«La fame dilaga, stop agli sprechi»


ROMA.Ieri, alla fine dei lavori nel palazzo di vetro della Fao, erano morti oltre 17mila bambini per fame nelle aree povere del mondo. Come ogni giorno. Eppure, di fronte a tutto ciò, il vertice è 'riuscito" a produrre un documento dal quale è stata cancellata la cifra (44 miliardi di dollari) che il direttore generale della Fao, il senegalese Jacques Diouf, chiedeva di destinare allo sviluppo agricolo e alle infrastrutture nei paesi poveri. Il cibo manca, in un anno sono morti 6 milioni di bambini e un miliardo e 200 milioni di persone sono malnutrite e a rischio, in compenso abbondano le frasi vuote, come le intenzioni dell'Occidente. Assenti i presidenti dei paesi del G8, che però anche se lontani saranno stati raggiunti dal deciso monito di papa Benedetto XVI: «Non è possibile accettare opulenza e spreco quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori». Berlusconi era l'unico premier del G8 presente al vertice sul viale delle Terme di Caracalla perché 'padrone di casa". Il premier, tra una barzelletta e una gag, ha ricordato l'impegno (20 miliardi) preso nel G8 dell'Aquila.
Il Papa.«Il numero delle persone che soffrono la fame sta subendo una drammatica crescita - ha ammonito Ratzinger - nonostante la Terra sia in grado di nutrire a sufficienza tutti i suoi abitanti». Il Papa ha chiaramente indicato i mali da estirpare: «L'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, la diminuita disponibilità economica delle popolazioni più povere, il limitato accesso al cibo». Ma non solo, il Papa ha accusato l'eccessivo e sconsiderato uso delle risorse ambientali e, soprattutto, «l'egoismo che consente la speculazione persino nel mercato dei cereali, per cui il cibo viene considerato alla stregua di tutte le altre merci». Un discorso forte, tanto che in un editoriale l'Osservatore Romano si chiede: «Il ragionare lucido e concreto di Benedetto XVI sarà ascoltato? Le sue parole saranno prese in considerazione?».
Ban e Diouf.«Sicurezza alimentare e lotta al cambiamento climatico sono profondamente legati». E' questo il tasto su cui ha battuto con più decisione il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon. «Ritengo cruciale il vertice di Copenaghen sul clima del mese prossimo» ha aggiunto. Il direttore generale della Fao Jacques Diouf aveva chiesto, nel suo discorso di apertura, 44 miliardi di dollari per arginare l'ecatombe nel Sud del mondo. Ma nel documento finale di cifre non c'è traccia. «Il vertice G8 dello scorso luglio all'Aquila è un segno incoraggiante, ma i 20 miliardi di fondi stanziati sono ancora promesse che devono materializzarsi».
Il documento.L'assemblea ha approvato un documento con cinque punti chiave: «Investire in progetti messi a punto dai singoli paesi; rafforzare la governance globale per la destinazione delle risorse; doppio binario negli interventi: azione diretta per combattere la fame, un intervento a medio e lungo termine per lo sviluppo rurale e della sicurezza alimentare; un ruolo forte per migliorare l'efficacia delle istituzioni; assicurare da parte dei paesi donatori risorse in modo tempestivo sulla base di programmi e piani pluriennali». E quest'ultimo punto è davvero paradossale a fronte della cancellazione dei 44 miliardi chiesti da Diouf.
Le proteste.Mentre gli agricoltori protestavano nella zona dell'Esquilino, tenuti lontani dalla vasta 'zona rossa" che ieri ha paralizzato la capitale, i militanti delle Ong internazionali che conducono un forum parallelo a Testaccio hanno allestito una tenda davanti alla Fao. Nel mirino le multinazionali che speculano sul cibo.

Paolo Carletti