ARCHIVIO la Gazzetta di Mantova dal 2003

Quel giorno del 1871 iniziò la storia che porta al piano industriale Mps

 Anno 2008: la Banca Agricola Mantovana ne ha già consegnati 137 alla sua storia. Perché «in Mantova, questo giorno di domenica 8 del mese di gennaio dell’anno 1871 e regnando Sua Maestà Vittorio Emanuele II. Davanti a me Dottor Achille Duranti Notajo...» si costituiva la Banca Agricola Provinciale Mantovana, società anonima per azioni. Promotori Cesare Loria, Renato Gerola, Luigi Sartoretti, Giovanni Solferini e Francesco Fario, tutti con alte benemerenze patriottiche, cospiratorie o garibaldine. Erano 177 i sottoscrittori delle 800 azioni, per un valore di lire 8000: rappresentata a largo raggio la borghesia rurale oltre alla nobiltà fondiaria: Beffa Negrini, Cavriani, Gioppi, Magnaguti, Guerrieri Gonzaga e, figura di riferimento, il senatore del Regno Giovanni Arrivabene. Tornato a Mantova dopo 44 anni di esilio, il venerando conte si collocava super partes: era già stato tra i fondatori della Banca Mutua Popolare, che lo stesso notaio Duranti aveva tenuto a battesimo il 10 ottobre 1867.
 Gli azionisti iniziali erano 17. Oltre ad Arrivabene, il marchese Luigi Strozzi e il conte Cesare Bonoris, poi una signifcativa presenza ebraica (Norsa, Fano, Colorni, Berla) ma anche imprenditori e artigiani. La Mutua Popolare, che aveva aperto il suo primo sportello a Mantova, proprio nel palazzo del marchese Strozzi, in contrada Borgo Pradella, si rivelava orientata al terziario e molto ‘cittadina’: proprietà fondiaria e agricoltori non si ritenevano considerati. Così, davano vita appunto all’Agricola Provinciale «per il maggiore sviluppo e vantaggio dell’agricoltura della nostra provincia e per venire in soccorso dell’importante e numerosa classe di coltivatori delle nostre campagne». Prima sede, aperta il 10 giugno 1871, al numero 1333 della contrada di San Maurizio (via Chiassi), in palazzo Aldegatti. La scena bancaria era dominata allora dalla Cassa di Risparmio di Milano (poi Cariplo), approdata a Mantova fin dal 1823, mentre a Castiglione, dal 15 aprile 1866, operava la Banca Popolare. Non mancavano poi i banchieri privati (Gaetano Bonoris, Moisè Abramo Fano) e i cambiavalute Lazzaro Fano, Bonajuto Viterbi e Amilcare Dalla Volta. Nel 1878, il trasloco da palazzo Aldegatti ad una modesta palazzina al numero 11 della via San Giacomo (Marangoni). L’assemblea del 30 agosto 1883 deliberava la semplificazione del titolo togliendo il ‘Provinciale’: Banca Agricola Mantovana. Nell’ultimo trentennio del secolo, l’Agricola apriva sportelli nei centri maggiori del territorio ove era maggiormente presente la proprietà fondiaria (Viadana, Sabbioneta, Gonzaga, Revere, Sermide, Ostiglia) in aperta concorrenza alla Cassa milanese. Doveva superare congiunture difficili, tra alluvioni e annate siccitose, crisi della bachicoltura, durissimi conflitti sociali, crescita della concorrenza, per il proliferare delle banche popolari oltre che delle casse rurali in provincia. In via San Martino (Corridoni) era arrivata la Banca d’Italia. La sede, in affitto, di via Marangoni non poteva bastare e così, nel 1894, poteva occupare il nuovo edificio di sua proprietà, in corso Vittorio Emanuele 13, costruito sull’area del ‘Palazzo del Diavolo’. L’Agricola e la Popolare sopportavano il peso dei finanziamenti alle grandi opere di bonifica e, nel primo trentennio del ’900, dovevano assumersi impegni per pressioni politiche e far fronte alla grande crisi del 1929, con le tante aziende e banche in dissesto. Contraccolpi negativi i due Istituti subivano dal crac dell’Unione Bancaria Nazionale e tornava attuale il progetto, affiorato e accantonato già nel 1882. L’assemblea straordinaria del 4 dicembre 1932 deliberava la fusione: dopo 65 anni, la Mutua Popolare veniva incorporata nella Banca Agricola, da allora dominante nell’economia della provincia. Dopo il fondatore Giovanni