la Gazzetta di Mantova — 03 aprile 2010
pagina 34
sezione: CULTURA E SPETTACOLI
S ono i pensieri a essere liberi, in chi è obbligato col corpo a restare chiuso. Camminano nellanimo più profondo, e a volte diventano frasi. Marco Lentini, pseudonimo dietro al quale si cela un detenuto mantovano, con queste frasi ci ha scritto un libro. Io... lAssassino è il racconto della propria esperienza in carcere. Marco sta scontando 21 anni per concorso in omicidio durante una rapina. Tutto comincia un giorno del 1999: in un paese sul lago di Garda un gioielliere perde la vita nel tentativo di difendersi da una banda di rapinatori. È cronaca nera, ma nel racconto persone e luoghi scompaiono per lasciare spazio al groviglio di emozioni. La prospettiva è quella di chi partecipa al crimine e la fronte gli si imperla di sudore perché qualcosa va storto. Subito dopo scapperà in Spagna per vivere da latitante, braccato dalla polizia, e iniziare quindi il suo viaggio del carcere fra quotidiani incubi, sporcizia, sentimenti altalenanti. «Mai stato bravo a scuola - confessa Lentini - per me prendere un sei era la stessa cosa di un dieci. Perché scrivo, allora? Qualche anno fa, nel carcere di Aosta, un insegnante si accorse che ne avevo le qualità. Mi esortò a tentare. Lestate del 2004 fu particolarmente vuota, e iniziai. Da allora ho scritto tre libri, uno di questi è un giallo. Poi un giorno una delle case editrici al quale lo avevo inviato per la pubblicazione mi chiese se potevo scriverne un altro e raccontare lesperienza del carcere vista dal lato più interiore. Ecco il risultato». Un libro lungo 342 pagine, pubblicato da Giraldi editore, che Lentini presenterà alla libreria Mr Libro di Castiglione, in via Garibaldi 6, il 24 aprile (alle 18). Parlare di fatti veri, per giunta tragici, non è stata una decisione facile: «Tra i miei conoscenti cerano favorevoli e contrari. Nel marzo 2008, ero in carcere a Ferrara, ho deciso di scrivere. Ci ho dedicato anche dodici ore al giorno, in ottobre il libro era in buona parte finito». Sangue mantovano. Marco Lentini è originario di Agnolo, piccola frazione fra Magnacavallo e Poggio Rusco. «Ma presto i miei genitori si sono trasferiti per lavoro prima a Milano, poi nellalto Varesotto, poi sul Garda e, io già indipendente, li ho seguiti in questo spostarsi». Il primo arresto a 17 anni, in Svizzera, per il furto di una moto. Il fascino della mala («Allora erano gli anni di Vallanzasca e del terrorismo»). Poi ancora furti, e droga. Una prima accusa di rapina e concorso in omicidio (poi derubricato in omicidio colposo) allinizio degli anni 80 e il carcere come tappa che ogni tanto si ripresenta nella vita. «Basta col crimine» dice oggi, cinquantenne, che beneficia della detenzione domiciliare e durante il giorno esce di casa per lavorare (fine pena 2019). Confessa di voler vivere onestamente, del suo scrivere, e di aver in mente al proposito un nuovo libro. «Che cosè la libertà? Dipende, cè quella del latitante che ha tagliato i ponti con tutto e sa di non avere nulla da perdere, e quella di chi studia e cambia, togliendosi dalle sbarre invisibili che ha dentro sé. Ma in carcere una notte destate lho sognata anche così: correre a piedi nudi in mezzo ad un prato».
-
Francesco Abiuso