Buona partenza per il «tutto Beethoven»

Beethoven è un maestro la cui presenza nei programmi odierni sembra al riparo da qualunque crisi: non c'è stagione che ne faccia a meno, non c'è interprete che non si cimenti con le sue opere, e il buon vento che spinge le pagine del compositore tedesco nel mondo civile è sempre ben teso.
In questo quadro generale, non stupisce che Società della Musica abbia destinato una fetta consistente della sua stagione 2010 - avviatasi due settimane fa con il pianoforte dell'illustre Luis Bacalov - a Beethoven e alle sue Sonate per violino e pianoforte, opere magistrali della sua produzione e fondamentali nella storia della musica cameristica tra classicismo e romanticismo.
Il grande volo sulle sonate si svolgerà in più puntate, per forza di cose, essendo in tutto dieci i numeri di questo particolare genere, ma ha già avuto un primo momento lunedi nell'Auditorium Monteverdi del Conservatorio con il duo di Franco Mezzena (violino) e Stefano Giavazzi (pianoforte), impegnati in quattro lavori selezionati tra i primi scritti dal compositore di Bonn: le Sonate op. 12 n. 1 e 2 (entrambe pubblicate prima della fine del Settecento), e le opere 23 e 24, quest'ultima ben nota con il titolo di «Primavera», che inaugurarono il nuovo secolo.
I motivi di queste sonate, assai conosciute al pubblico, sono molteplici e danno luogo ad uno sfondo ricco di contrasti: dalla brillantezza al lirismo, dalla meditazione all'ironia, unendo gli echi della tradizione (in particolare mozartiana) all'innovazione, ma senza le svolte radicali ed ancora oggi ostiche che si produssero, ad esempio, nei quartetti per soli archi.
Franco Mezzena, violinista di ampia e prestigiosa esperienza, e Stefano Giavazzi, pianista mantovano di belle e consolidate doti, hanno avviato questa integrale con una chiave di lettura che fa ben sperare anche per il prosieguo: insieme ben definito, stile pulito, tecnica dominata, suono comunicativo e pensato. Il tutto senza eccessi di sorta, né sul piano delle sonorità, scelte in vista di un equilibrio costante tra arco e tastiera, e né sul piano dei tempi d'esecuzione, obbedienti ad un ideale di chiarezza utile alla decifrazione totale della trama. Obbiettivi raggiunti con consapevolezza.
Folto il pubblico, lunghi gli applausi, ed un bis a coronamento.
Un ottimo auspicio per il successo finale di questo «tutto Beethoven» il cui secondo capitolo però avremo fra un paio di mesi, all'inizio di aprile. (a.z.)