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Latte crudo, ora scattano i controlli

 MANTOVA. Scattano i controlli sui distributori automatici di latte crudo. I produttori hanno ancora tre giorni di tempo per apporre sulle macchine l’indicazione in rosso: «prodotto da consumarsi dopo la bollitura», così come previsto dall’ordinanza ministeriale del 10 dicembre scorso. Poi saranno i funzionari del servizio veterinario dell’Asl e i carabinieri del Nas ad accertare che gli allevatori interessati applichino la norma. L’eventuale violazione sarà punita con una multa o, addirittura, con l’immediata chiusura del punto vendita.
 Nel frattempo ci sembra doveroso chiarire ulteriormente la vicenda legata alla malattia del bambino imputata al consumo di latte crudo. Una malattia che ha visto la sua vita appesa ad un filo per settimane. I proclami o gli slogan, quando si parla di salute non servono. E non aiutano certo a fare chiarezza.
Ripercorriamo dunque le tappe di quell’episodio avvenuto lo scorso anno e che ha visto impegnato, in prima linea, il servizio veterinario dell’Asl.
 Il bambino di quattro anni, per oltre una settimana, beve latte crudo. Il piccolo comincia a star male. Una coincidenza? Nessuno può saperlo. Mamma e papà lo portano in ospedale e nel giro di pochi giorni le sue condizioni si aggravano al punto che i medici si vedono costretti a trasferirlo in una clinica pediatrica a Padova. Là vengono eseguiti tutti gli accertamenti del caso, al termine dei quali viene inviata una segnalazione all’Istituto superiore di sanità. Il sospetto è che il bambino sia stato infettato da Escherichia Coli Verocitossico, in grado di procurare gravissimi danni a livello renale. Il sospetto viene confermato dall’ente governativo che ritiene il latte come causa molto probabile dell’infenzione. Da qui l’allerta al servizio veterinario di Viadana che si mette immediatamente al lavoro. Nel giro di pochi giorni vengono infatti testate tutte le vacche della stalla che forniscono l’alimento.
 L’esito sul latte è favorevole ma nelle feci di alcuni bovini viene trovato il pericoloso batterio. La sua presenza non significa automaticamnente contaminazione del latte, in quanto l’alimento può infettarsi solo se viene a contatto con le feci dell’animale, ma giustifica una serie di precauzioni che il servizio veterinario mette immediatamente in atto.
 Il distributore di latte viene temporaneamente chiuso e, all’interno della stalla, viene isolato un pool di vacche sane, circa una ventina, che sono sottopste ad accurati controlli. Il loro latte può essere messo venduto come crudo, quello delle altre pastorizzato. Ma c’è da dire un’altra cosa. Non è detto che una vacca, oggi priva del batterio, domani non possa esserne afflitta. Per questo sono necessari assidui controlli che l’Asl ha fissato in due volte al mese. C’è infine da dire che dei due distributori presenti nel Viadanese, uno soltanto è rimasto aperto: quello di Viadana. Mentre quello di Pomponesco è stato definitivamente chiuso.