Combattenti per la pace

Dialogo tra israeliani e palestinesi. A portarlo avanti il Tavolo della pace che ha organizzato un incontro, al palazzo del Plenipotenziario, tra due pacifisti. Da una parte Roni Segoly, pacifista e attivista israeliano; dall'altra Nour Shehadah, pacifista e attivista palestiense. L'iniziativa era «percorsi di pace e non violenza» messa in piedi dal tavolo della pace della Provincia di Mantova con testimonianze dirette dal Medio Oriente.
Roni Segoly ha 57 anni ed è cresciuto a Gerusalemme; ha aderito all'organizzazione Combattenti per la pace nell'agosto del 2007 e fin da allora ne è stato un membro attivo. Nour Shehadah vive con la moglie a Tulkarem, in Cisgiordania. Ha 40 anni e ora è un operatore sociale, ma è stato un ricercato da parte delle autorità israeliane e leader della sezione locale di Fatah.
Entrambi hanno raccontato le loro storie, toccanti ed emblematiche per come si possa combattere per i propri ideali senza armi ma solo con il rispetto per il prossimo e l'abnegazione. Nour partecipò alla prima Intifada; nel 1988 fu arrestato dall'esercito israeliano; nel 1989 fu arrestato ancora e restò in carcere cinque anni. Nel 2000 prese parte alla seconda Intifada e fu in quell'occasione, dopo aver visto morire i migliori amici, che abbracciò il movimento non violento.
Roni, invece, nel 1975 entrò nell'esercito israeliano; finito il servizio militare lavorò nella polizia e, nel 1983, entrò nello Shabak, il servizio segreto israeliano, lavorando nei territori occupati per combattere il terrorismo palestinese. Ad un tratto, di fronte alle violenze dell'esercito verso i palestinesi, capi che non ci si poteva combattere tra gente che vive nella stessa terra. E scelse la non violenza e l'«amore per gli arabi».