Fuga dal Pdl, Berlusconi in allarme


ROMA. La grande fuga ci sarà. I dirigenti di Futuro e Libertà sanno di essere 'un'offerta politica interessante" e aspettano senza fretta l'esodo dal Pdl, smentendo qualsiasi campagna acquisti. Un nuovo allarme per Berlusconi, già in apprensione per le inchieste di Milano e Palermo. Ieri il Cavaliere ha cosi chiamato i vertici del Pdl chiedendo di «fare di tutto» per frenare l'emorragia.
Nel transatlantico di Montecitorio l'argomento principale non è la legge che si vota in aula, piuttosto chi sarà il prossimo che dal Pdl passerà nella nuova formazione finiana. I primi nomi verranno ufficializzati in una conferenza stampa nei prossimi giorni ma tra i sicuri sembra esserci il deputato abruzzese Daniele Toto, l'ex coordinatore del Piemonte Roberto Rosso e Alessio Bonciani da Firenze, artefice con Deborah Bergamini della rivolta contro Denis Verdini. Lo chiamano disagio i parlamentari pidiellini, ma poi dicono di essere mobbizzati dai capi bastone in tutte le regioni. Tra gli annunciati transfughi ha smentito Giancarlo Mazzucca ex direttore del Quotidiano Nazionale, ma anche i suoi colleghi di partito sono certi che passerà il Rubicone. «Il problema è Berlusconi e i suoi guai giudiziari, come si fa a continuare cosi...», ammette sconsolato un anonimo deputato. Senza contare, aggiunge, che al prossimo giro «la Lega si piglia la metà dei nostri seggi e l'altra metà saranno veline».
Al Senato situazione più coperta e il capogruppo di Fli Pasquale Viespoli è dell'opinione che per ora non ci saranno passaggi clamorosi. «Vedo invece molto forte il partito del proseguimento della legislatura», e spiega che in caso di crisi di governo, non saranno pochi i senatori del Pdl disponibili a sostenere un altro esecutivo. Molto vicini a Fli sono però tre senatori, Andrea Augello, Franco Orsi e Giuseppe Saro che per ora hanno sottoscritto solo un documento chiedendo genericamente un «rilancio del partito». «C'è un grande malessere in tutto il territorio, i sindaci sono lasciati da soli e in alcune regioni non ci sono neppure coordinatori» si sfoga Viespoli, che ha iniziato a Benevento convincendo dieci consiglieri del Pdl (su 14) a ufficializzare il passaggio. Ma in tutta Italia sarebbero ben 2500 gli amministratori locali in fuga, pronti a trovare riparo sotto l'ombrello finiano. Fuori da Camera e Senato altri nomi eccellenti hanno annunciato l'addio. L'ultimo è quello di Alfredo Biondi, ex ministro e uno dei fondatori di Forza Italia che ha dato le dimissioni irrevocabili dalla direzione. Fa le valigie anche Tiziana Maiolo, forzista della prima ora a Milano, e l'ex sindaco Gabriele Albertini sembra essere la pistola messa da Fini sul tavolo di Palazzo Marino, contro la Moratti. In una situazione simile c'è Piergiorgio Massidda, senatore sardo aderente a Forza Italia dal ‘94. Indicato come possibile candidato sindaco di Cagliari, lui assicura che sarà in pista in tutti i casi: «Io sono già la pistola sul tavolo per il Comune, non c'è bisogno che ce la metta Futuro e Libertà». Già perché Massidda le accuse contro «il partito a gestione feudale» le ha lanciate da qualche tempo e prima di Fini, prendendosi gli strali da tutto il partito. «Ora mi danno ragione e se c'è qualcuno che mi fa la corte mentre i miei colleghi di partito mi trattano a pesci in faccia che cosa devo fare?». Deciderà la prossima settimana e certamente conterà il consiglio di Beppe Pisanu al quale Massidda è legato.

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Nicola Corda