non è così per me e per molte altre persone. Lei delegittima la giustizia, non rispetta una sentenza: è lei il giudice. E’ esistito un golpe giudiziario, secondo lei. Lei nega che il politico debba essere giudicato come qualsiasi cittadino. C’è per lei il quarto grado di giudizio: Tribunale, Corte d’Appello, Cassazione e poi c’è lei che giudica tutto e con un magico colpo di spugna, assolve. Gente insensibile che sono i giudici. Craxi aveva «le fisique du rol» ma noi, paese senza memoria, lo dobbiamo invece ricordare per essere un ladro della prima Repubblica.
 Ma il suo paese senza memoria potrebbe facilmente, ad esempio, sostituire l’insegna di una piazza vicino a casa mia: piazza Bettino Craxi già piazza Salvo D’Acquisto. S’immagini che bello sarebbe.
 Un’ultima cosa su ciò che sta succedendo sulle coste del Mar Mediterraneo. Lì sono in piazza con coraggio e indignazione, un po’ li invidio. Qui l’indignazione per ciò che succede nel nostro paese sembra non esserci, soprattutto per colpa di gente come lei.
Flavio Boccanera
ANCORA CRAXI 2)
Ma di quei Torquemada
c’è oggi grande bisogno

 Mai avrei replicato a Francesco Negrini se non fosse intervenuto Nanni Rossi, esponente dello schieramento avverso, per sollecitare al segretario Bersani di sposare le tesi esposte sulle vicende Craxi e dintorni. Ho aderito al Pd perché ne ho condiviso i principi e i valori che ne hanno ispirato la nascita e che si rifacevano agli ideali del socialismo riformista e ho creduto e credo ancora al progetto politico proposto e condiviso, allora, da oltre il 33% degli elettori. Si sapeva e si sa che l’amalgama prevedeva il fondersi di culture e idee diverse che comunque trovavano e trovano fondamento nella carta dei valori e dei principi. Per questo, pur rispettando il pensiero di Francesco e rivendicando la militanza nello stesso partito, credo di avere il diritto di esternare la mia vicinanza a quei «torquemada» che hanno contestato l’intitolazione di una piazza a Craxi con il lancio di monetine e al grido di «Bettino... vuoi pure queste?» Non è sufficiente la tesi difensiva del così fan tutti, tanto meno Sigonella può giustificare tutte le malefatte di una classe politica rea dei disastri di cui ancora oggi ne paghiamo le conseguenze. Da un presidente del Consiglio ci si attende un di più di onestà e soprattutto ci si aspetta che stia dalla parte della legalità, dalla parte delle guardie non dall’altra. Altri lanciavano le monetine, altri sventolavano il cappio in parlamento e che i sodali di Craxi di allora oggi sono alleati di chi ne ha decretato la fine. Quanto sopra vale anche per l’attualità. Aspetto dal mio presidente del Consiglio attuale, un di più di moralità e non è vero che nel privato possa fare quello che ritiene. Fatti salvi i reati, di cui sarà la magistratura ad occuparsi, rimane che, a fronte di un paese che soffre i morsi della crisi, la gente rimane basita per il livello di degrado morale e per lo spettacolo che si offre, indegno di un paese civile. Per questo credo che il paese Italia abbia bisogno ancora di tanti «torquemada» capaci di indignarsi di fronte al degrado morale e corruttivo di cui per troppi anni è rimasto vittima.
Servilio Negri

ANCORA CRAXI
Ce l’hanno con i magistrati
Non a caso stanno nel Pdl

 Mi ritrovo a leggere ancora una volta della santità del signor Craxi. Come sia stato perseguitato e come da povero cristo sia stato lasciato morire in esilio. Si usa in questo periodo storico distorcere ogni significato della parola. E’ incredibile che ancora non si spenga questo livore contro la magistratura da parte dei «socialisti», non a caso un bel mucchietto sono nel Pdl.
Ivano Rodolfi

VELENI DI STATO
Quelle sostanze chimiche
nella Mantova della guerra

 Negli anni della seconda guerra mondiale, l’Italia disponeva un ragguardevole arsenale di armi chimiche. Antrace, iprite, virus, batteri e ordigni incendiari. Queste armi furono abbondantemente utilizzate per reprimere la rivolta in Libia negli Anni 20, per conquistare l’impero del Negus in Etiopia e nella guerra civile spagnola contro le forze repubblicane. Gianluca Di Feo ne parla con dovizia di particolari in un suo saggio - Veleni di Stato, 2009 - che ricostruisce la sorte delle fabbriche della morte anche dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
 A pagina 76 riporta fra l’altro, parlando della produzione di aggressivi chimici nei tragici anni della guerra, che: «Nei documenti alleati, però, compaiono anche tante piccole nuove aziende. A Mantova, da un capannone non localizzato, escono 700 quintali al giorno di un composto legato alla produzione bellica tedesca». Sarebbe interessante conoscere la sorte di questo materiale bellico letale. Se dopo la guerra è finito occultato in qualche discarica, magari nel nostro territorio, come accadde per tonnellate di materiale tossico scaricato addirittura nei nostri mari e tuttora fonte di gravi casi di contaminazione.
- Enrico Ferro

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