Arrivabene, personaggi di rilievo alla presidenza il senatore Cesare Gioppi, per un ventennio, fino al 1919, quando gli succedeva il senatore Ugo Scalori, in carica fino alla morte nel 1937. Dopo di lui, l’onorevole Carlo Buttafochi, questore della Camera, presidente della Popolare di Poggio Rusco. Figure di rilievo nazionale durante il fascismo, in particolare Scalori, già sindaco di Mantova, deputato, sottosegretario nel 1919, presidente della Bnl. Dal 10 giugno 1940, la tragedia della guerra, poi la caduta del fascismo, l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’occupazione nazista, la Repubblica Sociale Italiana. Il susseguirsi degli allarmi aerei e i primi bombardamenti del ’44 obbligavano a ridurre l’orario di sportello a sole 2 ore, dalle 9 alle 11 ed a sfollare parte dei servizi al Dosso, nell’ex-magazzino di formaggi Cantarelli. Le crescenti difficoltà nelle comunicazioni avevano indotto la direzione, dal dicembre 1944, ad istituire una sub-direzione per la Destra Po a Quistello. Veniva il 25 aprile 1945, con il ricambio totale del cda e nella direzione. Nel 1949 poteva essere recuperato palazzo Strozzi, occupato in precedenza dalle Brigate Nere e dalla tipografia che aveva stampato il quotidiano ‘la Voce di Mantova’, poi ‘Mantova libera’ e i settimanali di partito. Solenne inaugurazione, il 10 aprile, presente il ministro del Tesoro Giuseppe Pella.
 Gli anni tra il 1967 e il 1997 dovevano essere segnati dal passaggio dell’Agricola dalla dimensione provinciale ad una ben più ampia e articolata. La presidenza dell’avvocato Giuseppe Boni, ultraventennale, coincideva con a celebrazione (19 giugno 1971) del centenario: gli sportelli erano 80, soltanto 10 dei quali fuori provincia. Venivano aperti uffici di rappresentanza a Milano, a Roma e con il Gruppo Nord Est a Londra. Nel gennaio 1978 era entrato in consiglio Piermaria Pacchioni, presidente dell’Assindustria: 8 mesi dopo diventava vicepresidente e poi al vertice della banca, dal 1980 (ma, per la malattia dell’avvocato Boni, dalla prima metà del ’79 aveva operativamente ricoperto la carica). L’espansione assumerà un ritmo particolarmente accelerato dal 1987, con l’ufficio di Hong Kong. Poi le incorporazioni vere e proprie: nel settembre 1988 la Banca Operaia di Bologna e nel 1993 Cooperbanca di Reggio. Salto di qualità strutturale, nel 1985, con la costruzione del Centro servizi, in via Grossi: dopo la storica Cartiera Burgo di Pier Luigi Nervi il più rilevante esempio di edilizia civile e dei servizi, opera dello studio d’architettura B & A di Milano. Passo successivo per le acquisizioni nel 1994 a Firenze con la Banca C. Steinhauslin & C., ceduta dall’austriaca Credidanstalt Bankverein. Tra la fine del 1995 ed i primi mesi del ’96, altre due operazioni: 51% della Popolare della Marsica di Avezzano, presente anche a Frosinone ed a Roma, quindi il 90% della Popolare di Abbiategrasso. Nello stesso periodo, incorporata la già controllata Banca di Credito di Suzzara, che esisteva dal 1880. Nello slancio della crescita, già dal febbraio 1987 l’Agricola si era affacciata a piazza Affari, con la quotazione al Ristretto; il 10 novembre 1994 invece, esordio sul mercato ufficiale: per la prima volta il titolo appariva sui listini della Borsa, presentato dal presidente Pacchioni e dal direttore generale Marcello Melani. Dal 1980 le assemblee si erano animate con contrapposizioni di liste elettorali. Dopo la quotazione in Borsa, nascevano l’Associazione piccoli azionisti, il Comitato soci, il Codibam (dipendenti-soci). Il gruppo Bam suscitava interesse, manifestato dal Monte dei Paschi, che il 10 settembre 1998 prospettava un’alleanza strategica. L’offerta, analizzata in palazzo Strozzi e accettata, si traduceva nell’Opa e in un accordo-quadro, che prevedeva la costituzione della Fondazione. L’Opa si concludeva il 15 gennaio 1999 con l’adesione del 95,7% delle azioni (valutate 35mila). Iniziava l’era-Mps.