06 luglio 2009 —
pagina 14
sezione: Agenda e Lettere
POLITICA
Il Pd a congresso
senza grandi novità
Il PD va a congresso dopo due insuccessi elettorali. Che il partito di opposizione cerchi in se stesso le idee e gli strumenti per competere con possibilità di successo, è un fatto che non può non interessare gli italiani tutti.
Siamo ancora alle prime battute di una disputa che si preannunzia aspra e incerta; ma sin da ora si intravedono le linee su cui intendono muoversi i candidati; due, tre o quattro che siano. Novità, per ora, zero! Ho infatti la sensazione che tutto si muova su binari scontati, tali da non portare nel cuore delle vicende che scuotono la nostra democrazia. E certo importante il ricambio della classe dirigente per portare freschezza e novità; è importante tornare al territorio per capire e cogliere i movimenti che attraversano la nostra società; sono importanti tante altre cose; tuttavia, e il deprimente gossip di queste settimane ne è la spia evidente, mi pare che si voglia ancora percorrere la strada della demonizzazione del leader del PDL, rinunciando ad andare oltre. Ma non dice niente, che il Cavaliere sia ancora lì al suo posto anche dopo vicende che avrebbero annientato qualsiasi altro leader, in qualsivoglia paese del mondo? Ancora non si è capito che la logica di Berlusconi non ha niente che assomigli ai vecchi riti della politica tradizionale e soprattutto alle regole che la governano? Di fronte alle accuse che gli piovono addosso la sua risposta è raggelante ma esplicita: «Io non cambio. Io sono fatto così. Se mi vogliono mi prendono così come sono. Lultimo sondaggio dice che il 61% degli italiani è con me».
Capito? E dentro questa logica che si deve scavare per trovare le risposte adeguate e non già nei rituali tradizionali, ancora adesso messi in scena, e che a molti ormai appaiono come minestre riscaldate.Non è demonizzando Berlusconi che il PD può ritornare a vincere; è capendo e colpendo il «Berlusconismo» che si può competere alla pari. E la «filosofia» di fondo che accompagna e ispira tutta la sua azione, e non solo quella politica, che spiazza tutti quanti. Compresi i suoi alleati.
La vecchia politica, con il Berlusca, è messa fatalmente fuori gioco. E il «berlusconismo» che consente al premier ogni tipo di comportamento; è la sua concezione di vita e quindi della politica, al limite del «legibus solutus» che riesce a trascinare dentro le infinite puntate di una «Dallas» in salsa italiana, in cui tutto e il contrario di tutto si muove davanti a 60 milioni di spettatori acritici, in ansiosa attesa della inevitabile prossima puntata. Solo lapparente «semplicismo» di Bossi è, per il premier, impenetrabile. Anche questo non suggerisce niente? E il «ciarpame» di cui sopra che vince; non i salotti romani. E questo tipo di «politica» che impedisce ogni tipo di riscatto e che porta le classi agiate e quelle cosiddette della «terza settimana», ad essere assurdamente alleate nel voto. E questo cancro che corrode la società, che penetra nelle menti e nei cuori delle persone, che banalizza principi e valori eterni, magari accompagnandosi con ossequi ipocriti verso le istituzioni. E non solo quelle laiche.
E contro questa deviazione culturale che bisogna combattere, proponendo seri e rigorosi progetti che siano, nello stesso tempo, carichi di speranza. E sul terreno delle novità e dei gesti politici che ci si deve smarcare, impedendo che sia il Cavaliere a dettare anche lagenda delle minoranze. Cè bisogno di un progetto rivoluzionario che allontani dal PD la iettatura di partito perdente, incapace di essere alternativa al «sistema» imposto dal Cavaliere.
Alternativa non solo nei numeri ma soprattutto nella coerenza con la storia del nostro popolo. Alternativa: questa deve diventare la parola dordine. «Ai democratici, ora serve un pazzo» diceva alcuni giorni fa Velardi.
«Un pazzo o un uomo concreto che parli diritto e che riesca a mettere fine alla commedia, tutta italiana che è nel PD, la sfida perenne tra Veltroni e DAlema, e che ponga su nuove basi il dialogo con le altre minoranze. Solo un pazzo, perché solo dei pazzi è linnocenza!»
