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«L’Università punti sui master»

 «Ecco, l’università». Con Alberto Grandi, che da via Montanara e Curtatone ogni giorno parte per insegnare a Parma, si entra subito in tema. «Sono stato tra i sostenitori dell’Università a Mantova - spiega - e mi hanno persino coinvolto quando si pensava a un ateneo unico con Brescia che puntasse su Economia. Così com’è, però, c’è da chiedersi che cosa l’Università stia davvero dando alla città».
 «Beninteso - precisa - resto dell’idea che il progetto sia valido e che sia meglio tenerlo in vita, anche per non perdere quello che finora è stato speso. Ma occorre un salto di qualità.
 Quale salto?
 Per non soccombere, e anche per dare all’Università un significato nel panorama nazionale, occorrebbe puntare più in alto nell’offerta formativa. Non più quindi lauree triennali, ma un master, un’alta scuola di formazione, che possa vantare un livello di specializzazione unico, tale da richiamare studenti da tutta Italia.
 E su quale disciplina conviene puntare? Con l’economia, mi viene da pensare, sarebbe difficile competere con Milano.
 Non ho un’idea precisa di quale disciplina. Ma la scelta non potrebbe non tenere conto di quello che è il contesto mantovano. Potrebbe essere azzeccata una specializzazione nell’agroalimentare, oppure nel recupero dei centri storici.
 Oggi la realtà universitaria mantovana è come tripartita: Milano, Pavia e Brescia. A chi toccherebbe prendere l’iniziativa?
 Al Consorzio universitario, senza dubbio. Enti pubblici e privati che sin dall’inizio hanno scommesso sul sistema universitario. Naturalmente, servirebbero fondi: l’eccellenza costa, bisogna fare campagna acquisti fra i migliori docenti. Un master, però, avrebbe due vantaggi.
 Quali?
 Intanto di non essere stoppata dal Governo, che a più riprese ha bloccato la nascita di facoltà e corsi di laurea. Con la scelta dell’alta formazione, poi, da sede decentrata e dipendente dall’esterno, Mantova si trasformerebbe in una mente autonoma.
 Dallo studio alla realtà. Come giudica, da docente di economia, lo stato di salute di quella mantovana?
 Sono sincero: non riesco a non essere pessimista. Per l’Italia e quindi anche per Mantova, che non è messa né meglio né peggio degli altri. La nostra industria, però, dalla chimica alla carta, dipende da centri direzionali che sono altrove. Quanto all’agricoltura, la situazione è ancora più dura perché da anni il settore si regge su contributi. Grazie ai dazi, possiamo vendere e acquistare in Europa a prezzi doppi rispetto a quelli che applica il mercato mondiale. Ma non potrà durare ancora a lungo.
 Chi sopravvivrà?
 Fra le industrie chi saprà specializzarsi. Anche se si tratta di una soluzione solo parziale.
E nell’agricoltura? Come vede la riconversione alla filiera corta, con la vendita diretta al consumatore?
 Un’idea interessante. Ma anche qui è una soluzione solo in parte del problema.
 Non ci resta che il turismo e i servizi, insomma. Ma può un’economia reggersi solo su questo?
 Credo di no, e l’ho sempre creduto. Ricordo un’accesa discussione con Burchiellaro che sosteneva che cultura e turismo avrebbero sopperito al declino industriale. Mantova, poi, certo si presta ad essere contenitore di manifestazioni, ma occorre selezionare. Anziché puntare su una serie continua di festival, meglio scegliere due, tre idee e su quelle puntare tutto. In modo convinto, anche se i risultati non arrivano subito.
 E per l’economia, è resa totale? Su quali specializzazioni conviene puntare?
 Nell’industria è difficile dire: l’amara scoperta è che tutto si può produrre altrove e con meno soldi. Meglio l’artigiano, quello specializzato.
 Da mantovano, cosa la fa arrabbiare della sua città?
 La politica locale. Confesso: sono un nostalgico della prima repubblica. Avrà avuto anche i suoi difetti, ma almeno selezionava l’élite. Oggi la città mi sembra più in mano alle lobby.
 Da cittadino: che cosa secondo lei non funziona?
 Mancano collegamenti. Mi sembra uno scandalo che non ci sia più una stazione degli autobus. E per questioni personali mi sono accorto di come anche i servizi sociali siano peggiorati negli ultimi anni, specie se dalla città ci si sposta nei Comuni limitrofi. A chi amministrerà la città nei prossimi anni, vorrei fare una richiesta.
 Quale?
 Che Mantova decida su servizi e infrastrutture. Ma condivida le scelte con i Comuni limitrofi. Come dicevano gli avvocati di Berlusconi? Che il premier è primus super pares, primo sopra gli altri. Ecco, anche Mantova è prima. Ma ci sono anche Cerese, Curtatone, San Giorgio.

 FORUM ONLINE
Sul sito della Gazzetta (www.gazzettadimantova.it) sono disponibili le precedenti puntate della nostra inchiesta. Hanno già risposto l’architetto Giampaolo Benedini, il libraio Luca Nicolini, Italo Scaietta (Amici di Palazzo Te), l’editore Luciano Parenti e Gilberto Venturini di Slow Food.