ARCHIVIO la Gazzetta di Mantova dal 2003

Senza Titolo


NASCE IL PDL 1)
Senza il Sud si va
da qualunque parte

 Il primo grande Congresso del Pdl è stato spettacolare, un evento che ha portato ulteriori sostenitori alla fortissima coalizione guidata da Berlusconi. Per un momento anch’io sono stato tentato... ma in politica è sufficiente toccare un nervo scoperto per deludere un potenziale elettore. Questa imprudenza è stata compiuta da Formigoni, Governatore della Lombardia, e dai moltissimi delegati che lo hanno applaudito. Egli, lanciando frecciate alla Lega Nord, ha sostenuto a gran voce che senza il Sud non si va da nessuna parte. Grave imprecisione, falsità, errore di valutazione politica. E’ bastata una parola fuori posto; l’affermazione corretta sarebbe stata: «con il Sud non si va da nessuna parte..».
 Qual è la più grande industria del Paese? La criminalità organizzata, la quale trascina fuori dalla legalità miliardi e miliardi di euro prodotti con il lavoro onesto di milioni di cittadini. Mafia, Camorra e’Ndrangheta non mi pare siano nate e cresciute in Padania. A Formigoni, e a chi lo applaude, ricordo che il Nord ha inviato per 60 anni al Mezzogiorno un fiume di denaro incalcolabile. Molte intelligenze umane e una meravigliosa natura non sono sufficienti per far decollare il meridione, nemmeno con fiumi di denaro e agevolazioni a fondo perduto. Senza il Sud, l’Italia sarebbe la prima potenza europea, senza rivali e con aziende leader al mondo per tecnologia e volumi d’affari.
 Per questo non potrò dare il mio voto a Berlusconi, nonostante sia il più bravo, il più simpatico e il più dinamico politico italiano.
Marco Chierici

NASCE IL PDL 2)
Eppure lo strapotere
può essere battuto

 Rispetto all’evolversi delle vicende politiche nostrane ho l’impressione che la posta in gioco Si sia esponenzialmente alzata. Stiamo assistendo all’esperimento di una destra populista che vince anche quando attacca il Capo dello Stato, che sfida le Istituzioni di controllo, che calpesta la Costituzione e i sindacati (uno) e punta a svilire il ruolo del Parlamento. Una destra che ha accettato un patto al ribasso con la Chiesa, delegittima il ruolo delle forze dell’ordine e che non riesce ad affrontare la crisi economica.
 Nasce il PDL. Sorprendente, ad esempio, la passività con cui Forza Italia e An si sono sciolte (soprattutto la passività della seconda) in questo partito.
 Il dibattito culturale è modesto, quello politico inesistente: la discussione non va oltre le quote e la spartizione di poltrone. Eppure sono convinto che realizzare un partito non sia la stessa cosa che farlo vivere e durare nel tempo, soprattutto se l’obiettivo è quello di dare compiutezza alla cavalcata trionfale del Premier e di rendere un giorno possibile il passaggio da Berlusconi al berlusconismo, intesa come eredità politica sempre più radicata nella storia del Paese. Eppure non mancano i primi segnali di inquietudine nella maggioranza: dal dibattito acceso sulle denunce dei medici per i clandestini al testamento biologico, dalla mancanza del numero legale al Senato per la riforma Brunetta allo scontro continuo tra il Presidente della Camera e quello del Consiglio. Guardando al PD, perché continua a rimanere un tabù la parola sinistra o meglio, l’idea di una nuova sinistra europea e riformista? L’Italia è governata da una destra aggressiva e realizzata, una destra che ha espulso anche l’anima più cattolica dell’UDC. Come può ciò che si oppone a questo non definirsi Sinistra?
 Dobbiamo imparare a restituire un nome alle cose, leggendo Berlusconi esclusivamente per quello che è: un potere anomalo e vincente che, nel corso di un quindicennio, ha saputo conquistarsi il consenso di quasi tutti i media. Un potere che, tuttavia, può essere battuto, come qualcuno ha fatto per ben due volte.
 Nelle prossime settimane Berlusconi cercherà di prendere quello che gli manca portando la sfida nelle roccaforti della sinistra: Bologna, Firenze, etc. Per il Quirinale c’è ancora tempo. Credo serva l’impegno di molti.
Edoardo Agosti