Carlo Grazioli THUN
La Perugini
è fuori strada
In merito alla vicenda della Thun e in particolare ai malori che hanno colpito alcuni lavoratori dipendenti di una cooperativa che lavora allinterno dello stabilimento; abbiamo letto con un certo stupore le dichiarazioni di Monica Perugini esponente del PDCI di Mantova, per questa ragione riteniamo doveroso intervenire per precisare bene la situazione: il sindacato provinciale di categoria, in stretto raccordo con i delegati sindacali, sta seguendo quotidianamente levoluzione dei controlli che sta svolgendo il personale dellASL e fin dora non sono emersi situazioni di nocività di nessun tipo; contrariamente a quanto dichiarato dallesponente politico, lo stabilimento di Mantova dispone di tutte le autorizzazioni e le certificazioni necessarie per svolgere le attività previste; inoltre ci preme sottolineare che tutto il personale dipendente della ditta Thun è regolarmente assunto a tempo indeterminato e nel rispetto delle norme stabilite dal contratto nazionale di settore.
In questi giorni i tecnici dellAsl hanno indicato alcune prescrizioni alla ditta per contribuire a migliorare le condizioni ambientali di lavoro, la rappresentanza sindacale ha accolto con soddisfazione la disponibilità immediata della direzione aziendale ad effettuare immediatamente gli interventi di miglioramento dellareazione nei punti critici del magazzino in cui si sono verificati problemi, interventi tra laltro già realizzati.
Infine la ditta Thun, ha manifestato completa disponibilità ad ulteriori interventi per migliorare le condizioni di sicurezza e ambiente di lavoro. Per queste ragioni riteniamo che lintervento della signora Perugini, sia stato strumentale e poco preciso nelle informazioni.
Filt Cgil-Uiltrasporti Rsu e Rls Thunlogistics
EDILIZIA
La politica
per la casa
Cè stato un tempo in cui ledilizia popolare era guardata come soluzione positiva al problema del dare una casa alle famiglie più disagiate del nostro paese. Certo in quanto espressione della politica di uomini essa portava con sé tutti i limiti degli uomini che lattuavano, tuttavia ci diceva di come la cultura del nostro popolo in fondo fosse attenta allistanza del disagio sociale al punto che quellassegnare un tetto era guardato come ad un dovere primo per il paese. Un tempo nella nostra realtà quelle case erano abitate da persone in difficoltà: principalmente emigrati dal sud e di recente anche da est europei, africani ed asiatici. Il vento ora sembra aver mutato direzione e anche per ledilizia popolare si registra qualche rigidezza e difficoltà, come a Bozzolo dove il neosindaco blocca in un primo tempo la costruzione delle nuove case popolari quindi fa proseguire i lavori. Cosa giace sullo sfondo? Serpeggia la paura. Lei, la paura, è sempre la stessa, anche se ora si concentra sullafricano, lasiatico, lest europeo, sul diverso che diventa un essere quasi virtuale e non una persona, con un nome e un volto, fatta di carne ed ossa, con una sua anima. Certo tra gli emigrati nel nostro paese si registrano anche delinquenze riportate alla ribalta dalla cronaca, tuttavia la numerosità degli onesti silenziosi non sembra trascurabile. Dove ci porta la paura? Una conseguenza possibile sembra quella che non avremo più case popolari da assegnare domani alle famiglie di italiani che probabilmente nelle prossime fasi della recessione economica perderanno il posto di lavoro: si pensi ai lavoratori non garantiti, lanciati per lultima volta sullultima scommessa impossibile delleconomia fantasiosa dei prodotti finanziari derivati, che non avranno più le risorse necessarie per pagare il mutuo, dare da mangiare ai figli, ed altro ancora. Se questo accadrà al disagio di oggi ne aggiungeremo altro domani. Speriamo che così non sia! La politica tuttavia dovrebbe interrogarsi e, quando può, prevenire. Un conto è costruire case popolari, un conto è assegnarle. La condizione sociale sembra un criterio sensato per lallocazione, la famiglia un altro, la fedina penale probabilmente un terzo, comunque categorie come giovani ed anziani dovrebbero trarne beneficio. Occorre vincere la paura. Come fare? Rispondere non é facile. Partire da azioni concrete come la dislocazione in quartieri ed aree territoriali diversificate, come propone a Parigi il sindaco Delanoe, potrebbe innescare meccanismi che evitino la creazione di quartieri dormitorio se non ghetto, facilitare lintegrazione e ridurre il malessere diffuso tra la gente di cui si leggono sintomi evidenti anche a Mantova con Lunetta.
Antonio Sandri Giuseppe Beccari