INCHIESTA TANGENTI
Non possono essere
chiamati magistrati

 Nei giorni scorsi ho fatto bonariamente presente al giornalista che segue per la Gazzetta la cronaca giudiziaria, che i signori, indagati per concussione quali componenti della Commissione Tributaria di Mantova, non potevano essere definiti, come ripetutamente il giornale aveva fatto, «magistrati» e che la Commissione alla quale appartenevano, non poteva essere chiamata «Tribunale Tributario». Ho richiesto anche al Procuratore della Repubblica, che incontra i giornalisti interessati alla vicenda, di rappresentare loro l’errore commesso e mi ha assicurato di averlo fatto.
 Purtroppo ho dovuto constatare che ancora sulla Gazzetta del 31/3 gli indagati vengono definiti «magistrati» e che viene ripetuta la denominazione di «Tribunale Tributario» anche sul giornale dell’1/4. Ricordo a me stesso che possono essere chiamati «magistrati» soltanto gli appartenenti all’ordine giudiziario e che il «Tribunale» è l’organo che amministra in via ordinaria la giustizia civile e penale. Al fine di evitare che si ingenerino confusioni fra i lettori e pregiudizi all’immagine dell’ordine giudiziario, sarebbe doveroso che gli indagati fossero denominati non «magistrati», ma «componenti della commissione tributaria» e che l’organo giudicante al quale appartengono fosse chiamato «Commissione Tributaria» e non «Tribunale Tributario».
Giovanni Scaglioni

MODA E COMMERCIO
L’industria del falso
procura solo rischi

La contraffazione è un fenomeno inquietante che crea gravi ripercussioni al mercato e al consumatore. Una vera e propria piaga che non si limita più solo alla clonazione di prodotti di lusso: il giro d’affari è stimato intorno ai 7,5 miliardi di euro. Ma ciò che è più dannoso è la stretta interconnessione fra contraffazione e altri fenomeni, quali lo sfruttamento del lavoro nero, l’aumento della criminalità, il proliferare dell’economia sommersa, l’alterazione delle regole della concorrenza, i rischi per la sicurezza e la tutela dei consumatori e i mancati introiti per l’erario. L’obiettivo comune fra istituzioni, forze dell’ordine, organizzazioni di produttori e della distribuzione, consumatori si traduce in un’azione sinergica per difendere un mercato che, sotto gli attacchi della illegalità, rischia di indebolirsi ulteriormente, travolgendo i consumatori e mettendo in ginocchio le imprese che sono già penalizzate, da una profonda crisi strutturale dei consumi. E c’è un altro aspetto da considerare: la salute dei cittadini, messa a repentaglio dall’industria del falso. Tutto ciò deve essere accompagnato da altre azioni deterrenti e certamente un passo importante è anche l’impulso dato al tavolo tecnico istituito presso il ministero dello Sviluppo Economico, con il coinvolgimento delle imprese e della distribuzione. Federmodamantova-Uncom intende continuare a essere al fianco delle istituzioni e dello Stato per rafforzare la lotta alla contraffazione per la tutela delle leggi, del consumatore e delle imprese.
Carmen Zapparoli Presidente Federmodamantova-Uncom

SUZZARA
Spese cimiteriali
Il Comune che fa?

 In maggio al cimitero di Riva di Suzzara in un’area definita, verranno esumate un certo numero di salme, il lavoro verrà svolto dalla Tea spa, la quale dopo aver redatto un contratto-preventivo, lo mette a disposizione del cliente, sparando cifre elevatissime, senza che nessuno possa far nulla, in quanto l’unica preposta per tale lavoro.
 Riporto le cifre: celletta ossario 467,60 euro, spese cimiteriali 546,60 euro, totale 1013,89; il tutto per un lavoro di 30-60 minuti. In tempo di magra, come l’attuale, fanno comodo anche i defunti, tutto fa brodo e che brodo. L’amministrazione comunale di Suzzara che fa? Sta a guardare?
Aroldo Chiozzi